Recensione di “Donbass, la guerra fantasma nel cuore dell’Europa”, di S. Reginella

Recensione di "Donbass, la guerra fantasma nel cuore d'Europa", di Sara Reginella

Sara Reginella si reca nel Donbass nel 2014, per vedere con i suoi occhi quello che all’Occidente sembra non interessare. L’autrice riporta ad Ovest una narrazione che mescola elementi di realismo e di finzione, cercando di ricomporre l’immagine frammentata di un luogo spezzato.

Recensione a cura di Anna Cavazzoni

 

Donbass, la guerra fantasma nel cuore d’Europa è un libro a metà tra la testimonianza e la fiction. Scritto da Sara Reginella e pubblicato nel 2021 dall’editore Exòrma nella sua collana “Scritti traversi”, si sviluppa come un’inchiesta di carattere giornalistico sul conflitto in Donbass. L’autrice non nasconde la propria posizione politica sin dalle prime pagine.

Secondo Reginella, infatti, la Russia non ha avuto alcuna responsabilità nel conflitto. I protagonisti assoluti sono il battaglione Prizrak (“fantasma” in russo, da cui il titolo) e il popolo del Donbass, che incarna l’ideale del popolo che resiste al nazifascismo.

Il libro riprende le vicende biografiche dell’autrice, che, nel 2014, attraverso uno scambio di messaggi con l’amico Mark, viene a sapere della guerra in Ucraina, prima che ne sia data notizia dai
media occidentali. Da subito Reginella cerca di diffondere tra i suoi amici le prime immagini della
guerra: i chruščevki sventrati di Donetsk vengono però scambiati per case distrutte a Damasco e la
notizia per un falso. L’Occidente sembrava non volersi rendere conto della guerra in corso.

Donbass, la guerra fantasma nel cuore d'Europa. Exòrma, 2021

L’incontro-scontro con l’Occidente è un tema centrale nel libro e l’autrice si schiera apertamente ad Oriente, sebbene sottolinei più volte l’attaccamento alla città di Ancona, dove vive. Sara Reginella racconta i propri viaggi nei luoghi del conflitto e da scrittrice si trasforma immediatamente in compagna di viaggio, permettendo al lettore di prendere posto accanto a lei nei malridotti e maleodoranti autobus di frontiera, ritrovandosi a rispondere alle interminabili inchieste dei doganieri.

L’episodio più affascinante del libro è l’incontro dell’autrice con Staryj, un detenuto della
colonia penale di Chernukhino. Nonostante tutti i prigionieri siano già evasi approfittandosi delle
mura distrutte dai bombardamenti, Staryj (in russo “il vecchio”) decide di rimanere per poter usare il forno della prigione e sfornare pane per tutto il villaggio.

Nella narrazione sono introdotti diversi momenti di fiction, alcuni difficilmente individuabili dal lettore. Il primo è dedicato a un disegno sul muro che rappresenta il tipico ragazzaccio della sottocultura russa, il gopnik. Sta a rappresentare un’intera generazione di adolescenti, che nascosta nei podvaly, le cantine che diventano rifugio della popolazione nelle zone di guerra, non può andare a scuola o vivere una normale vita e trova conforto in una certa visione della guerra, quasi da videogioco.

Poi troviamo i due neonazisti Viktor e Andrij, che partecipano alle proteste dell’Euromaidan. I due
vedono l’avvenimento non tanto dal punto di vista politico, quanto come esperienza estrema. Affascinati dalla violenza, l’ubriachezza e le droghe, ammirano affascinati l’apparizione della statua della Madonna.

Infine, la coppia di evasi Jurij e Pavel, a cui Staryj non fa cenno, ma che l’autrice crea per rappresentare la storia dell’evasione dal carcere. Jurij muore travolto dalla folla, mentre il suo compagno di dormitorio, Pavel, cerca di rianimarlo.

Lo stile di Reginella è a volte interessante, a volte eccessivamente barocco. Voglio riportare
un passo che può riassumere ciò che trovo la forza maggiore del libro: una viscerale nostalgia per
un’epoca che non si è mai vissuta:

Il blocco di cemento allarga le braccia e ci accoglie con la stessa generosità con cui aveva accolto, cinquant’anni prima, molte delle famiglie che ancora la abitano. C’è poca luce e i muri sono anneriti. I vetri ai vari piani sono intonsi ma appannati, il palazzo respira e con lui i figli che lo abitano. Accarezzo le pareti scure e quel ventre ringrazia, lasciandomi annusare il suo odore di cemento, di muffa, di cantina, di buono.

Moltissime sono le fotografie che accompagnano la narrazione. In bianco e nero, testimoniano la veridicità del conflitto che viene raccontato e sono sempre accompagnate da una didascalia, ripresa dal testo stesso. La guerra fantasma di Sara Reginella è un libro che celebra la bellezza e la forza dell’Ucraina e del suo popolo. Tuttavia, a chi cercasse una fonte di informazione obiettiva sui rapporti tra Russia e Ucraina consiglierei di tenere presente la natura personale e, a tratti, romanzesca del volume.

Reginella Donbass

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