Golconda, Magritte

Nove sono i tentativi che Marina Višneveckaja mette in scena per raccontare alcune tra le miriadi di sfumature dell'animo umano. Questa raccolta di racconti, che vede come eccezionale protagonista la vita stessa, è la prima opera dell'autrice russa pubblicata in italiano, ad opera di Di Renzo editore.

Recensione a cura di Stefania Angius

“La parola tradisce il pensiero”. È quanto basta e avanza! Perché la catastrofe che tocca vivere agli uomini del ventunesimo secolo per sfortuna − o per fortuna − è solo questa: la non coincidenza tra significato e significante.

Tentativo di lettura germogliato lentamente in incanto. Mossi da un timido approccio, ci si accosta a questo testo nel sentore di un qualcosa di soave e prezioso, che richiede d’esser maneggiato con la cura riservata a un antico gioiello di valore. Come un delicato carillon da cui risuonano sublimi parole, simili a melodia, in cui si muove aggraziata la scrittrice.

Un libro in cui il lettore è invitato all’ascolto; il cui testo, composto da una serie di racconti, si apre schiudendo un sipario di memorie a cui si viene messi a parte nell’intimità del rapporto a due, fra narratore e ascoltatore.
Una serie di tentativi attraverso i quali si intaglia pazientemente l’essenza dell’individuo, con le sue fragilità, le debolezze, le sue incongruenze.

E così, nel triste addio al secondo marito fra le gelide mura dell’obitorio, si fa strada serpeggiante la civetteria femminile, che con sottile ironia scardina le stringenti costrizioni sociali di forma e giudizio. Nel Tentativo di imperturbabilità l’uomo si destreggia, ebbro di autostima, fra incerti e goffi corteggiamenti, incespicante nelle piccole incongruenze di cui è costellata l’esistenza. È in Tentativo di scomparsa – in cui il rifiuto di un matrimonio riparatore si rivela premonitore di una dolorosa perdita − che si apre la via a una fuga fisica quanto emotiva, da cui prenderà forma un processo di ricerca e ricostruzone interpersonale.

Per tentativi
Per tentativi, traduzione di Marilena Rea. Di Renzo editore, 2021.

La tenerezza infinita dello sbocciare di un affetto si riflette, dinanzi agli occhi colmi di meraviglia della narratrice, nel Tentativo di giardino; in cui la protagonista tratteggia con pennellate nostalgiche il ricordo di un momento di bellezza incastonato nel tempo. Si susseguono i Tentativi di un altro, i confronti fra l’apparente perfezione altrui e i propri limiti, le recriminazione familiari, la follia e la paura del diverso.

Un corollario di microcosmi emotivi, temi di una vita intera, che compongono il frastagliato, tagliente, suo malgrado poetico macrocosmo dell’esistenza. In chiusura la Višneveckaja propone l’ultimo racconto, Tentativo d’amore, il quale ha più lo spessore di un romanzo che di una breve storia; insignito di molteplici riconoscimenti quali: il premio Apollo Grigor’ev, il premio nazionale Ivan Petrović Belkin e il premio della rivista Znamja.

E’ un amore dapprima acerbo, timido, impacciato, che lentamente sfocia in passione carnale, ma una volta dato per scontato appassisce al gelo dell’indifferenza. Avvizzendo lentamente al peso della malattia, muta e si rigenera in una nuova forma d’amore supremo e totalizzante: l’amore per la vita, per le cose naturali e non, per sé stessi e per gli altri. Un discorso dal tono interrogativo, autopoietico, compassionevole, che coinvolge il lettore – oltre che nell’ascolto − in una profonda riflessione.

 

Perciò il velo era appropriato alla mia situazione come meglio non si poteva. Ero proprio contenta di non aver dato retta a mia madre e di aver messo questo suo cappellino. Sulla veletta c’erano anche certi puntini di velluto nero, che si potevano prendere sia per nèi finti sia per mascara colato con le lacrime.