Marat Kazei: un ragazzo decorato postumo

A 13 anni divenne il figlio del reggimento. Dopo la morte della madre si unì ai partigiani e si mise a combattere coraggiosamente al fianco degli uomini adulti. Non riuscì tuttavia a vivere abbastanza per poter vedere la vittoria.

 
PARTIGIANO BIELORUSSO: L’INFANZIA LASCIATA ALLE SPALLE

Marat Kazei venne al mondo il 10 ottobre del 1929 nel villaggio di Stankovo, situato nel distretto di Dzerzhinsk nella Bielorussa sovietica. Il padre, Ivan Georgievič, per dieci anni prestò servizio nella Flotta del Baltico ed era un ardente seguace delle idee bolsceviche. La madre, Anna Aleksandrovna, era anche lei una comunista convinta. La figlia Ariadna ed il figlio Marat vennero entrambi educati nello spirito del movimento rosso. Ivan Georgievič aveva dato il nome al suo discendente proprio in onore della corazzata “Marat”, presso la quale aveva prestato servizio.

Nonostante l’attivo sostegno al potere sovietico, la famiglia non fu risparmiata dalle azioni repressive. Ivan Georgievič, insegnante ai corsi di formazione per guidatori di trattore e presidente del Tribunale dei compagni (1), fu accusato di “sabotaggio” (2). Nel 1935 venne arrestato e mandato in esilio in Estremo Oriente nella città di Birobidzhan. Luogo nel quale morì poco tempo dopo. Successivamente le autorità raggiunsero anche Anna Aleksandrovna. Venne accusata di “trotskismo” sebbene fosse membro della Commissione elettorale per le elezioni del Soviet Supremo dell’Unione Sovietica. La arrestarono per due volte ma fu comunque in grado di dimostrare la propria innocenza. Malgrado tutto questo, Anna Aleksandrovna continuò il suo sostegno al regime sovietico.

Марат Казей.
Marat Kazei

 

Scoppiò la Grande Guerra Patriottica (3). Anna Aleksandrovna iniziò a prendere parte alle attività partigiane clandestine a Minsk. Nascondeva i soldati in casa sua e curava i feriti. Nel 1942 i fascisti lo scoprirono. La donna fu arrestata e poco dopo giustiziata. Per i figli, rimasti orfani, non ci fu altra scelta, andarono dai partigiani e si unirono ad una formazione intitolata all’anniversario del 25 ottobre (4). Ebbe termine così la loro infanzia ed iniziò la dura vita militare.

L’attività di combattente di Ariadna si concluse già l’inverno del 1943. I partigiani sfondarono l’accerchiamento e la ragazza subì un grave congelamento degli arti inferiori. Fu sottoposta ad una visita nella quale si evidenziò la necessità di amputare i piedi. I partigiani volevano inizialmente mandarla in ospedale, ma le condizioni della ragazza andavano peggiorando rapidamente e presero pertanto la decisione di eseguire l’intervento chirurgico sul posto. Fu solo alla metà di giugno che Ariadna venne evacuata. Vale la pena di dire, guardando avanti agli anni che seguirono, che riuscì a sopravvivere. Divenne insegnante benemerita della Bielorussia sovietica e ricevette l’onorificenza di Eroe del lavoro socialista. E’ morta nel 2008.

Марат Казей с сестрой.
Marat Kazei con sua sorella

 

Proposero a Marat di essere evacuato insieme alla sorella, ma lui rifiutò e rimase insieme  ai partigiani. Gli uomini adulti apprezzavano il ragazzo per il coraggio, la destrezza e l’intraprendenza. Più di una volta Marat riuscì ad introdursi di soppiatto nelle guarnigioni tedesche ritornando sempre con un bagaglio di preziose informazioni. Non capitava solamente che lo mandassero in missione esplorativa. Il ragazzo partecipava alle attività di sabotaggio ma anche agli scontri sul campo contro gli hitleriani. Neanche le ferite riuscirono a fermarlo. Marat divenne l’esploratore militare del centro direttivo della 200a brigata partigiana Rokossovskij.

 

L’ULTIMA BATTAGLIA DEL GIOVANE PARTIGIANO

Nella primavera del 1943, nei pressi del villaggio di Rumok, gli hitleriani riuscirono ad accerchiare il distaccamento partigiano Furmanov. Non vi era speranza di salvezza dal momento che i nemici erano in superiorità numerica. Il ragazzo fu tuttavia capace di aprirsi un varco attraverso il drappello dei partecipanti alla spedizione punitiva e di raggiungere la formazione partigiana che si trovava poco lontano. I rinforzi arrivarono in tempo. Lo sforzo congiunto sbaragliò l’offensiva nemica.

Questo avvenimento, come molti altri, non passò inosservato. Alla fine del 1943 Kazei ricevette infatti le medaglie “Per il valore militare” e “Per il coraggio” e fu anche premiato con l’Ordine della Guerra patriottica di prima classe (5). Eppure all’epoca aveva appena 14 anni.

Ma nella primavera del 1944 la vita del giovane partigiano si concluse tragicamente. Nel mese di maggio Kazei rientrava da una missione esplorativa insieme a Mikhail Larin, il responsabile dell’attività di ricognizione del centro direttivo della brigata partigiana. Poiché erano in viaggio già da molto tempo, il comandante prese la decisione di fermarsi al villaggio di Khoromitskie. Era necessario riposare e contemporaneamente incontrare Viktor Kukharevič, un uomo di collegamento dei partigiani.

Памятник Казею.
Monumento a Marat

 

Larin si recò all’incontro mentre Marat fece una breve visita a dei suoi conoscenti che vivevano in questo villaggio. Inaspettatamente iniziò una sparatoria, la località fu circondata dai membri dell’unità speciale punitiva “Dirlewanger”(6) con l’appoggio delle forze di polizia (7).

MIkhail tentò di sviare su di sé l’attenzione degli hitleriani per dare modo a Marat di scappare e chiamare  rinforzi. Ma il piano fallì poiché Larin fu ucciso quasi immediatamente. Ciononostante Marat riuscì a sfuggire all’accerchiamento e a raggiungere il margine del bosco. Aveva però terminato le munizioni e gli erano rimaste solamente due granate. I tedeschi nel frattempo si avvicinavano sempre di più. Marat era consapevole del fatto che avrebbero voluto catturarlo vivo per ottenere informazioni sul distaccamento partigiano. Questo significava che sicuramente avrebbe subito torture e sarebbe andato incontro ad una morte atroce. Kazei attese che i tedeschi si avvicinassero il più possibile, quindi fece esplodere la granata. Il giovane partigiano rimase ucciso. I partigiani udirono i colpi d’arma da fuoco e le esplosioni. Poco dopo arrivarono in prossimità del villaggio e respinsero l’assalto  dei membri della spedizione punitiva e della polizia.

Inizialmente il ragazzo venne seppellito nel villaggio di Khoromitskie. Fu solo dopo la fine della guerra che i resti furono trasferiti a Stankovo, il suo villaggio natale.

A Marat 21 anni dopo fu conferita la più alta onorificenza. Nel 1965 venne insignito postumo del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica. Poco dopo a Minsk fu eretto un monumento in memoria del giovane partigiano. In suo onore sono state intitolate strade in tutta l’URSS ed alcune scuole portano il suo nome.

 

 

(1) Organo concepito per svolgere una funzione più persuasiva che coercitiva. Era composto da volontari e svolgeva la propria attività in modo del tutto informale.

(2) Ai sensi dell’articolo 58 del codice penale della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, che punisce le cosiddette “attività controrivoluzionarie”, il sabotaggio controrivoluzionario è la cosciente non esecuzione o deliberata imprudenza nel compiere i propri doveri con lo scopo di sabotare le attività statali.

(3) Nome sovietico (Velikaya Otechestvennaya voina) dato al conflitto combattuto contro la Germania nazista durante la seconda guerra mondiale.

(4) Il 25 ottobre (del calendario giuliano) del 1917. Giorno dell’avvio dell’insurrezione a Pietrogrado, passaggio decisivo della Rivoluzione russa iniziata a febbraio dello stesso anno.

(5) Onorificenza dell’Unione Sovietica creata, nel maggio del 1942, per ricompensare gli atti eroici dei combattenti durante la seconda guerra mondiale. L’ordine si divideva in prima e seconda classe a seconda del grado di merito dell’azione.

(6) Unità comandata da Oskar Dirlewanger, costituita da Himmler con lo scopo di contrastare i movimenti partigiani nei paesi occupati. Questa aveva una composizione estremamente eterogenea e tra gli altri vi erano al suo interno anche condannati per reato e malati psichici. Verso la fine del 1942 Dirlewanger ed i suoi uomini si spostarono in Bielorussia. Nello svolgimento della propria attività egli si macchiò di delitti, stragi e saccheggi di inaudita violenza. Persino le SS trovarono poco conveniente la brutalità di Dirlewanger ed aprirono un’inchiesta interna che tuttavia non portò ad alcuna incriminazione.

(7) Il termine utilizzato (polizai) ha un significato dispregiativo e fa riferimento in modo specifico agli agenti di polizia reclutati tra la popolazione locale durante l’occupazione tedesca dell’URSS.

 

FONTE: https://diletant.media/articles/45301109/?utm_medium=sborniki, 27.12.2020 – di Pavel Zhukov, Traduzione di Camilla Gentile

 

Camilla Gentile

Mi sono avvicinata alla lingua russa in modo del tutto inatteso quando, terminati gli studi alla facoltà di giurisprudenza, sono andata a vivere all’estero. La possibilità di abitare in vari paesi molto diversi fra loro mi ha offerto una magnifica occasione per conoscere culture e tradizioni di altri popoli e studiarne le lingue. Kiev è stata una tappa del mio percorso ed il luogo nel quale ho scoperto la mia passione per il russo.