Recensione di “Anime baltiche”, di Jan Brokken

Recensione di "Anime baltiche", di Jan Brokken

In Anime baltiche lo scrittore olandese Jan Brokken ripercorre le lunghe strade che dai fitti boschi portano fino al Mar Baltico, narrandoci lungo il viaggio le storie incredibili di quelle terre

Recensione a cura di Paola Ticozzi

«Era una vera anima baltica, il conte: un emarginato nel suo stesso mondo, uno sradicato che non voleva affatto esserlo, un mite derisore che cercava di nascondere quanto soffriva a essere rifiutato, e che al tempo stesso amava follemente il mondo in cui era cresciuto.»

 

Anime baltiche è un viaggio su carta, un concentrato di storia e cultura mondiale che si addice a chiunque ami rintracciare il filo rosso del nostro passato. È uno strumento prezioso per ripercorrere e comprendere realtà stratificate e ferite ancora aperte, come la forte ostilità che contrappone Paesi baltici e Federazione Russa.

Nel puro stile di Jan Brokken, autore di altri pregevolissimi viaggi cartacei, primo tra tutti Bagliori a San Pietroburgo, il lettore viene accompagnato a conoscere Tallinn, Riga e Vilnius, ma anche i loro dintorni meno conosciuti, attraverso la storia dei cittadini più rappresentativi e delle peculiarità architettoniche e naturali delle città.

Con il suo premuroso ritratto, l’autore dimostra che per quanto sottovalutata, la storia dei Paesi baltici è un insieme unico di storia nazionale e internazionale, di cultura e di lotta per l’emancipazione e per questo dovrebbe essere considerata retaggio universale. Tra le personalità che vi sono nate e che sono maturate in un’epoca di guerra, persecuzioni e privazioni si annoverano Hannah Arendt, Mark Rothko e Romain Gary, le cui vicende personali sono tratteggiate in un tono familiare e intimo.

Anime baltiche
Anime baltiche, traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo. Iperborea, 2014

In dodici capitoli, le vite dei vari protagonisti sono presentate sullo sfondo di un panorama storico nel quale a ricevere maggiore attenzione non sono i macroeventi, bensì gli episodi apparentemente di minor portata, i singoli punti di sutura, responsabili del maggior impatto sulla memoria storica dei popoli baltici. Il periodo preso in considerazione abbraccia tutto il Novecento: dalle due rivoluzioni russe alla guerra civile, fino alla Seconda guerra mondiale e alla Guerra Fredda.

L’autore restringe l’inquadratura e si concentra sui dettagli, osservando così da vicino sezioni dell’esercito responsabili di specifiche operazioni militari, spesso di invasione, da parte di Russia, Germania e Polonia. Ma anche manifestazioni di protesta per rivendicare diritti umani inalienabili. È interessante notare che nella prospettiva di Brokken il passato viene considerato uno strumento in grado di aiutare a capire il futuro, e non il solco premonitore di un percorso destinato a ripetersi.

In questo poetico puzzle in cui ogni tessera racconta una passione, un’illusione infranta o una profonda nostalgia dei cittadini meritevoli di un cruciale ma dimenticato pezzo di Europa, la Russia è un personaggio fondamentale: fonte di ispirazione e di risentimento, alleata e nemica, meta a cui aspirare per una crescita professionale o pesante eredità da cui prendere le distanze.

Non possono mancare ovviamente citazioni letterarie dei suoi immensi autori, tra cui spiccano Anna Achmatova, Ivan Turgenev, Anton Čechov, Lev Tolstoj e Fëdor Dostoevskij. In sintonia con la passione personale dell’autore è presente anche un ampio omaggio alla tradizione musicale russa, arricchita dal contributo di personalità quali Čajkovskij, Rachmaninov, Prokof’ev e Šostakovič. Da ultimo, in omaggio al cinema russo, il terzo capitolo del libro è dedicato al leggendario cineasta Sergej Ejzenštejn.

Arvo Part
Il compositore estone Arvo Pärt

La ricchezza di riferimenti culturali in cui il lettore si imbatterà nel corso della narrazione comprende molti altri nomi, meno conosciuti, che meritano però di essere osservati con rinnovata attenzione. A questo proposito, consiglierei di leggere la recensione ascoltando le note di Für Alina e Spiegel im Spiegel di Arvo Pärt: aiuteranno a creare la giusta atmosfera!

In conclusione, Anime baltiche dovrebbe far parte delle letture di chi vuole conoscere davvero la Russia, per andare oltre la bellezza dei suoi tratti più evidenti e cercare di coglierne la complessità, ma anche per tutti coloro che si sono sentiti oppressi da limitazioni ben più profonde di quelle spaziali e che hanno bisogno di un invito per ripartire, magari iniziando anche solo a viaggiare attraverso le pagine di un libro come questo.

 

Nella mia memoria sono rimasti impressi i boschi dell’Estonia, come una zona d’ombra tra l’est e l’ovest o tra il nord e il centro dell’Europa. E i campanili delle chiese di Pärnu, quelli luterani a punta e quelli russo-ortodossi a cipolla. E le case di legno, le cui persiane nascondevano tanta storia. Il viaggio che per caso mi aveva portato in una piccola città portuale del golfo di Riga, risvegliò la mia curiosità per quei paesi situati nell’angolo meno definito d’Europa. La calma del Baltico, l’orgoglio dei baltici, quella fierezza che Huig, con l’occhio accorto dell’uomo di mare, aveva saputo cogliere con tanta sicurezza al primo sguardo mi hanno dato voglia di saperne di più. L’orgoglio non ha niente a che vedere con il nazionalismo, lo sciovinismo o l’arroganza. Essere orgogliosi del proprio paese significa credere in tutto ciò che lo rende speciale, diverso, unico. Significa avere fiducia nella propria lingua, nella propria cultura, nelle proprie capacità e nella propria originalità. Quest’orgoglio è la sola risposta adeguata alla violenza e all’oppressione.

Paola Ticozzi

Nella rete di casualità e cambi di rotta che mi contraddistinguono ci sono due costanti: la letteratura russa e Mosca. La traduzione è il ponte di collegamento tra questi poli di attrazione e la mia vita quotidiana. Il tutto con un pizzico di goffaggine.