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Rudol’f Nureev: storia di uno dei più famosi rifugiati sovietici

Rudol’f Nureev: come visse uno dei più famosi rifugiati sovietici . In questa data 29 anni fa ci lasciava lo straordinario ballerino

La vita di Rudol’f Nureev è stata sorprendente e avvincente già molto tempo prima della sua fama mondiale, proprio sin dalla nascita. E nel senso propriamente letterale della frase: nacque il 17 marzo 1938 su un treno diretto a Vladivostok, in un punto imprecisato tra Irkutsk e Sljudjanka. Venendo alla luce per strada, è come se il danzatore avesse scelto immediatamente la vita dell’eterno viandante, destinato a lasciare la patria per nuove scoperte.

La famiglia Nureev, che oltre a Rudolf contava altri tre figli, viveva a Ufa in grande povertà. Al punto che, una volta, da bambino, non avendo gli stivali per andare a scuola la madre dovette portarlo fin là in braccio. Tuttavia, nonostante la severità della loro situazione materiale, la madre, Farida Agliulovna, si impegnava a stimolare i figli dal punto di vista culturale e a instillare in loro il senso della bellezza. Per questo motivo all’età di cinque anni Rudol’f scoprì per la prima volta il balletto. E si innamorò per sempre di quest’arte. Ben presto iniziò a frequentare le lezioni al circolo di danze popolari. A 11 anni Nureev iniziò a prendere lezioni dall’ex ballerina della compagnia di Djagilev, Anna Udal’tsova, che si trovava a Ufa in seguito a un’evacuazione. Bisogna riconoscere che per tutta la vita Rudol’f ebbe la fortuna di avere degli ottimi maestri, grandi non solo dal punto di vista professionale ma anche e soprattutto per il modo trepidante e disinteressato in cui hanno saputo trattare il suo dono. Gli insegnanti di Nureev hanno fatto molto per il suo progresso. La stessa Udal’tsova, avendo compreso il talento del suo allievo, al quale chiaramente l’ambiente di Ufa sarebbe presto risultato stretto, insistette perché il ragazzo andasse a studiare a Leningrado.

Rudol’f Nureev durante le prove del balletto «Romeo e Giulietta» al teatro Coliseum di Londra, 1980 (Michael Ward).

Rudol’f venne ammesso alla scuola coreografica di Leningrado a 17 anni, un’età piuttosto avanzata per entrare in istituto. Non aveva buoni rapporti con gli altri allievi: veniva deriso sia per la sua età sia per i modi provinciali, cosa che Nureev non lasciava correre e spesso finiva per fare a pugni con chi lo offendeva, al punto che più di una volta rischiò la sospensione. Il ballerino spiegava che il suo temperamento irascibile fosse dovuto alle sue origini. Così si legge nella sua autobiografia: «Non sono in grado di definire con precisione cosa significhi per me essere tataro e non russo, eppure dentro di me sento questa differenza. Il nostro sangue tataro scorre più velocemente in un certo senso ed è sempre pronto ad andare in collera».

Alla scuola di Leningrado Rudol’f incontrò un’altra figura di grande importanza per la sua vita, il maestro Aleksandr Ivanovič Puškin. Nureev non fu soltanto suo allievo, ma visse anche insieme a questi e alla moglie, Ksenija Jurgenson, poiché non riusciva ad abituarsi alla vita in convitto. È piuttosto complesso descrivere con precisione che tipo di relazione ci fosse tra i tre. Si dice che Nureev avesse un legame intimo sia con Puškin che con la moglie (il ballerino era bisessuale), anche se è impossibile confermare questo dato.

Dopo la scuola Nureev restò a Leningrado e iniziò a esibirsi al teatro dell’opera e del balletto Kirov (l’odierno teatro Mariinskij). Ed è su questo palco che debuttò con la parte di Frondoso nel balletto «Laurencia».

Rudol’f Nureev durante delle prove, 1962 (Jack Mitchell).

Per via del carattere difficile e imprevedibile di Nureev la direzione del teatro preferiva non mandarlo nelle tournée internazionali. Tuttavia, nel 1961 fu costretta a cedere in ogni caso per insistenza della parte ospitante. In quell’occasione Nureev si recò a Parigi e non fece più ritorno in patria: il 17 giugno, all’aeroporto Le Bourget, si rivolse a due poliziotti e comunicò il suo desiderio di rimanere in Francia. Ovviamente cercarono prima di impedirglielo e poi di farlo tornare con minacce, intimidazioni e pressioni sui suoi genitori. Il padre più di una volta gli telefonò supplicandolo di tornare e alla fine scelse di disconoscere il figlio.

Dopo la fuga, la carriera di Nureev si sviluppò favorevolmente: debuttò sulla scena del Théâtre des Champs-Élysées davanti a un pubblico adorante. Dopo poco il ballerino si trasferì in Danimarca (la Francia non gli aveva concesso l’asilo politico) e in seguito a Londra. Per 15 anni Rudol’f danzò alla Royal Ballet di Londra. La partner più importante con la quale condivise la scena fu Margot Fonteyn. Dal 1983 al 1989 fu direttore artistico del balletto dell’Opera di Parigi.

Mikhail Baryšnikov e Rudol’f Nureev (John van Hasselt – Corbis).

Anche la vita privata di Nureev ebbe uno sviluppo positivo in Occidente e, se così si può dire, di successo. Per quasi 25 anni restò legato al ballerino danese Erik Bruhn. Anche se questo non gli impedì di avere relazioni con numerosi altri uomini.

Nel 1987 ottenne il permesso di entrare in Unione Sovietica per 72 ore e dire addio alla madre morente. In seguito vi tornò a distanza di due anni su invito di Oleg Vinogradov, e danzò sul palco del Teatro Kirov nel balletto «La Sylphide». Durante i suoi ultimi anni di vita Nureev si cimentò anche nella direzione d’orchestra.

Rudol’f Nureev morì di AIDS il 6 gennaio 1993.

 

Fonte Tatler Russia, 06/01/2022 – di Dar’ja Ivanova, Traduzione di Paola Ticozzi

Paola Ticozzi

Nella rete di casualità e cambi di rotta che mi contraddistinguono ci sono due costanti: la letteratura russa e Mosca. La traduzione è il ponte di collegamento tra questi poli di attrazione e la mia vita quotidiana. Il tutto con un pizzico di goffaggine.