L’apertura della metropolitana di Mosca in 15 foto

I primi passeggeri, la scomparsa dei vetturini, la ricerca delle scale mobili, il logo “M”. Parliamo degli eventi che hanno accompagnato la costruzione e l’apertura della metropolitana di Mosca.
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All’ingresso della stazione della metropolitana “Dzeržinskaja” (ora “Lubjanka”). 1935. Guaglione / pastvu.com

L’idea di costruire una metropolitana a Mosca nacque nel 1875, 12 anni dopo l’apertura della prima metropolitana al mondo a Londra. Ma l’idea del trasporto sotterraneo causò il malcontento della chiesa e, inoltre, era ritenuto economicamente inopportuno. Negli anni successivi, gli ingegneri proposero diversi progetti di costruzione della metropolitana, ma nessuno di questi venne realizzato. Eppure, il termine stesso “metropolitana di Mosca” si affermò nella stampa già all’inizio del XX secolo. Nel 1914, l’azienda dolciaria “Ejnem” pubblicò la famosa serie di cartoline “Mosca nel XXIII secolo“, su una di queste era raffigurata la piazza Lubjanskaja nella Mosca del futuro, lungo la quale passava la linea della metropolitana. Sul retro c’era scritto:

“Serata serena. Piazza Lubjanskaja. Linee chiare di aerei luminosi, dirigibili e vagoni disegnano il cielo blu. Da sotto il ponte della piazza partono lunghi vagoni della metropolitana di Mosca”.

La cartolina si rivelò profetica: nel 1935, venne davvero aperta la stazione “Dzeržinskaja” (dal 1990 “Lubjanka“).

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Perlustrazione del suolo per la metropolitana. Primi anni ’30. © Ullstein Bild / Getty Images

Nella prima metà degli anni ’20, le autorità di Mosca si resero conto che la città aveva bisogno della metropolitana. La popolazione della città aumentò rapidamente e la rete di tram non riusciva a far fronte al flusso di passeggeri. La progettazione della metropolitana venne discussa con compagnie straniere, ma queste trattative non portarono a nulla. Nella primavera del 1931, il partito guidato da Lazar’ Kaganovič era giunto alla conclusione che la rete tranviaria era definitivamente superata e la città aveva bisogno di un “collegamento elettrico ad alta velocità verso le aree di nuovo sviluppo”. Già il 5 agosto 1931, il Politburo (organismo dirigente del Partito Comunista dell’Unione Sovietica) nominò capo della costruzione della metropolitana di Mosca Pavel Rottert, che gestiva la costruzione della centrale idroelettrica di Dnipro. Contemporaneamente, nel centro di Mosca iniziarono a scavare il terreno per capirne la qualità. Nella foto una delle torri di perforazione in piazza Lubjanskaja.

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Lavoratori negli scavi della metropolitana. Ottobre 1934. © Fotohronika TASS

Quando iniziò la costruzione, la domanda di lavoratori a Mosca era molto alta. I responsabili dei cantieri della metropolitana si recarono personalmente nella piazza delle tre stazioni per intercettare coloro che erano arrivati in città per lavorare. Più tardi, il Mossovet assegnò ad ogni grande impresa di Mosca la propria sezione della metropolitana in costruzione e, con queste imprese, iniziarono a dirigere i lavoratori per aiutare i costruttori della metropolitana.

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Costruzione della prima linea della metropolitana in Piazza Kropotkinskaja. 1932-1934 circa. Vitalit / pastvu.com

Alcune sezioni della prima linea da “Sokol’niki” a “Park Kul’tury” sono state costruite con un metodo aperto, per la costruzione del tunnel venne scavata una fossa. Questa foto mostra la piazza Kropotkinskaja (ora con il nome di piazza Prečistenskie Vorota) dove è stata costruita la stazione “Palazzo dei Soviet” (“Kropotkinskaja“). Questi cantieri paralizzarono parzialmente il centro della città, rendendo la vita degli abitanti di decine di case insopportabile. Alcune strade erano completamente bloccate e il rumore della costruzione non si fermava nemmeno di notte.

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Costruttrici della metropolitana. Brigata di Tat’jana Fedorova. 1936. © Bridgeman Images / Fotodom

La costruzione era così grande che, nonostante tutte le misure adottate, non c’erano abbastanza lavoratori. Pertanto, iniziarono ad essere accettate anche le donne. In questa foto una brigata di lavoratrici guidata dalla caposquadra Tat’jana Fedorova (a sinistra, qui ha solo 20 anni). Successivamente, Fedorova divenne il vicecapo della Mosmetrostroja.

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Il primo treno di prova della metropolitana di Mosca. 1934. © Universal Images Group / Sovfoto / DIOMEDIA

Il 14 ottobre 1934, il primo treno di prova, composto da due vagoni, fece un viaggio di prova da “Komsomol’skaja” a “Soko’lniki“. Successivamente, quando la circolazione era già stata aperta, i treni aumentarono a quattro vagoni e nel 1936 tutti i treni divennero a sei vagoni.

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Scala mobile in una delle prime stazioni della metropolitana. 1935 circa. metro-photo.ru

La prima apertura della metropolitana era prevista per il 7 novembre 1934, il 17° anniversario della rivoluzione. Ma non fu possibile terminare i lavori in tempo. Quando iniziò la costruzione, l’URSS non produceva le scale mobili e in tutto il mondo c’erano solo due società di scale mobili. Per 200 mila rubli d’oro, Mosmetrostroja acquistò in Inghilterra una scala mobile di prova che venne smontata e copiata per il rilascio in URSS. Nel gennaio 1935, apparvero le prime scale mobili sovietiche e, al Congresso dei Soviet di febbraio, erano già state installate in diverse stazioni.

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Da sinistra a destra: Nestor Lakoba, Nikita Kruščev, Lavrentij Berija e Agasi Hanžjan nel vagone della metropolitana di Mosca. 1935. © RIA «Novosti»

I primi passeggeri a tutti gli effetti della metropolitana, che non era ancora aperta ai comuni cittadini, furono i delegati del VII Congresso dei Soviet di tutta l’Unione. Scesero in metropolitana il 6 febbraio 1935 alle 11 del mattino. “Komsomol’skaja Pravda” scrisse:

“Già molto prima della partenza alla banchina della stazione “Piazza Crimea” (ora Park kul’tury) ci sono quattro treni, quattro vagoni ciascuno. <…> I primi ad entrare nel vagone, un po’ incerti, sorridenti e guardandosi intorno, sono il delegato del congresso, il kolhoznik Zaharcev dal distretto di Iževsk e il kolhoznik Kosterov dal distretto di Volokolamsk. Stanno osservando il vagone. Guardano le ampie finestre con i vetri a specchio, le poltrone in pelle, i corrimani in nichel, i divisori in vetro, le porte con guarnizioni di gomma”.

Lo stesso giorno, Lavrentij Berija, Nikita Kruščev, il primo segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista d’Armenia Agasi Hanžjan e il Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo dell’Abcasia Nestor Lakoba, scesero in metropolitana. Gli ultimi due saranno uccisi l’anno successivo nel 1936, come comunemente si crede, per ordine di Berija.

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Lavori di costruzione presso la stazione “Palazzo dei Soviet”. 1935. Vitalit / pastvu.com

Questa foto, scattata il 30 gennaio 1935 alla stazione “Palazzo dei Soviet” mostra la finitura finale dell’ingresso. Il rivestimento delle stazioni con marmo e granito distingueva la metropolitana di Mosca dalla maggior parte delle metropolitane allora operative del mondo. La pietra venne portata da tutta l’URSS, nelle stazioni sono stati utilizzati 21.000 metri quadrati di marmo. Nel 1933, l’ingegnere e architetto Samuil Kravec, autore del progetto di diverse stazioni, scrisse:

«…deve essere fatto tutto il possibile per eliminare i pensieri sul mondo sotterraneo. <…> C’è la voglia di creare una tale varietà nell’architettura delle stazioni in modo tale che i passeggeri possano capire facilmente dove si trovano. <…> E per confondere, ad esempio, la stazione “Biblioteca di Lenin” con “Ohotnij Rjad”, bisognerà essere proprio un eccentrico pazzo».

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Stazione della metropolitana “Krasnye vorota”. Cartolina con una riproduzione della fotografia di Georgij Petrusov. 1935 circa. pastvu.com / © Georgij Petrusov

Lazar’ Kaganovič, il più stretto collaboratore di Stalin, assunse la piena guida della costruzione della metropolitana di Mosca. I costruttori lo chiamavano “il primo caposquadra”: Kaganovič girava quasi ogni giorno per i cantieri. La metropolitana in costruzione fu percepita come una creazione di Kaganovič, e, dopo l’apertura, le fu dato il suo nome. Quando i tedeschi si avvicinarono a Mosca il 15 ottobre 1941, Kaganovič diede l’ordine di chiudere e distruggere la metropolitana in modo che non fosse lasciata al nemico. Il 16 ottobre, la città cadde in preda al panico e la metropolitana per la prima volta nella sua storia non venne aperta. Tuttavia, verso sera divenne chiaro che Mosca sarebbe stata in grado di difendersi e l’ordine di distruzione venne revocato.

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I costruttori della metropolitana nel vagone di uno dei primi treni. Foto di Ivan Šagin. 1935. © Ivan Šagin / Hulton Archive / Getty Images

Il 15 maggio 1935 alle 6:45, la metropolitana di Mosca aprì a tutti, c’erano solo 13 stazioni, da “Sokol’niki” a “Park Kul’tury“, più l’allora esistente ramo a Smolensk. I primi passeggeri, come scrissero i giornali, furono i costruttori stessi, ritratti in questa foto. Ma, nella versione del cinegiornale, dissero che il primo passeggero era stato un operaio della fabbrica “Proletario rosso“, Petr Nikolaevič Latyšev. Fu lui che avrebbe comprato il biglietto numero 1 della Serie A alla stazione “Sokol’niki“.

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Festa in onore dell’apertura del primo ramo della metropolitana di Mosca. 1935. metro-photo.ru

Lo slogan “C’è la metropolitana!“, che si vedeva all’apertura della metropolitana di Mosca, nacque all’inizio del 1935. Era una scritta in forma propagandistica realizzata a mano e si poteva trovare nel centro di Mosca, inoltre, lo slogan venne posto su una serie di manifesti e alla fine dell’inverno del 1935, subito dopo la visita della metropolitana in costruzione dei delegati del VII congresso dei Soviet, venne girato l’omonimo documentario.

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Baracchino all’ingresso nord della stazione della metropolitana “Ohotnij Rjad”. 1935. © Leonid Velikžanin / Fotohronika TASS

Decine di migliaia di persone visitarono la metropolitana il primo giorno, ma la maggior parte lo fece per curiosità e nei giorni successivi il numero di passeggeri diminuì. Anche se all’inizio della guerra furono costruite altre due linee della metropolitana, la situazione dei trasporti a Mosca migliorò leggermente e la metropolitana non divenne il principale mezzo di trasporto perché serviva solo una piccola parte della zona centrale della città. Verso l’inizio della Grande Guerra Patriottica, la metropolitana trasportava solo il 14% dei passeggeri, il 70% viaggiava in tram, l’8% in autobus e filobus. Molti percepivano la metropolitana come intrattenimento, e non c’è da meravigliarsi: agli ingressi delle stazioni, come nel teatro, c’erano baracchini con snack, dolci e gelati.

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Vetturino alla stazione “Komsomol’skaja”. 1935. Duche / pastvu.com

Questa famosa foto del 1935 raffigura la piazza “Komsomol’skaja“, adiacente alla stazione ferroviaria Jaroslavskij (a quel tempo si chiamava “Severnyj“). Nei primi mesi dopo l’apertura della metropolitana, i vetturini aspettavano i passeggeri alle stazioni, ma, secondo i contemporanei, la maggior parte dei moscoviti li percepiva già come qualcosa di molto poco moderno. Se nel 1931, quando iniziò la costruzione della metropolitana, a Mosca c’erano più di 2.000 vetturini, nel 1938, quando finì la costruzione della seconda linea della metropolitana, ne erano rimasti meno di 50.

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Ingresso della stazione della metropolitana “Kirovskaja” (“Čistye prudy”). Anni ’30. Danushka / pastvu.com

Il logo a forma di “M” apparve in tutte le entrate poco prima dell’apertura. Venne annunciato un concorso di tutta l’Unione per il miglior logo: il vincitore avrebbe ricevuto 2000 rubli. 97 persone risposero alla proposta ma il finalista non venne mai scelto, i quattro partecipanti vennero premiati con premi d’onore. Non si sa esattamente chi abbia inventato il logo “M“, o l’architetto Ivan Taranov, che progettò le prime stazioni della metropolitana, o Samuil Kravec.

 

Fonte Arzamas.academy, 15/12/2017 – di Mihail Kazinik, traduzione di Giada Sanseverino

Giada Sanseverino

Nata a Milano nel 1994. La mia passione per questo paese così affascinante e sconfinato nasce durante gli studi universitari alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere e si intensifica grazie a diversi periodi di studio e volontariato in Russia ed Estonia. Traduco per passione, adoro mangiare i bliny, amo il freddo estremo e i lunghi viaggi in treno.