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Biografia di Ded Moroz – Nonno Gelo

Spazzare la neve, ricoprire di ghiaccio spesso il fiume, cospargere d’argento il malinconico bosco, sono questi i compiti del mastro delle faccende invernali. Una tale temibile forza della natura durante i tempi pagani veniva considerata una divinità: il Signore del Freddo. Nel corso dei secoli, gli slavi si sono adattati all’austero nonno, imparando perfino a rabbonirlo, e, nel XX secolo, hanno addirittura utilizzato la sua immagine per le festività di capodanno. Leggiamo la biografia di Ded Moroz, Nonno Gelo, a cura di Natal’ja Letnikova.

Non importa come lo chiami, Gelo apparirà

Morok, Morozko, Karačun, Treskun, Studenec… 

Pozvizd è una divinità, protettore delle tempeste e del cattivo tempo in un mantello di vento, che lascia cadere fiocchi di neve. Oppure Zimnik, un vecchio dai capelli bianchi con un bastone di ferro in mano. Dove passerà, lascerà il freddo dietro di sé e il suo seguito condurrà. Compagni di viaggio alla stregua del padrone – uccelli mietitori, orsi bruni, lupi delle bufere, anime congelate e morte. Nelle lunghe sere d’inverno i nostri antenati inventarono un gran numero di nomi per il “progenitore” di Nonno Gelo. La cosa principale è che avesse un carattere severo.

“L’elemento folclorico”

Morok era il dio slavo della menzogna e dell’inganno, ma anche il signore del freddo feroce. Incombeva con la nebbia sulla neve, provocava il gran gelo. Secondo una versione, Nonno Gelo prende il nome dall’antico spirito slavo. Un vecchio arruffato che trasforma le persone in statue di ghiaccio. Incontrandolo involontariamente “cadrai a terra svenuto”.

Treskunec e Studenec sono nomi nuovi dati allo spirito dell’inverno e i primi tentativi per rabbonire il padrone austero del freddo, e al contempo ritoccare la sua immagine sciatta. Secondo la leggenda, Treskunec ha un bastone con la testa di toro – simbolo di fertilità.

Il nonno misterioso divenne alla fine uno dei personaggi preferiti delle fiabe popolari. Il celebre collezionista del folclore russo, Aleksandr Afanas’ev, incluse nella sua raccolta entrambe le storie: quella della provincia di Novgorod e quella di Kursk. In totale, gli studiosi hanno contato fino a 40 varianti russe della fiaba su Morozko

Il personaggio letterario

Gli scrittori hanno intrecciato la propria opera con queste narrazioni, leggende, e detti popolari. Il nonno austero diventò buono nel corso dei secoli, trasformandosi da Treskun e Karačun al nobile Moroz Ivanovič. È così che Vladimir Odoevskij chiamò rispettosamente il personaggio principale della sua fiaba. 

Il nonno non è solo chiamato a gestire l’inverno, ma anche a dare degli insegnamenti. Rukodel’nica, la ricamatrice e Lenivica, la pigra attraverso un un pozzo si ritrovarono nella terra di ghiaccio. Poterono lavorare e ricevere dei regali. Non solo per la festa, ma perché se lo meritarono. “Nulla ci viene dato gratuitamente, senza lavoro, infatti il proverbio viene tramandato dai tempi antichi” sosteniene l’autore. Sono passati 175 anni dalla pubblicazione della fiaba all’interno della raccolta “Detskie skazki o dedyški Irineja”, e la verità è sempre attuale.

Usanze popolari, superstizioni e incantesimi … ma della bontà non è rimasta traccia. Solo la verità della vita. Una storia in versi raccontata da Nikolaj Nekrasov. La povera vedova contadina, Dar’ja andò nel bosco a prendere la legna, dove incontrò disgraziatamente Moroz, Krasnyj Nos1. Sebbene Dar’ja fosse combattiva, il dolore la devastò, e Gelo-voivoda, come nei tempi antichi pagani, si rivelò spietato … E così ci fu il triste epilogo. “ E Dar’ja rimase ferma e immobile/nel suo sogno incantato”.

L’aspetto pratico 

Quanta più neve cadrà, tante più saranno le probabilità di un’annata fertile. Una verità agraria che ha superato la prova di migliaia di raccolti. La neve viene gestita dal padrone dell’inverno. In Russia, durante gli Svjatki2, il Giovedì santo, alla vigilia del Natale, la sera di Vas’ilev, o del Vecchio Anno Nuovo, si celebrava il rito chiamato “il richiamo del Gelo”. Ogni provincia aveva scelto un giorno diverso per onorarlo.

Invitavano il padrone dell’inverno per una refezione con la richiesta di “non uccidere né il lino, né la canapa, né l’avena”, implicando così che nessuno si aspettasse il gelo in estate. “E d’estate non venire, i cetrioli non ingerire/risparmia la rugiada e di inseguir i fanciulli non accada”, recitavano nella regione di Pskov mentre offrivano a Moroz riso cotto con uva passa, le frittelle russe, bliny, e la gelatina di avena. Lasciavano l’offerta all’ingresso o sulla finestra, e nella provincia di Mosca riuscivano a invitare Gelo attraverso la canna fumaria del camino.

A Rjazan intrattenevano Gelo con i koljadki3. Durante il giro di visite i cantanti di koljadki chiedevano dolcetti e un “bicchierino”: “Se non mi porti il bicchierino, io ti darò il bastoncino: sono Gelo e l’avena tua sfacelo”. Queste minacce trovavano una risposta reattiva del padrone di casa.

Gelo veniva accompagnato con tutti gli onori all’incontro con la primavera. Nella provincia di Novgorod cuocevano 40 “noci” di farina di segale e avena, accoglievano Gelo con le frasi “vai via finché sei in tempo”. L’usanza fa eco al presagio: dopo il 9 marzo ci sono 40 gelate notturne.

Il “capo” dell’albero di Natale

Lasciandoci alle spalle la parte drammatica del poema di Nekrasov, tornò alla ribalta l’immagine di Gelo-voivoda, padrone del bosco invernale e mago del regno dei diamanti di ghiaccio, delle perle e dell’argento. Nel trambusto delle festività natalizie all’inizio provarono ad adattarlo a Knecht Ruprecht e a “Nonno Nikolaj”. Nonno Gelo ha poco più di cento anni. L’usanza natalizia dei paesi occidentali completava l’immagine russificata: in una pelliccia e con gli stivali di feltro, con una lunga barba bianca e un bastone. Nonno Gelo si diffuse in tutto il paese attraverso le cartoline d’auguri di Capodanno.

Tu getti le collane sull’albero,/fili d’oro. Allunghi/disgiungi i rami forti,/ Urli: “Guardate”. / Gridi tu, sollevi il ramo, con le mani delicate … / tanto meno lì se la ride/ridacchia il nonno/ con i baffi bianchi” scrisse Aleksandr Blok nel 1906.

Tuttavia, anche il mago delle fiabe cadde in disgrazia: al culmine della campagna antinatalizia degli anni ’20 fu considerato “un prodotto dell’attività anti-popolare dei capitalisti”.

“Identico a “Nonno Gelo” delle fiabe/con l’albero di natale porta lo slittino sotto braccio,/ una slitta con un bambino cinquenne./ Nulla di sovietico qui è confacente!” affermò il poeta Dem’jan Bednyj.

Un decennio dopo, il mago di Capodanno tornò di nuovo nelle feste dei bambini. Nel 1937 Nonno Gelo assieme a Sneguročka, simbolo delle acque ghiacciate,  furono i principali ospiti della festa nella Casa dei Sindacati.

Oggi l’ospite della festa allegra ha molti indirizzi: da Mosca a Velikij Ustjug. Il buon Nonno non solo riceve le lettere e porta i regali a chi si è comportato bene, ma aiuta anche a far fronte alle forze del male– durante le rappresentazioni di Capodanno. Il Nonno Gelo moderno è un mago mutaforma, che va da Santa Claus, amato dai bambini in Inghilterra, in Australia e America, al giapponese Segatsu-san e il colombiano Papa Pascual. In nessuna parte del mondo ci si aspetta che Nonno Gelo porti la neve, ma i regali, quelli sì.

Fonte: https://www.culture.ru/materials/150972/biografiya-deda-moroza 

Articolo di Natal’ja Letnikova, traduzione di Martina Fattore

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1. Letteralmente “Gelo, Naso Rosso” è il personaggio principale dell’omonimo poema in versi scritto da Nikolaj Nekrasov e pubblicato per la prima volta nel 1863.

2. Letteralmente “giorni santi” è il periodo che va dal Natale ortodosso all’Epifania

3. Canti rituali natalizi originari dell’Ucraina e della Bielorussia

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