I cinque caratteri della famiglia imperiale

I figli di Nicola II, l’ultima generazione dei Romanov. Essi amavano sinceramente la Russia ma non aspiravano al trono.

 

L’ultima coppia imperiale ebbe cinque figli: le granduchesse Ol’ga, Tat’jana, Marija, Anastasija ed il principe ereditario Aleksej. Nicola II e sua moglie Aleksandra Fëdorovna impartirono a tutti la medesima educazione, eppure i loro eredi avevano sviluppato personalità totalmente differenti. Ognuno aveva le sue passioni, il suo carattere e la sua visione del mondo ma allo stesso tempo un grande amore per i genitori e per la Russia. Talmente grande che essi non abbandonarono la patria quando le loro vite si trovarono in pericolo.

 

OL’GA ROMANOVA

“Sono contento che ci sia nata una figlia femmina. Se fosse un maschio apparterrebbe al popolo, mentre una bambina appartiene solo a noi”, dichiarò Nicola II quando nacque la sua prima figlia Ol’ga. Inizialmente la coppia imperiale desiderava mettere al mondo un figlio maschio – il futuro erede al trono. Ma invece il primo figlio era Ol’ga Nikolaevna. Aleksandra Fëdorovna e Nicola II non se ne preoccuparono. Nelle famiglie reali era consuetudine avere molti figli: se questa volta era nata una femmina la prossima sarebbe stato un maschio.

Ольга Романова.
Ol’ga Romanova

La granduchessa Ol’ga sin dai primi giorni di vita fu circondata da attenzioni ed amore, in particolar modo da parte del padre. Nicola II teneva un diario sul quale descriveva ogni giornata della figlia: come le facevano il bagno, quando le spuntarono i denti, cosa indossava. Fu proprio l’imperatore a fare la prima foto ad Ol’ga. Il legame tra padre e figlia divenne ogni anno più stretto. Caratterialmente Ol’ga sempre più andava somigliando al padre: era gentile, buona, comunicativa. La granduchessa fino al momento della morte portò al collo un medaglione con la fotografia di Nicola. Quando le venivano rivolte domande difficili rispondeva: “chiedete a papà”. Ol’ga era una tipica ragazza aristocratica dell’epoca. Leggeva molto, si dedicava allo studio sotto la guida degli insegnanti, si interessava alle lingue straniere, alla musica, al disegno; amava trascorrere il tempo in solitudine. Il suo insegnante di francese scrisse: “All’imperatrice non sfugge neppure una mia parola; ho la netta sensazione non di tenere una lezione bensì di essere sottoposto ad un esame…”

Oltre ad essere gentile, modesta e ad avere una buona istruzione Ol’ga andò sviluppando una certa solidità di carattere. Era capace di opporsi alla grande imperatrice e di difendere il proprio punto di vista. Così avvenne quando Ol’ga si rifiutò di andare in sposa al principe rumeno Carlo II. Aleksandra Fëdorovna riteneva si trattasse di un buon partito e si dimostrò irremovibile nella propria decisione. La figlia si era però invaghita del principe russo Dmitrij Pavlovič Romanov e di fronte alle esortazioni della madre rispondeva: “Io sono russa e voglio vivere in Russia”. Olga non avrebbe sposato nè Carlo II, nè Dmitrij Pavlovič.

 

TAT’JANA ROMANOVA

“Mio Dio, ancora una figlia femmina! Cosa dirà il popolo?”, è così che Aleksandra Fëdorovna accolse la venuta al mondo della figlia. Inizialmente per l’imperatrice e la sua stretta cerchia la nascita di una bambina rappresentò una delusione. Nicola II e sua moglie avevano riposto grandi speranze nella seconda gravidanza: era necessario un successore. Ma l’imperatore considerò anche la nascita di una bambina una benedizione di Dio.

Николай II вместе с дочерью Татьяной.
Nicola II insieme alla figlia Tat’jana

Alla granduchessa venne dato il nome Tat’jana, in onore dell’eroina del romanzo di Puškin “Evgenij Onegin”. Nicola II voleva che le sue figlie fossero chiamate come le sorelle Larin. I Romanov e i Larin erano per molti aspetti simili. Anche le granduchesse Ol’ga e Tat’jana erano tra loro molto diverse di carattere. Tat’jana ad esempio somigliava maggiormente a sua madre. Come Aleksandra Fëdorovna la ragazza veniva considerata dai cortigiani altezzosa e la sua timidezza veniva scambiata per superbia. Questo sebbene in realtà Tat’jana fosse semplice nei modi. Una volta una dama di compagnia dell’imperatrice Sofia Buxhowden si rivolse alla granduchessa chiamandola “Sua Altezza Imperiale”; la baronessa ricevette la seguente risposta: “E’ forse impazzita a parlare con me in tal modo?”

Tat’jana aveva ereditato i tratti caratteriali dei parenti inglesi (in particolare della bisnonna, la regina Vittoria): moderazione, assennatezza, pragmatismo. Aleksandra Fëdorovna aveva sviluppato nella figlia queste qualità tenendola costantemente impegnata in qualche occupazione. Ricamavano insieme e realizzavano con le proprie mani regali per tutta la famiglia. Tat’jana fu vicina alla madre, come nessun’altra delle sorelle. Si prendeva cura di Aleksandra Fëdorovna quando era malata e per diversi giorni non usciva dalle sue stanze. In quei periodi Tat’jana si faceva carico della gestione della casa. Manteneva l’ordine, si occupava del fratello minore, talvolta accompagnava lo stesso imperatore.

Tat’jana, come la sorella maggiore, non si sposò. La prima guerra mondiale mandò a monte le nozze della granduchessa. Il suo primo amore fu il principe serbo Alessandro. Si erano piaciuti sin dal primo incontro ed erano in procinto di sposarsi. A causa dell’inizio della guerra non ebbe tuttavia luogo il fidanzamento. Il principe Alessandro partì per il fronte mentre Tat’jana si arruolò come infermiera della Croce Rossa. Mentre la granduchessa si prendeva cura dei malati incontrò l’alfiere [1] Dmitri Malama. Ma neppure la loro relazione ebbe un seguito: i Romanov furono fucilati, lo stesso alfiere dopo la morte di Tat’jana non desiderava più continuare a vivere e trovò la morte in uno scontro armato con i bolscevichi.

 

MARIJA ROMANOVA

“Un giorno lieto: il Signore ci ha donato una terza figlia”, annotava sul suo diario Nicola II il 14 giugno 1899. Era felice per la conclusione della gestazione difficile della moglie e per la nascita della figlioletta. Per nove mesi Aleksandra Fëdorovna si era dovuta muovere utilizzando una sedia a rotelle a causa dei dolori alla schiena e alle gambe e le capitava di perdere i sensi. Tutto questo dipendeva dal fatto che la terza figlia risultava essere di grosse dimensioni. La granduchessa Marija somigliava a suo nonno: Alessando III. 

Мария Романова.
Marija Romanova

Sin dalla tenera età i cortigiani avevano notato la somiglianza di Marija a suo nonno. La ragazza si distingueva per la forza fisica e la corporatura robusta. Portava in braccio il fratello malato quando lui non era in grado autonomamente di uscire per una passeggiata. All’età di 18 anni, per gioco, Marija sollevò tra le braccia il suo insegnante di inglese Charles Gibbes. E nel 1917, durante la Rivoluzione di febbraio, andò insieme alla madre dai soldati schierati in difesa del palazzo imperiale ed iniziò ad infondere loro coraggio. Nel funesto 1918 la principessa Marija sopportò tenacemente l’atteggiamento di scherno dei soldati delle Guardie Rosse rispondendo duramente alle loro battute oscene. Era tuttavia riuscita persino a fare amicizia con uno di loro. Il suo nome era Ivan Skorokhodov. La principessa Marija tentò di insegnargli la musica, e lui di aiutare la principessa. Per il suo compleanno Skorokhodov voleva portarle una torta. I čekisti [2] però gliela sottrassero e lui non tornò più [3].

La forza e la resistenza della principessa si combinavano con la mitezza di carattere. In famiglia i suoi occhi venivano chiamati “i piattini di Marija”, erano chiari e grandi. Lo stesso Nicola II era impressionato dall’onestà e dall’ingenuità di Marija. Una volta la piccola principessa si avvicinò al padre per confessare di avere preso di nascosto i biscotti da sopra al tavolo. L’imperatore ne fu addirittura felice. Si convinse allora che era cresciuto non solamente un angelo, ma una “creatura terrena”.

 

ANASTASIJA ROMANOVA

Molte storie ed eventi misteriosi sono associati alla sua venuta al mondo. Dopo la nascita di Marija la coppia imperiale iniziò ad essere ossessionata dall’idea della nascita di un erede. Nicola II e Aleksandra Fëdorovna ricevevano numerosi guaritori per essere aiutati a concepire un figlio maschio. E invece nacque Anastasia. La figlia somigliava molto alla madre e spesso veniva definita la copia di Aleksandra Fëdorovna. Anastasia aveva addosso l’argento vivo. All’età di quattro anni si infilava sotto al tavolo e pizzicava le gambe di grandi monarchi e principi, motivo per cui Nicola II rimproverava la figlia. Per sfuggire ai dottori la figlia dello zar si nascondeva nella credenza. Era capace di arrampicarsi e scendere agevolmente da un albero oppure di dipingere la faccia del fratello più piccolo. Per l’energia che emanava chiamavano affettuosamente Anastasia “diavoletto” oppure addirittura “Shvibsik” che era il nome del primo amato cane della figlia dello zar.

Великая княжна Анастасия Николаевна.
La granduchessa Anastasia Nikolaevna

Questa sua irrequietezza si ripercuoteva anche sullo studio. Anastasia non amava seguire le lezioni ed ascoltare gli insegnanti. Diceva dell’aritmetica che era una porcheria, era svogliata e distratta dallo studio. L’insegnante di famiglia di lingua francese Gilliard era del parere che Anastasia fosse una birichina. Una volta la granduchessa tentò di corrompere l’insegnante di inglese con un mazzo di fiori.

Anastasia comprese subito quale fosse in casa il suo ruolo. Lei era una fonte di gioia, di risate continue ed allegria. Persino le flemmatiche Ol’ga e Tat’jana non potevano trattenere il sorriso se la loro sorella minore scherzava. Anastasia conservò questa gioia di vivere fino alla fine dei suoi giorni. Percepiva come un gioco le difficoltà della vita. Persino nel periodo trascorso sotto la sorveglianza della Guardia Rossa la ragazza trovava la forza per scherzare: “Quanto sono buffi i soldati della Guardia Rossa armati, tutti tappezzati di armi, ovunque hanno qualcosa che pende o che sbuca fuori”.

 

IL TANTO ATTESO ALEKSEJ

Il principe ereditario Aleksej Nikolaevič venne al mondo nel 1904, quando era in corso la guerra russo-giapponese. Per questo a tutti gli ufficiali ed ai soldati della marina militare fu solennemente attribuito il ruolo di suoi padrini di battesimo.

Aleksej era stato un bambino lungamente atteso. Successivamente alla sua nascita Aleksandra Fëdorovna si era tranquillizzata: era stato dato al popolo il futuro imperatore. Aleksej tuttavia non sarebbe mai asceso al trono. Un paio di mesi dopo la nascita, il figlio dello zar iniziò ad avere gravi emorragie che per lungo tempo non si fu in grado di arrestare. Aveva quindi fatto la sua comparsa la “malattia dei re”: l’emofilia. Di questa si ammalavano gli uomini, ma veniva trasmessa dalle donne. Aleksej aveva ereditato l’emofilia dalla madre Aleksandra Fëdorovna. La nonna di lei, la regina Vittoria, aveva trasmesso la malattia a molti eredi europei. Ferite ed escoriazioni difficilmente si cicatrizzavano e qualunque trauma poteva determinare una rottura dei vasi sanguigni e la morte. Al figlio dello zar capitava di dover sopportare anche attacchi di dolore. In genere questi venivano contrastati con l’aiuto della morfina, ma i genitori del bambino rifiutavano le terapie con sostanze stupefacenti.

Цесаревич Алексей Николаевич.
Il principe ereditario Aleksej Nikolaevič

Aleksej coltivava il sogno che sotto il suo governo nel paese non ci sarebbero stati né poveri né infelici. Raccontava con orgoglio alle persone a lui più vicine i suoi progetti per la Russia. In presenza della corte Aleksej era tuttavia molto timido e non a proprio agio. Non di rado nelle occasioni ufficiali lo aiutava il padre. Ma Aleksej non era destinato a guidare l’impero Russo. Nel 1917 Nicola II abdicò al trono per sé e per suo figlio. Uno dei motivi per cui lo fece fu la malattia del principe ereditario. 

L’imperatore difese il figlio fino all’ultimo. Nel seminterrato di casa Ipat’ev [4] fece scudo ad Aleksej con il proprio corpo quando su di loro fu scaricata una pioggia di proiettili.

 

 

[1] Primo grado di ufficiale di cavalleria nell’esercito russo prima del 1917.

[2] Appartenenti alla Čeka, corpo di polizia politica sovietico.

[3] Dopo questo gesto fu imprigionato per tre mesi.

[4] Era la residenza di Nikolaj Ipat’ev, un mercante di Ekaterinburg, dove Nicola II, i membri della sua famiglia e la servitù furono trasferiti e vi dimorarono per 78 giorni prima di essere assassinati da un commando della polizia segreta bolscevica.

 

FONTE: https://diletant.media , 16.07.2021 – di Irina Romanova, Traduzione di Camilla Gentile

Camilla Gentile

Mi sono avvicinata alla lingua russa in modo del tutto inatteso quando, terminati gli studi alla facoltà di giurisprudenza, sono andata a vivere all’estero. La possibilità di abitare in vari paesi molto diversi fra loro mi ha offerto una magnifica occasione per conoscere culture e tradizioni di altri popoli e studiarne le lingue. Kiev è stata una tappa del mio percorso ed il luogo nel quale ho scoperto la mia passione per il russo.