I russi di successo nella società sono travolti da una crisi delle aspettative

I russi con istruzione superiore soffrono maggiormente di burnout professionale ed emotivo rispetto a coloro che, come si suol dire, “non sono delle cime”.

È emerso che una buona educazione e un buon reddito non sono sinonimi di un’elevata soddisfazione per la propria vita personale e professionale. Piuttosto sono dei fattori scatenanti per il fenomeno conosciuto in psicologia come burnout professionale. Ciò è stato confermato da un nuovo sondaggio dell’azienda AIBY, nel quale è stato chiesto agli intervistati se avessero o meno un “drive”, o, in altre parole, una motivazione trainante nella propria vita.

Il sondaggio ha dimostrato che i rappresentati dello strato sociale che nei paesi occidentali si definisce con il termine middle class (individui con istruzione superiore e reddito medio), soffrono di burnout più spesso delle persone prive di un’educazione superiore e che guadagnano meno di 25 mila rubli. Nella maggior parte dei casi il burnout viene sperimentato dai russi che guadagnano tra i 50 e i 100 mila rubli al mese – il 79% degli intervistati ha detto di sentirsi in questo modo.

Dalle risposte a una serie di altre domande si può evincere che il 38% degli intervistati si ritiene esaurito e il 32% ha notato in sé segni di carenza di forza e di interesse vitale in qualche periodo della vita.

 

Io andrei a fare il saldatore

Il paradosso sociale e psicologico che consiste nella mancanza di dipendenza diretta tra il tenore di vita e il livello di felicità (e viceversa) è noto da tempo, ma inizia ad acquisire tratti particolarmente marcati nella nuova realtà provocata dalla pandemia di Coronavirus.

In Russia la frattura tra il livello di reddito e la soddisfazione per la propria vita viene ulteriormente ampliata dalla crisi del sistema della mobilità verticale, cioè quando una buona educazione ha smesso di garantire una buona posizione lavorativa e una crescita professionale. Le stesse università si sono trasformate in “riserve di élite”, alle quali per una persona comune, seppur estremamente intelligente, è praticamente impossibile iscriversi per ragioni economiche.

Nelle interviste con Expert.ru, gli specialisti nell’ambito della preparazione professionale più di una volta hanno evidenziato che, a causa della combinazione dei fattori sociali ed economici, sempre più russi preferiscono un uovo oggi (un lavoro meno prestigioso, ma che garantisce il pane sulla tavola) che una gallina domani, cioè un diploma universitario, che, oltre ai costi di formazione, comporta anche un ritardo di 4-5 anni nell’ingresso nel mondo del lavoro. Ciò accade principalmente perché sempre meno famiglie russe possono permettersi di mantenere un “bambino” ormai pienamente adulto, dal punto di vista delle esigenze materiali, per un periodo ulteriore.

La tendenza dello spostamento delle priorità da quelle di lungo termine a quelle più immediate è stata confermata anche dal sondaggio dell’azienda Avito, pubblicato contestualmente al rapporto di AIBY. Dai suoi risultati emerge che la domanda per la formazione professionale nel secondo trimestre del 2021 ha mostrato una crescita dell’81% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. In questo caso la pandemia non gioca un ruolo propriamente principale: tra i primi posti delle ricerche di formazione professionale si collocano la professione del saldatore (con una crescita del 129%) e del massaggiatore (+123%) – cioè professioni che non contemplano lo smart working, che è diventato uno dei “biglietti da visita” del Coronavirus. (Questo, a proposito, è stato confermato anche dal sondaggio di AIBY, che ha dimostrato che l’orario di lavoro non ha un’influenza sostanziale sul burnout emotivo del lavoratore. Per di più, il 21% degli intervistati ha indicato un’influenza negativa del lavoro a distanza come fattore di burnout).

Tuttavia, è evidente che i partecipanti non respingano le occupazioni che notoriamente li farebbero rientrare nella categoria lower middle (medio-bassa) o addirittura working class (classe lavoratrice) – si ricorre all’utilizzo della terminologia occidentale in quanto riflette in modo più nitido la stratificazione sociale.

Questa situazione può essere definita come una precipitosa rivalutazione dei valori nella società russa: il rifiuto delle aspettative idealistiche a favore di una valutazione realistica delle proprie possibilità e delle prospettive del paese nel suo complesso, una nuova interpretazione dei concetti di status sociale, prestigio sociale e valori sociali.

 

Chiuso per rivalutazione

Questi valori, formatisi durante il periodo sovietico, si sono rivelati un colosso dai piedi di argilla: essi hanno goduto di grande fortuna resistendo quasi immutati per tre decenni dopo la morte del regime sovietico, ma la “nuova realtà” del dopo crisi li ha abbattuti del tutto in pochissimi anni, afferma il copresidente dell’Unione dei consumatori della Federazione Russa (prima – esperto di politica sociale, rapporti di lavoro e qualità della vita della Camera Civica della Federazione Russa) Vladimir Clepak.

“Ai tempi dei miei anni universitari, nel periodo sovietico, un diploma universitario era di per sé un valore, poiché si convertiva in uno status sociale corrispondente. I soldi generati da tale diploma, avevano un significato secondario, perché non tutto si poteva comprare con il denaro. Ma oggi i russi – soprattutto coloro che hanno iniziato una vita indipendente – non possono e non hanno particolarmente voglia di perdere anni per acquisire un qualche status sociale effimero – constata Clepak. – Loro vogliono vivere bene qui e ora e non in un radioso domani. Per loro è del tutto indifferente con quale lavoro guadagnare soldi perché il rublo ottenuto con l’autolavaggio e il rublo ottenuto con la ricerca scientifica hanno lo stesso potere di acquisto.”

Come dice il personaggio di Sergey Dovlatova “un buon fabbricante di bare sul mercato è valutato di più di un cattivo scrittore”. A proposito, nel periodo della pandemia il settore funebre è stato uno dei settori di maggio successo, e non si tratta di black humor, ma di realtà: secondo i dati del Rosstat, la mortalità in Russia nel 2020 è aumentata del 18%.

La rivalutazione dei valori professionali e formativi si riflette nel fatto che, ogni anno, per il crescente numero di diplomandi non in grado di passare integralmente l’OGE (esame di stato principale)  e ancor meno l’EGE (esame di stato unificato), la penetrazione nella categoria “medio-bassa” può essere percepita come un movimento verso l’alto – sullo sfondo di quel 4% che, secondo i dati raccolti dai sociologi di Expert.ru, penetra nel mercato del lavoro senza esperienza professionale di alcun tipo. Il loro destino professionale a parità di tutte le altre circostanze è quello di sostituirsi ai migranti scomparsi dal mercato del lavoro russo.

“C’è anche un’altra ragione di questa rapida rivalutazione dei valori – dice Clepak. – La stessa realtà economica cambia così velocemente, che 5 anni di istruzione all’università è un periodo troppo lungo perché lo studente possa essere sicuro che la sua specializzazione, una volta preso il diploma, rimanga richiesta sul mercato. Questo è un gioco con la posta in palio troppo alta, che si può permettere un numero sempre minore di persone. È evidente che ritrovarsi non richiesti con un diploma universitario in mano è una situazione molto più traumatica a livello psicologico, di quella di chi è disoccupato senza diploma. Avere un’istruzione superiore oggi ha smesso di agire come fattore di sicurezza sociale, come risulta evidente dai sondaggi di opinione.”.

Questo fenomeno dell’eccedenza delle “menti” in mancanza della “braccia” è caratteristico non solo della Russia. In Canada, uno dei paesi più sviluppati del mondo, facenti parte del G7, non è raro incontrare persino dottori in scienze, che lavorano come taxisti o consegnano le pizze. L’unica differenza è che in Canada queste persone sono immigrati recenti, che non si sono ancora integrati pienamente nel mercato del lavoro locale. In Russia, invece, migliaia di ragazzi giovani si mettono sullo stesso piano dei “migranti interni” con una scelta decisamente non certa della loro professione futura, lusingati dai suoi futuri benefici sociali (immaginari).

La prevalenza di persone con burnout emotivo proprio nell’ambiente dei lavoratori di maggior cultura, in confronto alla percentuale di queste persone in sfere meno complesse dell’economia, si spiega con la disillusione dei primi per il dogma che dà per scontato che le spese per la formazione (temporali ed economiche) debbano per forza rientrare. Ma come tutti gli altri, gli investimenti nell’istruzione nell’economia di mercato non danno una garanzia del 100% di successo dell’impresa – allo stesso tempo le persone che hanno investito su di sé il minimo (lower middle class), durante ogni crisi perdono solo il minimo.

Tutto ciò, di conseguenza, si trasforma in un’illustrazione ideale della saggezza popolare “meno sai – meglio dormi”. Oppure, usando le parole degli specialisti nell’ambito dei rapporti di lavoro, la realtà post-Covid, la situazione economica e demografica rendono il mercato della forza lavoro non qualificata più elastico in confronto a quello della forza lavoro qualificata.

 

Scambio piccole perle con una zuppa grassa

C’è anche un altro modo di dire che si associa direttamente ai risultati del sondaggio sociale: “A chi la zuppa liquida, a chi piccole perle”. Vjačeslav Bobkov, direttore del laboratorio per i problemi dello standard e della qualità della vita, presso l’Istituto per i problemi socio-economici della popolazione dell’Accademia russa delle scienze, spiega: il fatto che per gli specialisti con un livello di istruzione elevato la delusione per la vita alle condizioni attuali sia molto più forte che nei lavoratori meno qualificati, è del tutto naturale.

“La crisi del Coronavirus si è ripercossa più potentemente sulla possibilità di soddisfare quelle necessità, che sono importanti proprio per le persone di livello sociale relativamente alto – dice. – La pandemia ha limitato la possibilità di viaggiare, andare a teatro o ai musei, partecipare a eventi professionali o sociali – in altre parole tutto ciò per cui, in larga misura, queste persone cercavano un lavoro altamente retribuito e per cui hanno ottenuto l’istruzione superiore. Allo stesso tempo, le persone con meno richieste e necessità non soffrono particolarmente per la scomparsa delle possibilità di cui non avrebbero comunque usufruito o verso cui sarebbero stati indifferenti”.

In completo accordo con la celebre “piramide di Maslow”, la crisi ha reciso la sua sommità, lasciando più o meno intonsi gli strati di base. Per coloro per cui l’aspetto materiale nella vita è più importante di quello spirituale, non c’è ragione per “esaurirsi” perché essi da sempre non si prefiggono un qualche compito superiore.

“Certamente anche le persone con un alto livello di istruzione vogliono mangiare, ma oltre a questo vogliono dalla vita anche qualcos’altro, che non si può comprare al negozio. Se una persona vede che il suo lavoro, indipendentemente da quanto venga retribuito, non le dà la possibilità di autorealizzarsi, semplicemente perde la voglia. La crisi emotiva della classe media – è in larga misura una crisi di aspettative” – riassume l’esperto.

C’è una celebre parabola di un vecchio pirata che per quanto oro accumulasse, lo spendeva solo in tabacco e rum – sebbene, sembrerebbe, avesse tutte le possibilità di comprare qualsiasi delizia immaginabile e inimmaginabile della vita. Sostituite il tabacco e il rum con gli spiedini (šašlyki – tipici spiedini russi) accompagnati dalla relativa bevanda in dacia (tipica casa in campagna russa) e si ottiene una perfetta analogia con quel “escapismo sociale”, verso cui tendono sempre più russi dall’inizio del 2020.

 

FONTE: expert.ru, 29/07/2021 – di Igor’ Serebrjanyj

Eleonora Groppi

Da quando ho avuto l’occasione di studiare la lingua e la cultura russe all’università, non ho mai smesso di innamorarmi di tutte le loro sfaccettature. Tradurre è per me un modo per rendere accessibile a tutti questa meravigliosa cultura.