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Sarà molto dura per i russi

Boris Akunin sulla fondazione del movimento umanitario-culturale “La Vera Russia”[1]

Boris Akunin. Nikolaj Galkin/ITAR-TASS

Non molto tempo fa abbiamo parlato con il famoso scrittore a proposito del completamento del suo progetto monumentale “Istorija Rossijskogo gosudarstva” [“Storia dello Stato russo”, N.d.T.], il cui ultimo volume è dedicato agli eventi che hanno provocato la dissoluzione dell’ex organizzazione statuale e dato origine a un nuovo ordine in Russia. Il discorso toccava anche il ruolo dello zar Nicola II nella tragica demolizione della storia russa. L’analisi storica degli eventi attuali arriverà in futuro, nel frattempo ho posto allo scrittore alcune domande personali.

– Sente di aver subito una sconfitta personale? I suoi libri hanno venduto milioni di copie, sono stati letti da cima a fondo, i suoi scritti storici sono stati consultati da chi voleva capire la storia ma non aveva gli strumenti per comprendere, ad esempio, Solov’ëv[2], parliamo dunque del lettore medio, diverse fasce della popolazione hanno dato ascolto alla sua parola. Ma tutto ciò non ha contribuito a modificare l’equilibrio tra le persone che sostengono il governo e quelle che vi si oppongono nelle sue azioni più aggressive.

– Non mi sono posto come obiettivo quello di “pascere i popoli”, cercavo solo di trovare delle risposte a diverse domande complicate. E, per quel che mi riguarda, le ho trovate. 

Se, invece, parliamo di sconfitta personale,  il discorso cambia.

Il fatto è che io ­– tutti noi  – negli anni Novanta abbiamo intrapreso i nostri progetti personali con entusiasmo rifiutando con sdegno l’impegno politico, perché la politica era “un affare sporco”, l’abbiamo lasciata così in mano a chi non aveva paura di sporcarsi.

Di conseguenza il mio progetto personale “B. Akunin” ha trovato una sua realizzazione, mentre il nostro progetto comune, la Russia come paese, è finito nelle mani di chi se l’è preso. E tutta la cerchia dei miei conoscenti, meravigliosi professionisti in diversi campi e artisti, si è comportata proprio come me. Abbiamo iniziato a muoverci solo nel 2011, quando era già troppo tardi.

– Riesce a trovare una spiegazione per quanto riguarda il sostegno ai sentimenti militaristici, se non quella di irradiare le masse attraverso la televisione?

La televisione è una ragione sufficiente. Ma, oltre a questo, non sono sicuro che si possa fare affidamento sui sondaggi russi. Un sondaggio svolto in un paese con una popolazione spaventata è una cosa inaffidabile. La gente dice una cosa e ne pensa un’altra.

– Cosa ne pensa della fuga di massa attuale dalla Russia e delle sue conseguenze per noi e per il mondo?

La Russia diventerà più debole. 

Tante persone con un grado di istruzione molto alto si ritroveranno al di fuori dei suoi confini, perché perlopiù sono persone del genere che vanno via. Un’altra fuga di talenti e cervelli.

– Come sarà l’emigrazione per i nuovi arrivati, saranno in grado di sopportare l’atteggiamento ostile nei confronti della Russia, di sistemarsi nei paesi occidentali?

Sì, sarà dura per i russi. Già lo è. Ma chi, se non noi, ha colpa del fatto che la Russia sia diventata un paese il cui presidente parla di armi nucleari? 

– Non ha la sensazione che i rapporti tra coloro che sono partiti o vivono fuori dalla Russia e coloro che sono rimasti e continuano a lavorare in una situazione difficile si stiano complicando? Mi riferisco alla reazione alle diverse dichiarazioni che arrivano dall’estero.

Io e tutte le persone con cui sono in contatto nutriamo un grande rispetto per chi si trova in Russia e non tace. Il vostro giornale che continua a lavorare in queste condizioni impossibili suscita la mia completa ammirazione. Dalla posizione di sicurezza in cui mi trovo io, non mi sento di darvi alcun consiglio. Sappiate solo che siamo dalla vostra parte.

– Come sta vivendo la Londra russa e lei personalmente?

Personalmente non posso scrivere nulla mentre in Russia si sta attuando quella che viene chiamata “operazione speciale”. Insieme a tutta la Londra russa a me nota sono impegnato nella fondazione del movimento umanitario-culturale “La Vera Russia”, che in una prima fase iniziale sarà impegnata in una questione assolutamente urgente: aiutare i rifugiati ucraini, e poi inizierà a dare supporto ai russi fuggiti dalla repressione. Nessuno li aiuterà se non la diaspora russa internazionale.

[1] In russo, Nastojaščaja Rossija. Nato agli inizi di marzo, il movimento è attualmente composto da expat russi: Boris Akunin, Leonid Parfenov, Andrej Makarevič, Ljudmila Ulickaja, Michail Baryšnikov e Sergej Guriev. Si tratta di un movimento antimilitaristico  che ha avviato una raccolta fondi destinata al sostegno dei rifugiati ucraini. Qui il link al sito web [N.d.T].

[2] Sergej Michajlovič Solov’ëv, storico russo del XIX secolo autore dell’opera in 29 volumi sulla storia della Russia dalle origini [N.d.T].

Autrice: Ol’ga Timofeeva, redattrice della sezione “Cultura”

Fonte: Novaja Gazeta, 16 marzo 2022

Traduzione: Martina Fattore

Revisione: Letizia Tarricone

Questo articolo è estratto dal N°28 del 18 marzo 2022 della Novaja Gazeta