Michail Rumjancev: l’incredibile destino del famoso clown Karandaš

Forse per molti il nome del clown Michail Rumjancev dice poco. Ma il suo nome d’arte – Karandaš – è conosciuto da un grande numero di amanti dell’arte circense.

Piccolo di statura, uomo divertente, ricorda un po’ Charlie Chaplin. In effetti, per i primi tempi aveva imitato la “stella” del grande cinema muto. Ma in seguito è riuscito a trovare il proprio personaggio che lo ha reso famoso. Riflettendo sugli anni vissuti, Rumjancev diceva che ognuno aveva il proprio modo di conoscere la verità, e il suo modo, quello di Karandaš, era il divertimento. Il pensiero di chi sarebbe diventato se avesse dovuto ricominciare tutto da capo, non ha mai nemmeno attraversato la mente di Rumjancev. Sosteneva che fare il clown era la sua condizione più naturale.

 

Da Charlie Chaplin a Karandaš

 

Nella famiglia, dove nacque il futuro artista del popolo dell’URSS, era il figlio maggiore. Quando Miša aveva sei anni, il fratello tre, e la sorellina uno, la madre morì. Il padre lavorava in fabbrica per mantenere i tre discendenti. A scuola Michail studiava poco, ma era un gran sognatore. Non fantasticava e basta, si immaginava come un indiano, un guerriero coraggioso, un viaggiatore, un navigatore.

La gioventù di Karandaš capitò negli anni più difficili: guerra civile, mancanza di professione e soldi. D’istinto Karandaš voleva essere più vicino all’arte. Disegnava cartelloni teatrali e vendeva biglietti al cinema. Una volta in città arrivarono famosi attori americani. Suscitarono nel giovane un effetto talmente grande che anche lui decise di diventare un artista. All’inizio Michail studiava acrobatica e movimento scenico. Dopodiché terminò la classe di acrobati-eccentrici.

Quando arrivò il momento di andare in scena, il giovane studente non riuscì in nessun modo a superare il blocco psicologico. Lo aiutò l’insegnante di clownerie Mark Mestečkin. In seguitò divenne il direttore principale del circo sul Cvetnji Boulevard, dove Rumjancev lavorò per molti anni. Dopo la prima pratica estiva, diversi studenti entrarono a far parte del gruppo di artisti che si esibiva nel circo estivo del Gor’kij Park a Mosca.

Un poster pubblicitario di un esibizione di Karandaš

Proprio là Rumjancev, che era tra gli ospiti, mostrò per la prima volta il suo numero su Charlie Chaplin e riscosse il suo primo successo. Dopo aver iniziato ad esibirsi sull’arena professionistica, Michail Nikolaevič cominciò non solo a inventare i propri numeri, ma anche a riflettere con attenzione su ogni dettaglio degli sketch.

Tuttavia, in seguito decise di provare a improvvisare uscendo sull’arena del circo senza preparare battute e dirigendo il numero nel corso dell’esibizione. I numeri dell’artista erano vivaci, divertenti, dinamici, e al pubblico questo piaceva.

Il personaggio di Karandaš apparve nell’arena del circo di Leningrado. A quel tempo Rumjancev si convinse che c’erano troppe parodie di Charlie Chaplin e iniziò a pensare a un’immagine personale, originale. Ben presto il nuovo personaggio circense divenne il favorito del pubblico leningradese.

Nell’arena moscovita invece aveva un aiutante: un cagnolino di nome Kljaksa (scarabocchio, ndt); questa buffa coppia collezionava costantemente il tutto esaurito. Per comprare i biglietti “per Karandaš” la gente prendeva d’assalto il circo. Le persone venivano letteralmente trattenute dalla polizia a cavallo.

Il grande amore di un piccolo uomo

La moglie di Karandaš si chiamava Tamara Semenovna. Quando si conobbero l’artista era venti anni più grande di lei e di gran lunga più basso (la sua altezza era di 142 cm). La ragazza era alta, molto giovane e bella, per questo i genitori non consideravano la scelta della figlia un successo.

Tuttavia, la coppia trascorse quasi 50 anni di matrimonio stabile; ebbero una figlia, Nataša, che diventò critica d’arte.Di fatti Tamara gestiva la compagnia di Karandaš, lo aiutava attivamente in tutto, e quando l’artista prese il cagnolino, fu lei a trovare un soprannome divertente. Tamara Semonovna capiva molto bene suo marito. Si dice che durante la Prima Guerra Mondiale, Karandaš si rifiutò di rinunciare a Kljaksa, che non facevano salire sul treno per evacuare la città.

Allora, l’artista insieme al cagnolino camminò per tre mesi e prendendo vari mezzi arrivò da Mosca a Omsk. Tutti erano convinti che il famoso clown fosse morto, solo sua moglie era convinta che fosse vivo. È incredibile, ma è andata così.

Michail Nikolaevič Rumjancev visse quasi 82 anni. Due settimane prima della sua morte, si esibiva ancora nell’arena del circo…

 

FONTE: zen.yandex.ru , 19/11/2018

 

Traduzione a cura di Diletta Bacci. Sono passati cinque anni ormai dal fatidico giorno in cui ho deciso di immergermi prima nel mondo russo e poi nel mondo slavo in generale. Mai scelta fu più azzeccata, adesso sto solo aspettando di poter tornare là e continuare a scoprire le bellezze di questa cultura. 

 

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