Olimpiadi del 1980: preparazione gastronomica e ideologica dell’URSS

La preparazione per le Olimpiadi durò quattro anni, un tempo a malapena sufficiente: era importante non sfigurare davanti al mondo. E si trattava di una questione che riguardava non solo e non tanto lo sport.

Nel 1976 il Comitato Olimpico Internazionale concesse all’Unione Sovietica il diritto di ospitare le prime Olimpiadi nel paese del socialismo. In quattro anni a Mosca furono costruiti il villaggio olimpico, il complesso sportivo “Olimpiskij[1], il velodromo e il Palazzo dello sport, il complesso ippico e il canale per le gare di canottaggio, alcuni alberghi e un centro stampa… Si fece in tempo a realizzare tutte le cose più importanti tra quelle progettate.

Tuttavia più difficile rispetto alla preparazione o all’allenamento degli atleti risultava essere il conseguimento di un obiettivo puramente politico: mostrare la prosperità nella vita di un comune cittadino sovietico, nonché “la forza del patriottismo sovietico”. E non era cosa facile quando le merci scarseggiavano e i cittadini andavano a caccia di beni importati. Nella sola Mosca giunsero più di 133 mila stranieri, mentre più di 2 miliardi di persone guardarono in televisione le competizioni sportive e i reportage dall’Unione Sovietica. Tanti occhi e tante orecchie! Furono necessari sforzi colossali per presentare l’Unione nella luce migliore (e in effetti migliaia di ospiti stranieri lasciarono il paese dopo i giochi avendone ricevuto le migliori e più piacevoli impressioni).

Ma per prima cosa occorreva affrontare la questione più semplice: il cibo

UNA FESTA GASTRONOMICA OVVERO DUE SETTIMANE DI ABBONDANZA SOCIALISTA

Un conto era dare da mangiare alimenti gustosi e in quantità abbondante ai residenti del villaggio olimpico e degli alberghi per stranieri, tutt’altra cosa era riempire gli scaffali dei negozi di Mosca e i magazzini delle imprese di ristorazione con diversi prodotti alimentari. Non fu possibile riuscire a farlo unicamente con le proprie forze, come avrebbe voluto il governo, nonostante le industrie avessero avviato la produzione di alcuni prodotti che per un cittadino sovietico erano del tutto straordinari: a Novorossijsk ed Eupatoria vennero distribuiti su licenza Pepsi e Fanta, a Mosca comparve (anche se solo per un paio di settimane e non ovunque) la prima birra in lattina sovietica Zolotoe Kol’co e una gomma da masticare di diversi gusti (anche al caffè) della fabbrica Rot Front.

Gomme da masticare. Fonte: championat.com
Gomme da masticare. Fonte: championat.com

Furono importate non poche merci dalla Jugoslavia e da altri paesi socialisti, l’URSS fece un ordine consistente di generi alimentari in Finlandia: giunsero a Mosca burro e confetture finlandesi, caffè e pepe confezionato, i formaggi Viola e i succhi con la cannuccia Marli, birra e bicchieri monouso, gomme da masticare e yogurt, formaggi e salumi (in confezioni sottovuoto e affettati!). I negozi di alimentari vennero arricchiti con una quantità senza precedenti di banane e i chioschi riempiti con vivaci pacchetti di sigarette di importazione: Newport, Camel, Dunhill, Salem, Kent

Bicchieri olimpici. Fonte: Livejournal.com

È così che le Olimpiadi sono rimaste nella memoria della maggioranza dei moscoviti: non solamente come una manifestazione sportiva ma anche gastronomica. Dopo i giochi olimpici i prodotti importati e la birra in lattina purtroppo abbandonarono gli scaffali dei negozi di alimentari, per non dire che anche durante i giochi non venivano venduti in tutta la città. Tuttavia, nei pressi degli impianti sportivi e degli alberghi erano presenti in gran quantità, quindi nel complesso si ebbe l’impressione che le autorità fossero riuscite a conseguire l’obiettivo di dimostrare una abbondante disponibilità di merci. La capitale venne in generale rimessa in ordine anche nel suo aspetto esteriore: tutti i taxi furono verniciati di colore giallo, le strade vennero addobbate con i simboli olimpici, i viali e le piazze erano puliti, senza code e ingorghi stradali.

Furgone della Fanta. Fonte: rg.ru

Ma non è tutto. C’era ancora qualcos’altro che poteva “creare negli ospiti stranieri una erronea rappresentazione della realtà sovietica”: erano gli stessi cittadini sovietici. Anche a questo si era provveduto in anticipo.

AGENTI STRANIERI OPPURE GOMMA DA MASTICARE CON IL VETRO: PER QUALE MOTIVO SI TEMEVANO GLI STRANIERI

Come è noto, il partito riteneva particolarmente importante isolare il popolo dagli stranieri, in particolare quelli provenienti dai paesi capitalisti, allo scopo di mantenere il proprio predominio ideologico. Il divieto di viaggiare liberamente aveva in tal senso funzionato. L’unico problema era che il turismo estero, tanto più per le Olimpiadi, implicava un afflusso molto consistente di stranieri all’interno dei confini dell’URSS. Se però il governo con una mano aveva aperto lievemente la cortina di ferro, con l’altra tentava di coprire gli occhi e tappare le orecchie e le bocche dei cittadini sovietici. Anche in precedenza erano state adottate varie misure per limitare al minimo i contatti con gli ospiti stranieri, ma nel 1980 il comitato del partito e i funzionari utilizzarono un intero arsenale.

Alla cerimonia di apertura. Fonte: kometaspb.ru

In una prima fase cercarono di allontanare da Mosca i soggetti più vulnerabili: bambini e adolescenti. Centinaia di migliaia di scolari furono mandati in massa nei campi estivi per i giovani pionieri. I bambini, quando facevano scambi con gli stranieri o chiedevano loro gomme da masticare, dolciumi e altre ghiottonerie provenienti dall’estero, minavano considerevolmente la reputazione dell’URSS. Nella questione furono coinvolti gli insegnanti: i pedagoghi chiesero ai genitori di mandare i propri figli fuori città adducendo i seguenti pretesti: 1) gli agenti dei servizi segreti stranieri presenti tra i turisti avrebbero potuto compiere atti di sabotaggio per rovinare le Olimpiadi; 2) la moltitudine di stranieri avrebbe potuto portare infezioni insolite alle quali il sistema immunitario dei russi non sarebbe stato preparato. Molti anche tra gli stessi insegnanti e funzionari ci credettero davvero.

Circolarono diffusamente voci sulla pericolosità delle relazioni con gli stranieri. Queste venivano alimentate da responsabili dipendenti d’azienda, docenti universitari, agenti di polizia…I bambini e gli adulti venivano messi in guardia: non ci si doveva intrattenere a parlare con gli stranieri (potenziali spie) e, a maggior ragione, non si doveva accettare alcun regalo. Un simile comportamento veniva interpretato come una richiesta di elemosina. L’attrazione verso le gomme da masticare e i blue jeans era “indegna” e testimoniava la povertà dell’URSS. Ma soprattutto, stando a quanto dicevano i propagandisti politici, i regali erano pericolosi. Lamette, pezzi di vetro, aghi, veleni e batteri erano nascosti dentro le gomme da masticare e le caramelle, sostanze tossiche nei jeans, esplosivi nelle penne e nei giocattoli. Questo genere di propaganda in un contesto di cittadini inclini allo scetticismo diede origine in quegli anni a una barzelletta: “Un agente del KGB porge una gomma da masticare a un bambino domandandogli cosa sia. Il bambino risponde esattamente come dovrebbe: “Vetro tritato, escrementi di gallina e panna acida” ”.

Si parlava non poco anche della pericolosità delle malattie infettive. Durante le Olimpiadi si raccomandava di non utilizzare i bicchieri con le limonate dai distributori automatici e girava perfino voce che un certo africano avesse lavato il proprio organo maschile in un bicchiere del genere. In numerose aziende i dirigenti fornivano istruzioni ai dipendenti: occorre “lavare più spesso le mani e non bere bibite dai distributori automatici”. La possibilità del terrorismo con utilizzo di agenti infettivi venne seriamente presa in considerazione dal governo. Secondo i dati forniti dagli storici A. Archipova e A. Kirzjuk, a Mosca vennero vaccinate contro il colera circa 45 mila persone impiegate negli impianti olimpici.

È difficile dire in che misura siano stati efficaci tutti gli sforzi diretti a isolare il cittadino sovietico dal malsano contatto con gli stranieri. Ma in fin dei conti l’atteggiamento sospettoso nei confronti dei turisti e la propaganda si sono rivelati nell’insieme più deboli rispetto alla stanchezza della gente per le problematiche della vita quotidiana e rispetto all’aspirazione verso il benessere “come dall’altra parte”. La caduta della cortina di ferro nel 1980 era ormai questione di tempo, e il tempo presenta sempre il conto. 

[1] Stadio olimpico al coperto al cui interno erano presenti anche una piscina olimpica e le aree dedicate alle gare di pallacanestro e al pugilato.

Fonte: Diletant,  06/02/2022 – di Konsantin Kotel’nikov, Traduzione di Camilla Gentile