Recensione de “La febbre dei Petrov e altri accidenti”, di Aleksej Sal’nikov

Recensione de "La febbre dei Petrov e altri accidenti", di Aleksej Sal'nikov

La vita in una città di provincia degli Urali può essere decisamente noiosa. Anche i Petrov, protagonisti di questa storia, la reputano una noia mortale. Eppure, in un ambiente che apparentemente non ha nulla da offrire, sono proprio loro gli unici punti vivi in grado di regalare al lettore l’inaspettato.

Recensione a cura di Giulia Cori

 

Petrov lavora come meccanico in officina. È quello che ha sempre fatto ed è già rassegnato alla consapevolezza che è ciò che sempre farà: starsene “nella fossa”, perennemente sepolto sotto una macchina, costretto a posizioni che gli spezzano le ossa. L’ex moglie, la signora Petrov, è bibliotecaria nella biblioteca cittadina e passa le sue giornate nel silenzio del luogo di lavoro e in quello della casa in cui vive con il figlio, il giovane Petrov, un ragazzino apatico che passa tutto il suo tempo libero davanti ai videogiochi.

L’inverno nella profonda provincia russa può essere deprimente, con la sua neve annerita ai lati del marciapiede, i cupi residuati sovietici che preservano la loro funzione primaria ed essenziale, l’utilità, ben più importante di finezze estetiche o velleità storiche ed ideologiche. Le facce che si incrociano alle fermate del filobus sono stanche a tutte le ore e il freddo è forse l’unico brivido che percorre quei morti ambulanti.

Eppure, i protagonisti del romanzo di Sal’nikov sono dei personaggi a tutto tondo, che si rivelano attraverso la voce narrante nei loro aspetti più bizzarri, per loro tanto naturali da finir mimetizzati nel grigiore generale che li avvolge.

La febbre dei Petrov
La febbre dei Petrov, traduzione di Leonardo Marcello Pignataro. Francesco Brioschi Editore, 2020.

Petrov senior passerà pure le sue giornate nella sua fossa, all’ombra di una macchina, ma quando se ne torna a casa mette prontamente da parte la monotonia della vita reale, per addentrarsi in un mondo fatto di altri pianeti e viaggi spaziali che con innato talento è in grado di tracciare a china in fumetti che disegna senza uno scopo preciso, per puro piacere.

La signora Petrov, dal canto suo, sarà anche mortalmente annoiata e infastidita dallo sparuto gruppo di lettura che si riunisce in biblioteca ogni settimana, privandola di quel salutare silenzio che tanto aggrada la sua sociopatia, ma allo stesso tempo degli altri ha un bisogno incontrollabile che si manifesta in violenti attacchi di gelida passione omicida. La signora Petrov non sa esattamente cosa sia l’amore, pensa di non riuscire ad amare realmente neanche l’ex-marito (ex di comune accordo, per evitare di finire vittima in uno dei “periodi no” della squisita consorte) o quello sciapo figlioletto.

Il piccolo Petrov. Be’, su di lui in effetti non c’è molto da dire: adora i fumetti del padre che, con grande rammarico dei genitori, costituiscono la sua unica lettura; gioca al computer tutto il tempo, insieme a un amico coetaneo, miserevole alla vista quanto lui.

Sal'nikov
L'autore [Fonte: Moskvič Mag]

Accanto ai Petrov, Sal’nikov pone un microcosmo di personaggi pittoreschi nel loro realismo, che gravitano attorno alla famiglia e vengono investiti, come i Petrov, da un’epidemia febbrile durante le feste natalizie. A cominciare da Petrov che, cocente e stordito, viene trascinato dall’irresistibile e indecifrabile Igor’ in una bevuta clandestina a bordo di un carro funebre, tutta la famiglia sarà contagiata da questo strano morbo che annebbia la vista e la coscienza, portando a risvegli inaspettati.

La signora Petrov si accorge (o forse non realizza mai del tutto) di essere anche lei capace di amare, quel marito malinconico, solido e discreto compagno di vita, e anche l’improbabile frutto dei suoi lombi, in qualche modo l’unica presenza molesta a non mandarla in bestia. Il piccolo, febbricitante Petrov smania, per la prima volta, per lasciare il divano sul quale langue da giorni, in preda all’alternanza di brividi gelati e vampe soffocanti. È Natale e lui non ha mai avuto tanta voglia di partecipare alla festa dell’abete come quest’anno.

Il racconto delle brevi vicissitudini dei Petrov è la narrazione della monotonia provinciale russa, ma anche della noia universale umana che ci consente di lamentarci ogni giorno di una vita che non è esattamente come l’avevamo immaginata a dieci anni. È estremamente complicato, e frustrante, dover fare i conti con la realtà e accettare che l’esistenza non sia niente di speciale e che, come umani, abbiamo bisogno di qualche via di fuga per dare sfogo alla delusione di un’eterna e invariabile vita di provincia.

Come i migliori prosatori russi, Sal’nikov mette a nudo un angolo minore di Russia per descrivere una condizione universalmente condivisa. Il suo stile è naturale, scevro di superfluità, verrebbe quasi da dire formalmente sovietico. Allo stesso tempo, non si può non cogliere la ricchezza dei riferimenti alla cultura e alla letteratura russe, continui e circostanziati.

Senza profonde digressioni in cui rischiare di dilungarsi, l’autore lascia un finale né aperto né chiuso, anzi probabilmente non conclude affatto, perché se questo è un romanzo di vita, allora deve far sue la stessa indeterminatezza e la stessa assenza di qualsiavoglia struttura regolatrice che dominano indiscutibilmente l’esistenza reale.

In quel momento, seduto lì in macchina con lui, Petrov avvertì con particolare intensità in quali macerie era ridotta la propria vita, per quanto in realtà di macerie non ce ne fossero, c’erano la famiglia, il lavoro, tutti erano relativamente felici […]. Pensava di essere il protagonista principale di una storia e invece saltava fuori che era solo il protagonista di un filone secondario di un grande intreccio molto più drammatico e cupo della sua intera vita. Ecco cosa stava succedendo.

Giulia Cori

Nella mia migliore tradizione, ci è voluta una laurea in letteratura inglese per farmi apprezzare quella russa. Considero la letteratura russa e il suo modo di vedere il mondo semplicemente incantevoli.