Al momento stai visualizzando Recensione di “Russia. Guida sentimentale per viaggiatori solitari”, di S. Scrima

Recensione di “Russia. Guida sentimentale per viaggiatori solitari”, di S. Scrima

Recensione a cura di Giulia Gallo

Nota sentimentale alla Nota sentimentale:
L’autore del libro e del viaggio che qui sarà raccontato in secondo grado ha avuto l’inconsapevole lungimiranza di visitare la Russia in tempi a-pandemici. Pertanto il fortunato viaggiatore, il cui libro è uscito nel 2021, ha ritenuto opportuno inserire, all’inizio del volume, una Nota sentimentale, malinconica e a suo modo speranzosa, sulla possibilità prossima di ritornare a viaggiare.

È quindi per questo che, alla luce dei recenti eventi, si ritiene opportuno accennare un’ulteriore nota alla già sentimentale nota prototipa, in cui si dà appoggio alla speranza dell’autore e si rinnova l’appello alla necessità di leggere, anche se si trattasse di un libro contenente un invito che si spera sia solo temporaneamente anacronistico.

In Russia. Guida sentimentale per viaggiatori solitari, Stefano Scrima ci racconta la sua personale esperienza di viaggio in Russia, cercando di legittimarla e universalizzarla ad uso e beneficio del lettore che come lui, spinto da una curiosità quasi esotista, decide di intraprendere un viaggio forse più difficile di quanto si aspettasse.

Imperniata su piccole vicissitudini e comici siparietti, abbiamo davanti una guida costruita su un itinerario ben preciso e collaudato, snodatosi quasi titanicamente tra dieci giorni e tre città: San Pietroburgo, Mosca e Suzdal’. A poco sono serviti ammonimenti e risate di chi evidenziava il temibile squilibrio tra tempo a
disposizione e spazio da percorrere; armato di tenacia, un pizzico d’ingenuità e scarpe comode, Stefano è riuscito nell’impresa: cinque giorni nella città di Pietro, quattro nella capitale e un solo giorno a Suzdal’, gemma dell’Anello d’Oro.

Suzdal'
Suzdal' [Foto di Sergej Lavrent'ev]

Una guida quasi dialogica, a tratti didascalica, altrove piacevolmente colloquiale, nell’anima resta letterario-filosofica, con il pregio di un approccio estremamente democratico. Il testo è diviso in tanti piccoli capitoli, l’insieme dei cui titoli diventa un programma di luoghi comuni disattesi e idiosincrasie mai risolte di chi scrive: sappiamo, già solo dall’indice, che “Un giorno ti svegli” e “Niente Stravinskij sulla Prospettiva Nevskij”; ma si può sempre “Imparare a soffrire con Dostoevskij” e poi via “In treno con Venedikt Erofeev”.

Stefano Scrima, novello Marco Polo, è dichiaratamente e consapevolmente digiuno di Russia, ma usa una manciata di parole delle sue più illustri penne per aiutarsi a capire un paese e una cultura così dense. Arricchisce così l’intero volume con un consistente impianto citazionale – corredato di bibliografia, pur parziale – che lasci al lettore un’impronta, oltre che un’opinione.

Alle informazioni di carattere spirituale se ne aggiungono, a piccoli e più digeribili morsi, altre di carattere decisamente mondano, che rendono giustizia alla parola guida riportata nel titolo. Consapevole della sottile linea che corre tra dovere e piacere, Scrima calibra la dose di avvisi e ragguagli, addolcendo la pillola con note empatiche per il potenziale, ormai edotto viaggiatore futuro che si trova a dover fare i conti con la burocrazia dei visti della Federazione Russa.

È così che l’autore ci indica, non senza farci sorridere, come districarsi tra una babuška e l’altra, armati di solo Yandex translate e di un glossario meno che minimal. Le problematiche vere, però, sono ben altra cosa. La difficoltà del viaggio si declina per l’autore attraverso una condizione romanticizzata dell’essere – la solitudine – qui sublimata dal viaggio solitario. L’uso di questo aggettivo ci conduce ad un ultimo aspetto saliente della guida, che richiede pertanto una postilla.

Russia. Guida sentimentale
Russia. Guida sentimentale per viaggiatori solitari. Sabir Editore, 2021

Il pellegrino che racconta questo viaggio non è un eremita; al contrario, l’autore racconta di come gli abbia giovato la compagnia di un suo amico, compagno d’avventura. Ma allora è lecito il dubbio: perché il viaggiatore cui si fa appello è solitario? La scelta dell’aggettivo dichiaratamente sentimentale ha un movente che ricorre per tutta la visita: la peculiarità del viaggio raccontatoci è quella di esplorare le capitali del paese senza fare uso di «interpreti, guide turistiche o gruppi vacanze»; di lasciarsi trasportare dalle storture della propria
fantasia e dall’illusione dolce, quasi stucchevole, di aver conosciuto il vero spirito russo.

La solitudine allora non la si prova per una sedia vuota e un interlocutore assente; si tratta di un ancor più romantico eremo mentale che si può – e, secondo l’autore, si deve – cercare nel paese più esteso del mondo.
Nonostante ciò, nel corso del nostro viaggio tra le pagine a tratti impressionistiche e un po’ naif di un diario altrui, sembrerebbe che tutto ci dica il contrario: che in Russia sia impossibile essere davvero soli – anche quando lo si vorrebbe. Ed è così che il lettore scopre sorpreso – con la stessa sorpresa prima provata dal suo cicerone – un paese che si lascia conquistare, la cui bellezza sta essenzialmente nella sua non trascurabile disarmonia.

Giulia Gallo

Romana, classe 1996. Il mio amore per la lingua e la cultura russa nasce per puro caso, spinta dall'interesse per il diverso e l'ignoto, stimolata lungo il cammino da docenti e persone meravigliose. E alla fine, è il russo che ha conquistato me. Dopo la laurea triennale in Lingue e Letterature Moderne a Roma ho avuto l'occasione di trascorrere, nell'ambito della magistrale, il tanto desiderato semestre a San Pietroburgo nel 2019; ho avuto l'ennesima conferma che la strada intrapresa era quella giusta. Non resta che continuare a percorrerla, colmando la nostalgia con la pratica traduttiva e continuando ad imparare, guidata da interminabile curiosità.