Abcasia – quale (in)dipendenza?

Il modello delle relazioni tra Russia e Abcasia: la giovane repubblica caucasica si considera indipendente, ma il suo budget nazionale dipende per il 60% da Mosca.
Gagra, Teatro d’Inverno. Foto: Irina Tumakova / “Novaya Gazeta”

Dal settembre del 1993 ogni anno l’Abcasia festeggia il Giorno dell’indipendenza – il giorno, cioè, in cui avvenne la “completa espulsione delle truppe georgiane”. Negli anni dell’indipendenza il Paese, ricco di riserve di petrolio, gas e altri minerali preziosi, nonché di grandi risorse agricole ed un enorme potenziale turistico, ha raggiunto i livelli di PIL pro capite dello Zimbabwe e del Bangladesh. L’Abcasia è diventata un paese in stato di abbandono. Ma soprattutto: è diventata davvero indipendente?

L’Abcasia ha 240 km di costa, lungo la quale si trovano 3 porti marittimi. Nessuno di essi tuttavia può ricevere ufficialmente navi straniere poiché lo status della Repubblica è solo parzialmente riconosciuto. Il termine “parzialmente” indica che soltanto alcuni paesi membri dell’ONU la riconoscono. Si tratta di Russia, Nicaragua, Venezuela, Siria e Nauru. Il Paese ha una popolazione di 245.000 abitanti e ben due aeroporti, nessuno dei quali in funzione. Nei negozi di Sukhumi non troverete, ad esempio, latticini di produzione locale – questo tipo di prodotti viene importato dalla Russia.

Eppure quasi ogni abcaso possiede un apiario o una cascina, o un vigneto, o un giardino con alberi da frutto, noci, cachi – tutto ciò che viene piantato qui cresce e dà frutti. E se non ha un giardino, allora senz’altro avrà una qualche produzione di ceramica o altra oggettistica. Poi naturalmente un’altra importante fonte di reddito è l’affitto di alloggi ai turisti “durante la stagione”. La maggior parte degli artigiani, degli agricoltori, dei proprietari non sta a pensare a sciocchezze come le tasse. Anche nei normali negozi, per non parlare poi dei distributori, non sempre ci sono i registratori di cassa. Se chiedete lo scontrino il venditore di turno si offenderà, come se non vi fidaste di lui, insomma, così non va.

  • Le autorità abcase hanno più volte tentato di introdurre i registratori di cassa ovunque – racconta l’imprenditore Kirill Bazilevskij. – Ma a spese di chi? I lavoratori locali non possono permettersele. E piegare la gente come in Russia non funziona in Abcasia.

Nel 2017 il governo ha tentato invano di obbligare i proprietari di alloggi privati ad acquistare una sorta di licenza per l’attività alberghiera. Nello stesso periodo, tra l’altro, il Ministero delle finanze abcaso aveva creato un proprio sito web. E sempre nel 2017 il Ministero dell’economia aveva dichiarato la necessità di una riforma fiscale. Il relativo documento è ancora sul sito web del Ministero allo stadio di “bozza”.

È così che si vive nella repubblica indipendente: il popolo da per sé, il governo da per sé.

La gente si ricorda del governo solo quando vuole rovesciare qualcuno. E lo fa sul serio. I governi in Abcasia cambiano spesso.

  • Ogni cittadino della Repubblica che abbia più di 46 anni ha partecipato al conflitto in un modo o nell’altro (guerra georgiano-abcasa 1992-93, ndr), – osserva l’ex vice procuratore generale della Repubblica e ora uno dei leader del partito di opposizione, Ešsou Kakalija. – Per questo ciascuno è convinto che la bandiera della Repubblica sventoli grazie a lui personalmente, che il presidente sia in carica grazie a lui personalmente. E se a questo aggiungiamo i permanenti, come si dice, processi politici interni allora si ottiene il quadro seguente: si ha un’altra crisi politica interna e ci si allontana ancora di più da uno stato normale e sano. Ecco tutto. Ottenere l’indipendenza e diventare indipendenti non sono la stessa cosa.
Negozietto sulla strada. Foto: Irina Tumakova / “Novaya Gazeta”

Raggruppamento congiunto di truppe

Sulla scrivania della presidente della Camera di commercio abcasa Tamila Mertskhulava c’è un piccolo busto bianco del presidente Putin.

  • È un regalo dell’ex capo della Camera – sorride Tamila Valerievna imbarazzata. – Nutriamo grande rispetto per Vladimir Vladimirovič. La Russia è il nostro vicino più prossimo e il nostro principale partner strategico.

Il bilancio nazionale dell’Abcasia dipende per il 50-70% dai fondi russi. Dal 2008 tra Abcasia e Russia sussiste un “Trattato di amicizia, cooperazione e assistenza reciproca”. Sottolineo ancora: reciproca. Sulla base di esso nel 2015 è stato sottoscritto un altro accordo “di alleanza e partenariato strategico”. Nel documento si dice, ad esempio, che l’Abcasia si impegna ad aumentare regolarmente gli stipendi dei “dipendenti statali che lavorano nel campo dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione, della scienza, della cultura, dello sport e dei servizi sociali per i cittadini” e la Russia li finanzia. Per i dipendenti negli affari interni è previsto un aumento non soltanto in termini di “stipendio e garanzie sociali”, ma anche in termini di “sostegno materiale e tecnico”. Proprio di recente RBC ha scritto che la Russia avrebbe stanziato a tale scopo 3,6 miliardi di rubli per gli anni 2021-2023.

La Russia “garantisce un aumento delle pensioni” ai cittadini abcasi con passaporto russo. Il primo anno dopo la ratifica dell’accordo sono stati stanziati a tale scopo 230 milioni di rubli; nel 2016 e 2017 880 milioni.

In Abcasia si contano 32.000 cittadini russi in pensione. I versamenti devono aumentare fino a quando la loro pensione media non raggiunge i 10.000 rubli.

La Russia dà ai nostri concittadini abcasi delle polizze assicurative sanitarie obbligatorie. I pazienti sono così legati alle strutture ospedaliere del Krai di Krasnodar e le spese delle strutture regionali vengono poi compensate dal bilancio federale. 50 milioni di rubli sono stati invece stanziati separatamente per medicinali gratuiti.

In Abcasia piace ricordare come il 90% dei propri cittadini sia in possesso di un passaporto russo. Essi quindi – ci tengono a sottolineare – possono giustamente rivendicare gli stessi benefici sociali dei contribuenti russi. I versamenti a tal fine sono destinati ad aumentare. L’art. 13 dell’accordo cita: “La Federazione Russa adotterà ulteriori misure volte a semplificare le procedure per l’acquisizione della cittadinanza della Federazione Russa da parte dei cittadini della Repubblica di Abcasia”. Anche se, a quanto pare, è già più semplice. Dalle note esplicative allegate all’accordo si apprende che l’importo degli aiuti è stato calcolato per 190.000 russi abcasi, ma da allora con ogni probabilità questi ultimi sono diventati molti di più. Eppure non ho notato code al punto di rilascio passaporti russi a Sukhumi.

Ufficio rilascio passaporti russi a Sukhumi. Foto: Irina Tumakova / “Novaya Gazeta”

La Russia sta anche portando avanti un “Programma di investimenti per lo sviluppo socio-economico della Repubblica di Abcasia”. Come ha riferito la TASS un mese fa, “l’importo totale dell’assistenza fornita all’Abcasia da parte della Russia ha superato i 40 miliardi di rubli”. E non è noto se allora sia stato considerato l’intero importo e siano stati inclusi tutti i tipi di assistenza, perché due anni prima, nell’ottobre del 2018, la parte abcasa parlava di 44,6 miliardi. Da allora è stato adottato un nuovo programma che prevede altri 4,5 miliardi fino al 2022. Focus del programma sono la riparazione di strade, reti e sottostazioni elettriche, l’approvvigionamento idrico e la costruzione di un ospedale e di un carcere.

  • Abbiamo ripristinato l’intera infrastruttura sociale – spiega Tamila Mertskhulava. –  Siamo riusciti a ricostruire qualcosa, a modernizzare. Scuole, asili, ospedali, teatri, il teatro nazionale – tutto questo grazie al programma di investimento.
Proprietà del Ministero della Difesa. Foto: Irina Tumakova / “Novaya Gazeta”

Nell’ambito della cooperazione tra i due paesi rientrava anche la creazione di basi militari russe in Abcasia e il “raggruppamento congiunto di truppe selezionate dalle forze armate della Federazione russa e della Repubblica di Abcasia”. Tra l’altro, sulla recinzione che circonda il castello del duca di Oldenburg a Gagra, di cui si è parlato nella prima parte del reportage, ora è appeso un cartello: “proprietà del Ministero della Difesa russo”. Non risulta ancora nel registro delle proprietà del Ministero della Difesa perché il palazzo in questione è in fase di restauro. In compenso, nel registro si può trovare il sanatorio militare “Gagra”, l’ex casa di cura “Armenia”, acquisita dalla Russia nel 2008.

“Il biglietto da visita della geopolitica russa

Si ritiene che il popolo abcaso non sarebbe sopravvissuto senza i soldi russi. Eppure sul sito del Ministero dello sviluppo economico russo ancora oggi si può trovare un documento secondo il quale dal 2002 al 2007 il PIL dell’Abcasia, il reddito dei suoi cittadini e il bilancio nazionale risultavano tutti in crescita pur senza i miliardi russi. Non si può dunque dire che la Repubblica di Abcasia non sia in grado di fare nulla senza la Russia.

  • Ricordo bene l’Abcasia nel 2006 e prima del 2009, quando hanno iniziato a fluire i soldi russi – racconta Kirill Bazilevskij. – C’erano pochi soldi nel Paese, ma lo sviluppo del mercato e gli investimenti erano vivaci. Gli aiuti finanziari russi ci hanno giocato un brutto scherzo, la gente qui si è fatta prendere la mano. Se, come si dice, invece che dar loro pesci avessero insegnato alla gente a pescare, molti processi sarebbero andati avanti più velocemente.

Lo stesso tema è stato dibattuto anche all’interno del governo abcaso. Maksim Gvindzhia è stato ministro degli esteri della Repubblica di Abcasia dal 2010 al 2011. Lui stesso racconta di come ha cercato di attirare i migliori economisti al mondo al fine di aiutare il Paese a trovare il proprio modello di sviluppo e diventare veramente indipendente.

In fila per la pensione russa. Foto: Irina Tumakova / “Novaya Gazeta”
  • Ho visto come hanno fatto a Dubai e Shanghai e ho chiamato esperti dall’Europa e dall’Asia, – racconta Maksim. – Mi dicevano: ‘Voi sì che avete un gran vantaggio: avete un vicino come la Russia, un vicino enorme, il che rappresenta per voi sia sicurezza militare, sia un grande mercato’. Insieme a questi esperti abbiamo elaborato vari piani di sviluppo. Uno l’ho conservato e lo mando ad ogni nuovo presidente. L’Abcasia potrebbe diventare il biglietto da visita della geopolitica russa.

A quanto pare nessuno dei modelli proposti da Est e da Ovest si adatta all’Abcasia. La giovane repubblica è abbastanza indipendente da fungere da biglietto da visita senza alcun bisogno di suggerimenti.

  • Trovo piuttosto scorretto chi viene a spiegarci come vivere, – afferma Tamila Mertskhulava con sicurezza. – C’è forse qualcuno che conosce meglio i problemi che dobbiamo affrontare, come vivono i nostri cittadini? Se poi intendono aiutarci, questo è un altro discorso. Aiutare con i finanziamenti, aiutare a costruire, fare, creare qualcosa di nuovo, questo è un altro discorso. Ma quando vengono a dirci cosa fare… lo sappiamo già da soli.

Ma il problema è che, a parte i russi, nessuno viene qui e nessuno ha nulla da dire agli abcasi. Gli investimenti qui esistono solo sotto forma del programma di assistenza russo.

  • Non si può investire a comando, occorre prima creare un certo clima di investimento – dice Ešsou Kakalija. – Intanto non possiamo garantire nemmeno la condizione fondamentale per qualsiasi attività: la sicurezza degli investimenti. E non per via della criminalità. Abbiamo pratiche di applicazione della legge piuttosto inadeguate. Purtroppo il governo non è stato in grado di sviluppare misure a tutela degli imprenditori.

Il giornalista Anton Krivenjuk ritiene che il problema sia la criminalità, ma non a livello domestico, e nemmeno a livello di “gang”.

  • Il problema è che sono le élite stesse ad essere totalmente criminalizzate, – afferma Anton. – Sono quelle persone che si portano dietro quella mentalità degli anni ‘80 di un paese chiuso. Per loro l’Abcasia non ha bisogno di contatti con il mondo esterno, né tantomeno di leggi o di relazioni con la Georgia. In generale non vedono nemmeno il bisogno di relazioni normali con la Russia – per loro esse si riducono ad un semplice “dammi”. In Abcasia si hanno 9 dipendenti pubblici ogni 10 impiegati. Anche se oggi il Paese venisse inondato di investimenti non ci sarebbe crescita economica. Semplicemente lieviterebbero gli stipendi di questa struttura da anni ‘80. Stanno tutti lì ad aspettare stupidamente soldi dalla Russia e basta.

Solo business

  • Abbiamo aperto nuove imprese grazie al programma di investimento – racconta Tamila Mertskhulava. – La sensazione è che il Paese si stia riprendendo, dal momento che vengono aperte nuove imprese.

L’apertura di “nuove imprese” venne discussa per la prima volta nel 2010, quando arrivò la prima tranche da un miliardo e mezzo del primo programma di investimenti. Il Ministro delle finanze abcaso Beslan Kubrava aveva assicurato con fervore ai propri colleghi russi che l’utilizzo della suddetta cifra nel Paese sarebbe avvenuto con estrema onestà e trasparenza. Aveva ad esempio promesso che sarebbe stata lanciata una moderna linea di confezionamento all’interno dello stabilimento lattiero-caseario del Paese. Si può immaginare con che sorpresa venne accolta questa affermazione a Sukhumi. Nella capitale infatti non esisteva alcuno stabilimento dove poter collocare la linea di confezionamento. E dunque si decise di crearne subito uno. La decisione venne poi ripresa nel 2012. Venne registrata una RUP (Respublikanskaja unitarnaja predprijatie, “impresa unitaria repubblicana”, analoga alla russa GUP – ovvero una società statale, ndt), il caseificio di Sukhumi. In Abcasia infatti certe questioni vengono risolte esclusivamente con la creazione di una RUP. Non si possono certo affidare i miliardi russi ad imprese private.

  • È stata acquistata apparecchiatura italiana, ma poi si è scoperto che in Abcasia non c’erano specialisti in grado di utilizzarla – racconta Kirill Bazilevskij. – Il secondo problema poi era la mancanza di materie prime. In Abcasia l’allevamento di bestiame da latte è poco sviluppato, non ci sono abbastanza pascoli.

Si è cercato quindi di negoziare con il Tatarstan sulla fornitura di materie prime, ma qualcosa non ha funzionato. È stato poi stipulato un accordo con la Bielorussia e nel 2017 è stato aperto un impianto che dava lavoro a 30 persone. Per due anni si è lavorato il latte in polvere bielorusso e poi è finito tutto.

Un altro progetto che si voleva sviluppare qui in Abcasia era la produzione di miele su scala industriale col fine di esportarlo all’estero.

  • L’Abcasia è famosa per il suo miele biologico – spiega Tamila Mertskhulava. – Chiaramente è impossibile venderlo a livello nazionale perché qui una persona su due ha il proprio apiario. Però è possibile esportarlo almeno in quei paesi da cui la Repubblica di Abcasia è riconosciuta.

Ci si voleva concentrare su Russia e Siria, non c’era molta scelta. Ed è stata quindi creata, come di consueto, una RUP (società): “Abkhazmed”.

  • Il piano prevedeva che gli apicoltori consegnassero il miele a questa società che lo avrebbe poi confezionato e venduto – racconta Kirill Bazilevskij. – Ma per prima cosa si è scoperto che era stata acquistata l’apparecchiatura sbagliata, ovvero non adatta a quel tipo di confezionamento. Poi è saltato fuori che servivano degli spazi speciali per la conservazione del miele senza i quali non è possibile ottenere il certificato necessario all’esportazione. Questi spazi non erano stati nemmeno previsti nel progetto.

Entrambi i progetti messi a punto dal governo con le proprie “società” sono miseramente falliti. Ad oggi non è ancora arrivato alcun imprenditore intenzionato a costruire da sé un caseificio o confezionare il miele. Non esiste un sistema bancario normale in Abcasia, non c’è alcun tipo di finanziamento e nemmeno un sistema assicurativo. La magistratura funziona in modo ambiguo.

“Miele”. Foto: Irina Tumakova / “Novaya Gazeta”
  • Se hai bisogno di soldi per la tua attività qui in Abcasia non è come con i prestiti russi, non ci sarà Sberbank a correrti dietro implorandoti di saldare il debito – dice Anton Krivenjuk sorridendo. –  Se non lo saldi entro i tempi, i tuoi creditori verranno da te e ti spareranno alle gambe. Sul serio. Fondamentalmente dal 1993 il Paese vive al di fuori della legge – qualsiasi legge. Ben due generazioni sono cresciute così, vivendo al di fuori di ogni legalità. Che attività si potrà mai portare avanti in un contesto simile?

Le imprese statali abcase non hanno fatto grandi affari nemmeno con i business privati russi. Ciò che mi ha sorpresa di più nei negozi abcasi sono le file infinite di barattoli di marmellata – non riuscivo a capire come mai un paese che ha frutta fresca quasi tutto l’anno abbia bisogno di marmellata in tali quantità sugli scaffali.

  • C’è un’azienda chiamata “Abkhazkie sady” (“Giardini abcasi”) che produce marmellate e conserve e le esporta nella Federazione Russa – spiega Tamila Mertskhulava. – Purtroppo però il contratto è redatto in modo tale da vietare al nostro produttore di stipulare contratti di esportazione con paesi terzi.

In altre parole, non si sa davvero dove mettere tutta questa marmellata. I turisti non possono fare granché: dal momento che comunque la marmellata verrà esportata in Russia, non avrebbe senso portarsene a casa dei barattoli. Il contratto stipulato con i russi vieta la vendita a paesi come il Venezuela o Nauru che hanno riconosciuto l’Abcasia e che senz’altro acquisterebbero la sua marmellata.

La Camera di commercio abcasa ha trovato un altro partner russo per i frutticoltori abcasi: questi ultimi gli forniscono gli agrumi e questi, stando alle parole di Tamila Mertskhulava, ne farà “tè naturali”.

Di recente si è appreso che il governo abcaso avrebbe chiesto alla Russia prestiti per la creazione di un conservificio – ad oggi però i soldi, per qualche motivo, non sono arrivati.

Fabbrica di dolciumi. Foto: Irina Tumakova / “Novaya Gazeta”

“Ricoperta di erba alta”

Nel 2010 la Camera dei conti della Federazione Russa ha effettuato un controllo sull’utilizzo da parte abcasa dei 7,3 miliardi di rubli stanziati nell’ambito del programma di assistenza del 2009 e 2010. Non ne sono risultate gravi irregolarità, ma si è parlato di una “insufficiente regolamentazione nella gestione del bilancio”. Più avanti la Camera dei conti sarebbe stata diretta da Tat’jana Golikova, la quale in un’intervista su RBC avrebbe parlato in modo più chiaro della questione: i fondi stanziati in Abcasia sarebbero stati distribuiti “concettualmente”. Alla giovane repubblica è stato quindi chiesto di creare un proprio organo di controllo. I revisori russi hanno poi condotto altre due ispezioni trovando irregolarità per 1,8 miliardi e insistendo nuovamente affinché l’Abcasia tenesse la faccenda sotto controllo.

La Camera dei conti abcasa ha iniziato le proprie ispezioni nel 2014. I rapporti sono pubblicati sul sito web del dipartimento. Si tratta di rari esempi di “sviluppo” molto ingenui, potrebbero essere pubblicati su un volume a parte, ma a me, ad esempio, non dà pace il pensiero che i soldi siano stati presi dalle tasche dei contribuenti russi. Ecco alcuni esempi.

Nel 2018 la Camera ha avviato dei controlli sul Consiglio dei ministri della Repubblica abcasa. Si è scoperto che 7 anni prima, nel 2011, l’Ufficio di Gabinetto aveva “prestato” soldi dei fondi statali ai propri dipendenti..senza richiederne la restituzione. Nel 2016 il governo abcaso aveva ingaggiato un cittadino russo, tale Grišin, per “coordinare dei servizi”. A costui sono stati versati 220.000 rubli, ma chi fosse questo Grišin e quali servizi avesse reso al governo abcaso resta poco chiaro: “non risultano documenti che attestino che i lavori siano stati effettivamente svolti dal cittadino russo Grišin”.

Stando ad una fattura emessa dall’imprenditore Šlarba, il governo abcaso avrebbe acquistato un tablet per 30.000 rubli, l’avrebbe inserito in bilancio per poi subito cancellarlo. Seguendo la stessa modalità sono stati acquistati anche un laptop, un iPad, una tastiera per 15.000 rubli e una TV per 46.000.

Decine di migliaia di rubli sono invece stati spesi per cene “di rappresentanza” nei ristoranti. La spesa media per queste cene era di 15.000 rubli – una volta presentata la ricevuta del ristorante all’ufficio contabilità si riceveva un rimborso. Con chi avvenissero queste cene e cosa esse effettivamente “rappresentassero” non veniva specificato. In questo modo sono stati letteralmente mangiati 181.000 rubli in un anno.

Il Ministero dell’agricoltura abcaso aveva assegnato una quota dei fondi russi alle imprese statali e agli agricoltori privati. Per lo sviluppo. Un allevamento di trote ha ricevuto i soldi per ripulire un terreno di 75 ettari da “sterpaglie e arbusti”. I revisori però hanno scoperto che il terreno in questione era di 10 ettari. Chi poteva immaginarsi che sarebbero venuti a controllare armati di righello? Stando ai documenti poi il Ministero dell’agricoltura avrebbe assegnato un milione di rubli ad un imprenditore del villaggio di Mokva per la coltivazione di noci pecan. Peccato però che gli ispettori non abbiano trovato le suddette noci pecan sul posto – “l’area adibita alla coltivazione era ricoperta di erba alta”. Ad un agricoltore di Dzharsalia erano stati assegnati 3,5 milioni “per la realizzazione di una fattoria”. Al momento del controllo, tuttavia, i revisori non hanno trovato traccia di animali. L’agricoltore in questione li ha rassicurati dicendo che il bestiame era stato acquistato, in quel momento lui si trovava però a Krasnodar. Era andato in vacanza.

La parte migliore però è la campagna contro la cimice asiatica. Si tratta di un insetto nocivo per le piante che di solito si cerca di debellare per mezzo di insetticidi. Ma il Ministero dell’agricoltura abcaso aveva organizzato la “raccolta delle cimici asiatiche” affidandola ai cittadini. Per ogni kg di insetti consegnati sarebbero stati pagati mille rubli. A giudicare dagli importi versati, la gente consegnava gli insetti in flussi continui. Il solo distretto di Ochamchire avrebbe consegnato al Ministero quasi una tonnellata di cimici. Il distretto di Gulripš dev’essere rimasto un po’ indietro poiché avrebbe consegnato soltanto 455 kg di insetti. In totale il Ministero ha così fatto sparire per questa campagna 3 milioni di rubli.

Un residente di Sukhumi, che aveva in qualche modo preso parte alla lotta alla cimice asiatica, ha raccontato a Novaya in forma anonima che gli abitanti dei villaggi erano stati veramente molto attivi nella consegna degli insetti.

  • Dopo aver saputo che sarebbero state pagate per la consegna delle cimici asiatiche, alcune persone hanno cominciato ad allevarle a casa propria – racconta. – Quando si è sparsa la voce, un sacco di gente ha iniziato ad allevare questi insetti.

La Georgia, come al solito, ha rovinato tutto: usando degli elicotteri i georgiani hanno spruzzato un insetticida americano prima sui propri campi e giardini e poi su quelli abcasi, in modo che non rimanessero più larve dei parassiti. Da allora la cimice asiatica in Abcasia è sparita.

“Non parliamo della Georgia”

  • Nonostante la desolazione, l’Abcasia è molto popolare tra i russi – mi assicura Tamila Mertskhulava. – Ogni anno ospitiamo oltre un milione di turisti russi. Abbiamo parecchie strutture turistiche dove possono trascorrere una settimana di vacanza allo stesso prezzo che pagherebbero per un pasto in qualche ristorante.
Gagra. Foto: Irina Tumakova / “Novaya Gazeta”

Non citerò le recensioni degli ospiti delle “strutture turistiche” – sono facili da trovare. Ma, ecco, in Georgia c’è una città che si chiama Mtskheta. Nel 2013 sono rimasta colpita da quanto fosse pulita, ordinata, ben curata, come nuova. Mi è stato detto che tale è il risultato dei primi anni della presidenza di Mikheil Saakashvili. Comprendendo l’enorme importanza del turismo per il Caucaso e rendendosi conto che i migliori luoghi di villeggiatura erano rimasti in Abcasia e non se ne potevano costruire di nuovi in breve tempo, il governo Saakashvili ha ristrutturato sia l’esterno che gli interni delle case private nelle località turistiche. Il concetto era più o meno il seguente: basta fare in modo che i turisti si sentano a proprio agio. Non so fino a che punto questo sia vero per tutte le località turistiche, ma per Mtskheta lo è.

  • Non parliamo della Georgia, per piacere – Tamila Mertskhulava smette di sorridere. – Come può l’Abcasia accettare qualcosa che anche solo provenga dalla Georgia? I georgiani sono nostri nemici. Non accettiamo né il modello economico georgiano, né qualsiasi altra cosa che provenga dalla Georgia. I nostri cittadini non vogliono mantenere alcun legame economico o commerciale con la Georgia.

Non è proprio così. Molti sanno che sia cittadini che imprese continuano silenziosamente a mantenere dei contatti con la Georgia, ma pochi ne parlano apertamente.

  • Che ipocrisia – commenta Anton Krivenjuk. – Di fatto un gran numero di persone in Abcasia mantiene contatti con la Georgia.
    Molta gente si rende conto che è impossibile vivere senza normali relazioni con il nostro vicino. L’Abcasia è un paese democratico, da noi si tengono vere elezioni. Ma sul piano ideologico qui si ha un vero e proprio totalitarismo. Prova a dire che la nostra povertà è una conseguenza delle frontiere chiuse, che le persone non hanno di che guadagnarsi da vivere, e verrai escluso e schiacciato.

Di recente la Georgia ha offerto alla repubblica separatista delle dosi di vaccino contro il coronavirus.

  • Si sono offerti di consegnarci immediatamente un tot di dosi ricevute dall’Unione Europea – racconta Aslan, medico in un ospedale di Sukhumi (su sua esplicita richiesta il nome qui usato è di fantasia). – Ma il nostro governo ha replicato che non avremmo accettato nulla dalla Georgia. La Russia ci promette il vaccino da un mese ormai. Il tasso di mortalità qui è altissimo, non guardare le cifre ufficiali.

Alla fine di febbraio il Consigliere del Presidente abcaso, Benur Kviraja, ha dato le dimissioni dopo che la stampa aveva riferito della sua visita privata a Tbilisi. “Ci sono andato [a Tbilisi] per vedere di attirare grandi investimenti per l’Abcasia”, – ha detto poi Kviraja a “Echo Kavkaz”. – “Voglio costruire un porto, grandi alberghi, portare in Abcasia soldi a sufficienza affinché la mia gente, la gente che vive in questo Paese, non debba fare l’elemosina”. Nell’agosto dell’anno scorso si era dimesso anche l’assistente del Presidente abcaso, Laša Sakanija, dopo aver ricevuto una delegazione del parlamento georgiano.

  • Scambi commerciali con la Georgia ci sono ancora, c’è poco da fare – dice Maksim Gvindzhia con un’alzata di spalle. – Si tratta ovviamente di iniziative private, ma prima o poi dovremo riconoscerlo. Dobbiamo muoverci in questa direzione. Non voglio minimizzare la tragedia di quella guerra (guerra georgiano-abcasa, 1991-93, ndt), la mia famiglia rientra nella triste “classifica” di coloro che hanno sofferto di più. Però vedo delle prospettive. Non si può continuare ad adagiarsi sulle cattive relazioni tra Russia e Georgia.

 

FONTE: Novaya Gazeta, 31/03/2021 – di Irina Tumakova, Traduzione di Elisa Angelone