Il Nobel della discordia

«Il Nobel della discordia»: come hanno reagito in Russia all’assegnazione del premio a Muratov

 

Il premio Nobel della pace del 2021 è stato assegnato al direttore di «Novaja Gazeta» Dmitrij Muratov e alla giornalista filippino-americana Maria Ressa «per i loro sforzi nel salvaguardare la libertà di espressione, che è una condizione preliminare per la democrazia e la pace». La decisione del Comitato Nobel ha provocato una reazione contrastante da parte dei giornalisti russi e dei personaggi pubblici. Alcuni di loro hanno visto in questa scelta un retroscena corrotto e il desiderio di non “irritare” il Cremlino. Dopo l’annuncio del vincitore tra i candidati al premio Nobel per la pace le autorità russe hanno aggiunto altri nove giornalisti e altre tre organizzazioni alla lista degli “agenti stranieri”.

 

Il regista ucraino ed ex detenuto politico Oleg Sencov: «Mi congratulo con Dmitrij Muratov, il direttore di ‘Novaja Gazeta’, probabilmente l’ultima testata russa indipendente, per l’assegnazione del premio Nobel per la pace!»

Il politologo e giornalista Kirill Rogov: «Sarei stato molto contento se il premio fosse stato assegnato ad Aleksej Naval’nyj, che senz’altro appare oggi come l’uomo politico dell’anno in tutto il mondo. Non voglio semplificare la logica dell’interpretazione del comitato Nobel. La dittatura russa non appartiene affatto al gruppo delle dittature più repressive, e la severità del conflitto politico nel Paese, in generale, appare abbastanza contenuta. Non si tratta del fatto che Naval’nyj non è Wałęsa, ma la differenza sta nel fatto che dietro a Naval’nyj non c’è niente di paragonabile a quella che era ‘Solidarnost’’.

E mi sembra davvero sbagliato contrappore Naval’nyj a Muratov. Voglio ricordare non solo il ruolo che ‘Novaja Gazeta’ svolge nel panorama giornalistico russo, ma anche il ruolo che svolge nella lotta contro la violenza nel Caucaso del Nord e nelle colonie e prigioni russe. Mi sembra che proprio questi aspetti siano stati fondamentali per il Comitato. Così come lo è stata l’impressionante lista dei giornalisti di questa testata, uccisi per il loro lavoro. Questo è un premio un po’ diverso, e riguarda qualcosa di differente rispetto a quello che si aspettavano in Russia, ma non per questo meno importante.

Questo premio, in un certo senso, è un compromesso. Io non so quali considerazioni ci siano state dietro le quinte di questo compromesso, ma vedo una logica e un contenuto. Mi dispiace che il premio non sia stato dato a Naval’nyi, ma sono sinceramente felice che sia stato dato a Muratov. Questa è la stessa guerra».

La giornalista e attivista per i diritti umani Zoja Svetova: «Il premio conferito a Muratov è stato conferito anche alla testata di ‘Novaja Gazeta’ e nel nome di ‘Novaja Gazeta’ a tutto il giornalismo libero e indipendente che oggi da noi stanno distruggendo. Per questo mi sembra che sia molto importante che l’Occidente abbia notato, che l’Occidente abbia capito e che con l’assegnazione di questo premio faccia capire a Vladimir Putin, al Cremlino e in generale alle autorità russe, che loro sanno cosa succede, che in Russia uccidono il giornalismo e che il giornalismo ormai è diventato una professione proibita. E l’Occidente non è d’accordo.

Certo ci sembra che sarebbe stato giusto se il premio Nobel per la pace fosse stato assegnato a Naval’nyj o a Svetlana Tichanovskaja o a Marija Kolesnikovaja. Sia Naval’nyj sia Kolesnikova sono detenuti politici. Kirill Rogov ha scritto molto di questo, ha scritto che probabilmente in Occidente ritengono che in Russia non ci sia ancora una situazione tale per cui sia necessario dare il premio Nobel per la pace a un detenuto politico. Io, purtroppo, sono costretta a constatare che questi tempi arriveranno gradualmente ed è assolutamente possibile che nel prossimo futuro daranno il premio per la pace anche ad Aleksej Naval’nyj, se continuerà a stare in una prigione russa e se riceverà una condanna più lunga rispetto a quella che ha adesso. Penso che questa sia la logica della giuria. Una logica del momento. Perché il premio dato a Naval’nyj sarebbe stato legato al contesto, qui e ora. Invece, dandolo a Muratov è una sorta di premio simbolico».

Il portavoce del presidente della Federazione russa Dmitrij Peskov: «Ci possiamo congratulare con Dmitrij Muratov, lavora coerentemente ai suoi ideali, è devoto ai suoi ideali. Ha talento e ha coraggio. Certamente, questo è un valore importante. Ci congratuliamo».

L’amministratore delegato dell’agenzia di stampa internazionale «Rossija segodnja» e propagandista televisivo Dmitrij Kiselev: «Il premio Nobel per la pace è una delle nomine più controverse del comitato Nobel. Queste decisioni svalutano il premio stesso, sul quale diventa difficile orientarsi».

La giornalista e direttore esecutivo del movimento «Rus’ sidjaščaja» Ol’ga Romanova: «Se fossi stata il comitato Nobel, quest’anno avrei dato il premio a Naval’nyj. Perché c’è bisogno di un cucchiaio per mangiare e perché un uovo diventa più prezioso il giorno di Pasqua, e quindi bisogna premiare ora, non quando ormai è stato dimenticato lo stupido incidente con Amnesty International. Se fossi stata il comitato Nobel avrei premiato Muratov molto tempo fa. Ma va bene anche adesso. Muratov ha fatto molto, sta facendo e farà ancora di più ora, godendo di questo status, anche per Naval’nyj.

Il premio Nobel per la pace riguarda sempre la politica. Se ne sono tirati fuori e non hanno dato il premio a Naval’nyj, ed è un male. Lo hanno dato a Muratov, è una buona cosa.  È interessante che ora in una stessa redazione ci siano due vincitori del premio Nobel per la pace: Gorbačëv (Consiglio di amministrazione di ‘Novaja’) e Muratov.

Non soffocheranno la ‘Novaja Gazeta’. O almeno sarà più difficile sia per Kadyrov, sia per il Movimento di liberazione nazionale (NOD) e per tutte le altre canaglie. Naval’nyj dovrebbe essere libero, come tutti gli altri detenuti politici».

La giornalista di «Novaja Gazeta» Elena Milašina: «Ecco cos’ho letto: “Muratov non sostiene il governo attuale, ma lui e la sua testata non sono stati, per questo, sottoposti a una dura repressione (anche se la maggior parte dei giornalisti di ‘Novaja Gazeta’ sono stati uccisi, diciamo, in circostanze sospette)…” È una dichiarazione forte, però… Vorrei chiedere all’autore e agli altri: è poco fare una missione in Cecenia? A breve inizieranno un paio di importanti processi giudiziari. Ma allo stesso tempo chiediamo per esempio a Magomed Daudov che cosa significa per lui “dura repressione”?»

Dmitrij Muratov e il team di «Novaja Gazeta»

Il direttore del sito Carnegie.ru Aleksandr Baunov: «Molti sottovalutano quanto sia tossico il tema nazionalista per le moderne istituzioni occidentali. Sembra successo tempo fa, ma a distanza di anni gli interlocutori occidentali continuano a chiedere del nazionalismo di Naval’nyj. In un certo senso si può essere nazionalista solo una volta. Questo non interferisce con il supporto, l’empatia e i numerosi premi, ma per un premio con un messaggio umanistico, che pretende di stabilire un quadro di riferimento globale, può diventare un problema insormontabile. Inoltre Naval’nyj è un politico attivo, combattente e abbastanza giovane, ed è difficile prevedere quali strumenti userà, e il comitato Nobel ha già preso diverse decisioni affrettate. Ad ogni modo, c’è ancora una possibilità di premiarlo. Il premio Nobel non è per incoraggiare i giovani,  ma per perpetuare il merito. ‘Novaja Gazeta’ in questo senso è ben consolidata, assomiglia a un’istituzione, con un proprio credo, una linea di azione e di stile stabile, collaudata in varie condizioni; e l’anniversario dell’omicidio di Anna Politkovskaja ricorda questa istituzione».

Lo scrittore e giornalista Michail Zygar’: «“Muratov è il vincitore del Nobel” – per me è una formula di felicità. Solo questa frase mi rende felice. Tutti quelli che conoscono Dima sanno che lui è veramente una persona buona, umile e aperta. Lui è il miglior simbolo del giornalismo russo di qualità. Oggi in Russia (e nel mondo) tutti i giornalisti onesti possono dire “Io/Noi siamo Dmitrij Muratov”, perché insieme a Dima, ovviamente, sono stati premiati anche loro. Anna Politkovskaja, uccisa 15 anni fa. Tutta la redazione di ‘Novaja Gazeta’. Tutti i nuovi agenti stranieri, che continuano a lavorare come giornalisti a tutti i costi. Le redazioni di ‘Dožd’’, ‘Meduza’, ‘Važnyje istorii’, ‘Mediazona’ (tutte loro svolgono proprio queste funzioni di agenti stranieri). Tutti loro oggi hanno ricevuto il premio Nobel. Congratulazioni a tutti per il premio. Dima lo meritava e tutti lo meritano».

Il capo del gruppo internazionale «Agorà» per la difesa dei diritti umani Pavel Čikov: «Oggi in Russia il giornalismo è la professione più perseguitata dal potere. E proprio il giornalismo ha ricevuto il Nobel, il giornalismo distrutto dal potere, impunemente ucciso, impedito, dichiarato inopportuno, stigmatizzato con il marchio degli agenti stranieri, schiacciato in cause penali, rovinato da multe e da attacchi di raider. Oggi questa è la linea di confronto diretto. Proteggeremo sempre i giornalisti e la libertà di parola con tutte le forze».

L’economista e professore all’università di Chicago Konstantin Sonin: «Per la prima volta credo che la decisione del premio Nobel per la pace non sia stupida, ma corrotta. Non so, ma lo credo. I premi per la pace erano strani anche prima – quando li hanno dati a ex terroristi, a politici falliti e chissà a chi altro, o a qualcuno che lo meritava ma per il motivo sbagliato. Il presidente Obama avrebbe meritato il premio per il superamento delle barriere razziali, è stato davvero rivoluzionario, però gli è stato conferito perché “ha contribuito alla causa della pace”, questo nel primo anno di presidenza dopo una breve carriera al Senato.

Se avessero dato il premio a ‘Novaja Gazeta’ come organizzazione, allora sarebbe stato comprensibile. Io non lo avrei fatto, ma lo avrei capito. Ma Dmitrij Muratov è una figura di una portata assolutamente inappropriata, la fama di ‘Novaja Gazeta’ è legata ad altre persone di un’altra portata. (Per massima trasparenza: ho un piccolo conto personale con il redattore del giornale, che ha pubblicato dei materiali con il mio cognome con la lettera minuscola. Tuttavia poi si è scusato dicendo che gli era stato imposto dal proprietario del giornale Lebedev. Beh, ho lasciato perdere).

Se qualcuno ha escogitato questo piano – dare il premio a una persona leale che viene dalla Russia affinchè non venga dato a Naval’nyj o a qualcun altro dei detenuti politici o degli emigrati politici – è un colpo diabolicamente sofisticato al nostro Paese, al nostro presente e al nostro futuro. Se qualcuno lo ha organizzato sotto forma di compromesso, del tipo prendiamoci cura di questi russi ma non “svegliamo il can che dorme”, sarebbe ancora più stupido».

Il politico e leader del partito «Jabloko» Grigorij Javlinskij: «Nel nostro Paese pochi conoscono i meriti di Dmitrij Muratov. Ma ora tutti ne sono venuti a conoscenza, non solo in Russia ma in tutto il mondo. Il direttore di ‘Novaja Gazeta’ è stato insignito del premio Nobel per la pace. Muratov è diventato il terzo a ricevere questa onoreficenza nel nostro Paese, dopo Sacharov e Gorbačëv. E lo ritengo giusto.

È Muratov che ha preservato ‘Novaja Gazeta’ come l’ultimo bastione di giornalismo onesto in Russia. È Muratov che già da molti anni salva i giornalisti da minacce di morte. È Muratov, che letteralmente con le proprie mani e rischiando costantemente le propria vita, protegge la libertà di parola nel nostro Paese.

Mi congratulo con Dmitrij Andreevič per il premio ottenuto!

PS: E ovviamente è bello che il vincitore del Nobel del 2021 Dmitrij Muratov sia da molto tempo un membro del  partito ‘Jabloko’».

Il politologo Fëdor Krašeninnikov: «In Russia regna la libertà. Lo spietato investigatore e il direttore del giornale più oppositore vive tranquillamente a Mosca. Le voci sulla persecuzione dei media indipendenti e dei critici del potere sono troppo esagerate. Il principale problema della Russia, come ha detto il Sig. Muratov nella sua recente rubrica, è l’intellighenzia moscovita che vota per gli stalinisti. Tali conclusioni derivano dalla decisione del comitato Nobel.

PS: Ma soprattutto – nel prossimo futuro nessun russo riceverà il premio Nobel. Un grande successo del Cremlino, devo dire».

Il direttore della stazione radiofonica «Echo Moskvy» Aleksej Venediktov: «Un post separato per gli stronzi. Dmitrij Muratov non ha mai sostenuto il voto elettronico, abbiamo litigato furiosamente per questo, ‘Novaja Gazeta’ con forza ha criticato il voto elettronico a distanza. Ma per lui l’ingiustizia è sempre l’obiettivo da colpire. Così ha sempre agito in ogni cosa.

Spero che Aleksej Naval’nyj si congratulerà con Dmitrij Muratov per il premio Nobel per la pace. E che questo zittirà gli stronzi che imprecano contro direttore dell’eccellente ‘Novaja Gazeta’».

Il poetra Andrej Orlov:

Muratov è ora un agente straniero!

L’orologio ha battuto le notizie:

Vive non di stenti, ma della fottuta elemosina

Del premio Nobel.

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Lo scrittore Boris Minaev in esclusiva per The Insider:

«Muratov rappresenta quel raro tipo di russo che mi piace molto – è quel russo che ha tutto, diamine, gli gira tutto bene. Queste persone naturalmente ci sono anche oggi nella nostra difficile realtà, ma sono essenzialmente giovani cresciuti in un’economia di mercato e sono per lo più bravi a fare un certo tipo di affari, anche se non solo questo. Ma da dove viene questa capacità del redattore del dipartimento della vita del Komsomol e poi del dipartimento della ‘Komsomol’skaja pravda’? Da dove viene questo talento tipico del mercante a organizzare un affare così che riceva un’enorme spinta dall’interno e vada avanti da solo? Da dove viene questa chiara comprensione dei miei coetanei, cresciuti con Brežnev e Chruščëv e che guardavano in tv le olimpiadi del 1980, di come e con chi non si può mai fare un affare? Da dove viene questa lucidità di Dima per la costruzione di un sistema, nel senso più ampio della parola? No, lui non è un manager e non è neanche un imprenditore, ma è il fondatore di un giornale, come se fosse un’istituzione. Da dove viene questo suo talento così sorprendente con il potere degli anni ’90 e del 2000 e a maggior ragione ora, che sono quasi ai ferri corti?

La cosa più importante non è che Muratov ha costruito un giornale nuovo (‘Novaja Gazeta’), e che con il giornale ha preservato il vecchio formato del giornale popolare di carta per l’intellighenzia, ma che mentre lo stava costruendo, quasi tutte le pubblicazioni a lui simili sono morte (anche se formalmente alcune sono ancora vive): è morta ‘Literaturka’, sono morte ‘Isvestija’, ‘Obščaja’, è morta ‘Ogonek’, è morta ‘Komsomolka’ (giornale per l’intellighenzia), e molte altre. Ma tutti questi spiriti, fantasmi d’un tratto e senza preavviso sono risuscitati e si sono incarnati in una sola testata.

Mentre il giornale per tutto il tempo e per tutti questi trent’anni è cresciuto, rivivendo tutte le crisi proprie anche degli altri media, ora è una struttura enorme, complessa, e con molti obiettivi, che ha decine di corrispondenti, importanti servizi, nuove nicchie (incluso il popolare sito e canale youtube).

C’erano persone che lo sostenevano (chi segretamente, chi esplicitamente), c’erano mezzi economici e il pubblico cresceva.

Parlando in modo sincero, io ho la mia versione, ed è semplice: non scendere a compromessi crea una reputazione. E la reputazione è una cosa cara. È apprezzata in tutti i settori della società, compresi quelli più inaspettati.

In poche parole, mi piace Muratov anche per il fatto che è un russo di successo e di talento, che smentisce la teoria di moda oggi del declino antropologico e dell’impoverimento genetico del nostro popolo.

Forse, in linea di principio, per me il tema più importante è come Muratov aiuta le persone. Ne aiuta molte. Chi è malato, chi ha subito danni, chi è in difficoltà, chi è ingiustamente condannato, aiuta in ospedale e in prigione. Decine e centinaia di persone. Chi è come lui e chi è diverso, chiunque. Aiuta non solo con le pubblicazioni di ‘Novaja Gazeta’, ma lo fa anche di persona. Per questa causa non risparmia nulla – né tempo, né forze, né conoscenze, né, come dire, risorse morali. Mi sembra che in questo senso sia un buon allievo di molti giornalisti dell’epoca sovietica, per i quali era un obbligo usare la propria posizione per fare delle buone azioni. Muratov è forse uno degli ultimi portatori di questo principio, di questa virtù del giornalista. Naturalmente, i suoi colleghi del giornale potrebbero fornire decine e centinaia di altri esempi su questo argomento – questo è solo un aspetto che abbiamo esaminato insieme. Su questo tema ho molti altri dettagli, piuttosto vividi, ma non penso che sia possibile citarli qui, per una serie di motivi morali.

Un’altra immagine che vale la pena di ricordare è la “Marcia delle madri” per sostenere le ragazze vittime del caso ‘Novogo Veličija’. Quasi tutte le donne della redazione di ‘Novaja Gazeta’ hanno partecipato a questa marcia, nonostante la pioggia. Il corteo è arrivato in sicurezza fino all’edificio della Corte Suprema, ha consegnato la petizione e ha appeso peluche di orsacchiotti sulle porte giganti dell’edificio. Anche se la manifestazione non era stata autorizzata, si è potuta svolgere in tranquillità. Muratov disse con sollievo: bene, ragazze, possiamo andare! Per qualche ragione, per me questa immagine vale la pena di essere ricordata.

Quando passi nel suo ufficio, la prima cosa che salta all’occhio sono le mazze autografate. Muratov ha ottenuto la prima mazza autografata del giocatore di hockey Mal’cev dopo una lunga corrispondenza con il dipartimento dello sport della ‘Komsomolskaja pravda’ quando era un ragazzo di 14 anni e viveva a Kujbyšev, l’attuale Samara. Ora la collezione è cresciuta, così come anche i nostri giocatori di hockey. Per me, un buon indicatore, in primo luogo, di ciò che è il principale motore di azione di una persona è un certo entusiasmo, il fascino per la vita, l’ammirazione per qualcosa che in tutta la sua potenza ti attrae fin dall’infanzia, cioè per la mente, per il talento, per il  genio; questo tratto buono è la capacità di affascinarsi. In secondo luogo, un indicatore è che Muratov è un ragazzo della porta accanto, nel senso più ampio del termine, non è snob e non importuna, è un uomo del suo tempo, della sua generazione, della sua epoca, che è molto importante nel suo ruolo.

Tutti capiscono bene il motivo per il quale oggi abbia ricevuto il premio Nobel (o meglio, lo ha condiviso con la giornalista filippina). C’è chi è contento della decisione del comitato Nobel e chi ne è deluso. Ma per entrambi è abbastanza chiaro: l’ha ricevuto perchè proprio lì, nella via Potapovskij, lavoravano persone che sono state fucilate, uccise in questa guerra invisibile di verità e bugie – Jurij Ščekočichin, Anna Politkovskaja, Anastasija Baburova. Questi sono solo tre nomi, e dietro di loro c’è un’intera serie di attacchi terribili, decine e centinaia di minacce, pressioni, tentativi di calpestare e spazzare via la ‘Novaja Gazeta’ da parte dei più potenti di questo mondo. Ma non ha funzionato con loro. No, non ha funzionato.

E qui con la gioia, naturalmente, si mescola anche l’amarezza, una terribile amarezza, e il dolore – tutte queste persone eccezionali avrebbero potuto vivere. Ma non solo, avevano un posto dove lavorare e il giornale non aveva paura di stampare i loro articoli. A Oslo lui citerà questi tre cognomi e molti altri, perché il premio va proprio a loro.

Muratov ha ricevuto il premio per l’audacia senza precedenti per le indagini sull’attualità, che difficilmente gli altri media possono permettersi di fare. Ma anche per essere sempre stata una testata indipendente in questa nostra realtà russa dipendente e determinata dal terrore. Cioè, per il suo coraggio personale. È la nostra vittoria collettiva e la nostra gioia comune, di tutti coloro che condividono le sue opinioni sulla libertà di parola e in generale questi valori.

Ma tra le altre cose, sono felice per lui come persona. Perché quando sei con lui, anche solo standogli accanto, solo incontrandolo per caso, sai che sei dalla parte giusta».

 

FONTE: Theinsider.ru , 08/10/2021

Traduzione di Marta Oberto: la mia avventura con la lingua russa è iniziata quando ero un’adolescente in cerca di sfide. Questa bellissima sfida mi ha portato a una laurea in Mediazione Linguistica e a un soggiorno nell’immensa Mosca. Adesso continua con il corso di laurea magistrale in Lingue e letterature moderne, ma soprattutto con la traduzione, grazie alla quale posso condividere la mia passione, cercando di far scoprire l’unicità della cultura russa che tanto mi affascina.

 

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