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Recensione de “La magica Kolyma”, di Andrej Usačev

Recensione de "La magica Kolyma", di Andrej Usačev

Uno scrittore di libri per bambini, un corvo scorbutico e una terra immensa, meravigliosa, dorata, terribile: la Kolyma. Le fiabe amalgamano questi ingredienti finendo per unire passato e presente e, se verranno condivise con le nuove generazioni, avranno il potere di guarire il futuro. La bellezza e il potere della fiaba vanno in scena ne La magica Kolyma.

Recensione a cura di Martina Fattore

Kolyma

Immaginate di venire improvvisamente svegliati nel cuore della notte dalla voce gracchiante di un corvo che vi invita nella Kolyma, una regione della Siberia nordorientale. Che fate? Beh, naturalmente se siete uno scrittore di libri per bambini vi prendete del tempo per riflettere… ma poi accettate, comprate un biglietto aereo e vi mettete d’accordo con il corvo che vi aspetterà davanti all’aeroporto di Magadan a bordo di una Nissan Safari con un mazzo di chiavi e una borsa da pilota sotto l’ala.

Ecco, è così che si apre la raccolta di fiabe La magica Kolyma, uscita nelle librerie il 20 novembre 2021 per Valentina Edizioni (gruppo editoriale Brioschi) nella traduzione di Francesco Bigo. Attenzione, però! Non fatevi ingannare dalla parola “fiabe”, dalle illustrazioni e dal formato cartonato del libro perché questo è anche, o forse soprattutto, un libro per adulti – più avanti capirete il perché.

Jukagiryč è dunque il nome del saggio corvo siberiano, nonché guida inconsueta del protagonista moscovita disorientato, lo stesso scrittore Usačev. Il suo nome è altamente evocativo poiché gli jukagiry sono una delle popolazioni indigene – assieme a coriacchi, čukči e altri popoli paleosiberiani – che occupa da tempo immemore alcune delle regioni sconfinate della Russia artica e subartica, ma anche perché il corvo è da essi considerato un animale archetipo da cui discendono tutte le creature.

Nel corso del loro viaggio alla scoperta dell’immenso territorio della Kolyma, Jukagiryč troverà continui spunti per raccontare allo scrittore il visibile e l’invisibile che li circonda e lo farà attraverso ben 20 fiabe. Perché le balene non si avvicinano più alla riva? Da dove arrivano i moscerini? Qual è la canzone più lunga? Perché la Kolyma è dorata? Perché i mammut si sono estinti? Sono solo alcuni degli interrogativi che troveranno risposta nelle fiabe di Jukagiryč. Entreranno così in scena balene, salmoni, moscerini, orsi, renne, lupi che animeranno le vicende fantastiche, ma anche una fauna e una flora a noi meno familiare che ci dà un’idea della grandezza e della distanza da una terra magica, come temoli, eriofori, pulcinelle dai ciuffi e dal corno.

Ma non temete, perché laddove il pubblico italiano non riuscirà a cogliere qualche riferimento culturale e linguistico potrà fare ricorso al glossario alla fine del libro, frutto delle note dell’autore arricchite da quelle del traduttore Francesco Bigo. Degna di nota è, inoltre, la scelta dell’editore di mantenere alcune delle illustrazioni con la scritta originale in russo esponendo i propri lettori, grandi e piccini, a nuovi segni e visioni.

La magica Kolyma
La magica Kolyma, traduzione di Francesco Bigo. Valentina edizioni, 2021.

L’incontaminatezza senza tempo di personaggi e ambientazioni viene tuttavia interrotta dalle tracce dello sviluppo tecnologico umano; ed è così che il saggio corvo deciderà di raccontare a noi e allo scrittore una toccante e, di certo, originale storia d’amore tra una draga e un escavatore.

La fiaba si trova ad essere il mezzo e il filo conduttore della narrazione, ma anche la vera protagonista dell’opera di Usačev. Infatti sin dai tempi antichi la potenza di questo genere narrativo è sempre stata quella di stimolare l’immaginazione dei più piccoli, di guidarli alla scoperta del mondo e, al contempo, portare gli adulti alla riflessione, alla ricerca di un filo che li connetta con ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà. Evocare per connettere.

E Usačev conosce bene questa potenza, avendo alle spalle la pubblicazione di circa duecento libri per l’infanzia, così come l’illustratore Igor’ Olejnikov che ha arricchito la narrazione con il suo linguaggio artistico. Entrambi insigniti del premio internazionale Hans Christian Andersen, si rivelano un connubio vincente, navigato e decisamente pregevole.

A sinistra: lo scrittore Andrej Usačev, a destra: l’illustratore Igor’ Olejnikov

A questo punto viene da chiedersi: ma per quale motivo uno scrittore moscovita decide di scrivere una raccolta di fiabe ambientata nella Kolyma? Alla fine del libro Usačev ritiene di dover spiegare ai più grandi cosa lo ha spinto a scrivere La magica Kolyma, facendo una vera e propria dichiarazione di intenti in quella che intitola “postfazione per gli adulti”.

A mio avviso è qui che l’intera opera sprigiona la sua forza, e che il vaso di Pandora viene finalmente scoperchiato: Usačev afferma la volontà di riabilitare, termine evocativo nella coscienza nazionale storica russa, un intero territorio dalle atrocità del GULAG prendendo esempio dalla natura anch’essa vittima di quel periodo buio, e che sta lentamente cicatrizzando le ferite infertele dal disboscamento feroce.

Ciò non significa dimenticare quello che è stato, e Usačev lo mette ben in chiaro includendo nella raccolta la fiaba degli spiriti maligni di Butugyčag, liberamente ispirata alla vicenda biblica di Caino e Abele; piuttosto, si tratta di creare un’altra prospettiva, di salvare una realtà che rischia di sprofondare sotto il peso insostenibile dell’eredità storica rischiando di avvelenare irreversibilmente un territorio ricco di bellezza.

Ne L’idiota Ippolit, rivolgendosi con scherno al principe Miškin, pronunciò l’enigmatica frase destinata a diventare tanto leggendaria quanto incompresa “La bellezza salverà il mondo”; personalmente, mi piace pensare che la bellezza trascendentale e salvifica di cui parlava Dostoevskij risieda nel tentativo di Usačev di salvare la Kolyma attraverso le fiabe.

Kolyma

Ma la cosa più importante, – Jukagirič socchiuse gli occhi – la cosa più importante di tutte è che
non bisogna perdere le fiabe. Le fiabe, forse, sono quanto di più bello c’è in questa vita.

Martina Fattore

Cresciuta nelle terre molisane, non potevo far altro che innamorarmi di un posto altrettanto irreale. Le incomprensioni con perfettivi e imperfettivi non mi hanno impedito di vivere il celebre inverno russo: gelido ma pieno di calore umano condiviso davanti a una buona tazza di čaj e kalitki.