Abbiamo deciso di unire le forze con un progetto che moltы di voi già conoscono e stimano. Con Andergraund Rivista, tradurremo in italiano una selezione di articoli della Novaja Gazeta. NG ha sempre dato voce al coraggio del dissenso, coraggio che è costato caro ad alcune/i collaboratori e collaboratrici della rivista: Anna Politkovskaja, Stanislav Markelov, Anastasia Baburova, Viktor Popkov, Natalja Estemirova. Oggi NG diretta dal premio Nobel per la Pace 2021, Dmitrij Muratov, aggira la censura con piglio sagace e ironico proponendo contenuti brillanti e coraggiosi. Il nostro intento è rendervi accessibili questi contenuti!

Evgenij Red’ko: “Pensate a ieri! Lì si trovano tutte le risposte”

L’artista del popolo ha spezzato il suo voto volontario di silenzio per raccontare a “Novaja” il suo dolore. Ascoltate.

Ho indovinato, lo avevo previsto, lo sapevo. Il 23 febbraio sapevo che il giorno seguente sarebbe stato sanguinoso per il mondo intero.

Gira una voce. Nikolaj Vasilevič Gogol’ ha detto: “Non serve descrivere un manicomio, essendoci stato è sufficiente l’immaginazione”. Io non sono un genio, ma ho un buon udito, un udito davvero buono. Ascolto le conversazioni. In me c’è un dialogo interno, autosufficiente e senza fine. Ciò non significa che mi siedo davanti a me stesso come lo scemo del villaggio e parlo da solo. No, forse l’orecchio sporge dall’anima.

In Borges c’è una frase: “Noi non sappiamo credere al paradiso, e ancora meno all’inferno”. Ora l’inferno lo stiamo vivendo. Si pensa che stia accadendo in Ucraina o in Russia. No, questo inferno è del mondo intero.

Anastasija Cvetaeva mi ha detto…

Alla fine degli anni 90 passava in televisione un film documentaristico sugli ultimi giorni di Anastasija Cvetaeva [1]. Sono in un sanatorio in campagna e vicino a lei c’è una certa signora con cui passeggia per il parco e conversa. Una mente straordinaria, un discorso straordinario, un lessico unico. Dopo essersi salutate entrano insieme nella profondità dell’inquadratura, Anastasija Ivanovna e la sua amica. All’improvviso la presentatrice pronuncia, chiaramente per il montaggio, la frase di servizio: “Dite addio a qualcuno”. Anastasija si volta e dice “Pensate a ieri”. Fine, titoli di coda.

Lo guardavo con la sensazione di non aver mai ascoltato nulla di più ridicolo. Il giorno dopo capii cosa mi avesse detto. Era accaduto un fatto molto personale, come gridato su un poster: “Ženja, pensa a ieri”.

Questa è la cosa più importante che ho sentito. Oggi ognuno di noi è tormentato dalla domanda “com’è potuto accadere?”, “com’è potuto succedere?”. Potremmo dire: “Pensate a ieri”.

In Ucraina siamo nati con una sorella gemella

E per molto tempo non capivo che l’ucraino e il russo fossero lingue diverse. “Su, andiamo naskroz’”, ecco è chiaro che vuol dire “dritto” oppure “zaraz” è adesso. E quando da qualche parte dico “Solo io con la juška” [2]. “Con cosa?”, insomma la juška … è la juška! E si scopre che le persone non sanno cosa sia [3].

Con la compagnia teatrale siamo andati in tour a Kyiv e a Odessa, passando per la stazione di Kodym. Il conducente dice “Perché scende? Il treno si ferma qui solo due minuti!”. Io dico: “È la mia patria”. Proprio in questa stazione, dall’altro lato, mia nonna stendeva una coperta, accedeva il samogon, disponeva i piatti e noi mangiavamo mentre guardavamo i treni che passavano e si incrociavano. Là c’è un cortile, tre o quattro case in una magione e sul lato destro della stazione una città. Uscivamo apposta per sederci a guardare. A un certo punto le locomotive iniziavano a far uscire vapore, a salutarci. Ho ancora una fotografia in cui ci sono la mia giovane mamma, le sorelle e la nonna.

Mia mamma ha sempre ricordato l’Ucraina fino alla fine dei suoi giorni.

Gina Lollobrigida ha un album con delle foto di una fermata abbandonata: qualcuno aspetta, qualcuno è seduto sulla valigia, tirano fuori delle cose. C’è scritto: “Per di qua la vita passa solo due volte al mese e a volte se la porta via”. È senza dubbio la nostra Kodyma.

Dopo l’esercito mi sono reso conto che tutto quello che è accaduto lì viene a galla, nella vita normale. Non bisogna mai dimenticare che tutto viene a galla. Mai dimenticare: sono queste le persone, altre non ce ne saranno.

Sono stato due anni nell’esercito

Non pretendo di essere “quello che non ha sparato”, avevamo un battaglione [4], non spari con una pala. Ma a un certo punto i veli hanno iniziato ad aprirsi: ecco quest’uomo adulto che in nome della verità, per aiutare, per il servizio onesto, è ancora un tenente anziano, ed ecco lo squallore, un buzzurro, un caprone è il capo dello stato maggiore. La questione non sta nella politica, ma nei titoli. Umani e non umani, come diceva Marina Cvetaeva.

Ho recitato in Ucraina

In quello strano film di Natalja Bondarčuk “Gogol’ Bližajšij” [5]. Il più vicino perché Aleksandr Ivanov lo rappresentò nel quadro “Javlenie Christa”, lui lì è il più vicino a Cristo. Bondarčuk aveva fatto un vero studio testuale, tre o quattro copioni enormi in cui c’erano dei testi stupefacenti selezionati da lei. Si è seduta nelle biblioteche, si è immersa nella corrispondenza inedita di Gogol’… Per mancanza di denaro è stato necessario rimuovere solo un piccolo affresco, ma ce l’abbiamo comunque fatta. E ora capisco cosa abbiamo fatto quella volta. Abbiamo girato a Soročynci, dove Gogol’ aveva battezzato il figlio di un suo amico, in un tempio meraviglioso. A Dikan’ka e a Soročynci non abbiamo vissuto in degli hotel ma nelle case delle persone. Sono venuti dal set e avevamo i tavoli apparecchiati, i proprietari avevano preparato tutto per noi. Le persone hanno lavorato sul set per pochi spiccioli, affinché avessimo l’opportunità di girare. Come si adatta tutto questo a quello che sta succedendo oggi?

Quando vedo un poliziotto cambio lato della strada

Non mi sono mai fidato di nessun partito o governo. Ho sempre provato sfiducia, ho sempre avuto voglia di prendere le distanze, già da bambino cambiavo lato della strada quando vedevo un poliziotto.

Quando Dima Cholodov è stato ucciso c’era la coda alla Casa della Gioventù sulla Frunzenskaja, una coda per il ragazzo, ed era molto lunga. Quando ci sono entrato, ho visto i miei parenti, ho visto mio padre che ora è sepolto al Troekurovskij, ma non ho trovato El’cin. Pensavo: forse è uscito prima o verrà dopo. Dopo capii che non era venuto affatto. E allora mi dissi “Questa è la fine. La fine del tuo respiro”. A quei tempi nessuno parlava ancora di Putin.

Il ruolo di Esopo nello spettacolo di Mirzoev [6] è appena nato, non c’è ancora nulla di pronto. Da me non esistono nascite indolori. E può risultare in una certa misura ipertrofico il fatto che io ora stia attento a evitare certi lavori, certi ruoli.  Ma dopo il rifiuto ho ricevuto delle lettere con scritto qualcosa del genere: “Incommentabile che ci fosse la possibilità di arrivare a questo”. “Sono scioccata dal fatto che oggi questo sia possibile”. Lo spettatore è paralizzato dalla realtà: non posso respirare, non posso ascoltare, non posso guardare. E all’improvviso si scopre che esiste il teatro e che si può respirare.

Anche se il teatro all’interno è un ambiente complesso.

Qualcuno, conoscendo lo sguardo o la conoscenza o l’intransigenza o l’ovvietà dell’altro, si corregge. E la nostra condizione non è semplice, le persone vedono solo quello che vedono e, oltretutto, non vedono nemmeno quello che vedono.

Ma in tutti questi casi, quando si discute di questa spazzatura televisiva, “Russia Today” [7] e via dicendo, ho una frase dello stesso Borges: “La rabbia di un individuo così ripugnante equivale a un elogio”.

In un certo senso cammino con gli occhi bassi

…Molto spesso non riesco a ripetere ciò che ho letto, ciò che ho imparato, ma è sicuramente dentro alle tasche sparse su tutto il mio corpo. Non lascio andare nessuno di coloro insieme a cui sono cresciuto. Sono persone molto diverse, non si tratta di un legame di parentela ma di qualcos’altro. E io ne parlo costantemente con Zoja (l’editorialista di “Novaja” Zoja Erošok) [8].

Serve a qualcuno oggi il teatro? Una volta l’ho detto e qualcuno ha messo questo nel titolo: “È difficile parlare col cielo”. Insopportabilmente difficile.

Ma nella realtà per cui esisto vale la pena appellarsi al cielo.

Qualcuno disegna la lettera Z [9] sulle porte della gente, marcano quelli che non sono d’accordo. Al tempo stesso le persone non fanno niente di terribile, restano semplicemente loro stesse. Si scopre che anche questo è proibito.

Adesso nella metropolitana hanno messo certi pannelli con dei video. Quello che viene mostrato riflette una tendenza particolare: “Come sbarazzarsi dello stress. Come fare tutto in modo che tutto vada bene”. E una specie di fornaio dice: “va tutto bene, ce n’è abbastanza di tutto, la farina abbonda, non perdiamo il ritmo, abbiamo tutto, forniremo tutta Mosca…”

Delle onde rilassanti: si passa ai ricami, ai fiori, ai pomodori, al fertilizzante per la dacia.


Ovvero da un lato della metropolitana lo stato, dall’altro noi: non vediamo nulla, non sentiamo nulla, non diremo nulla a nessuno. Intorno a me ci sono delle persone che pensano di essere informate, ma non lo sono affatto, sono una massa molto pericolosa.

E in un certo senso cammino con gli occhi bassi.

Ricordo spesso quella zietta

Alla fine degli anni Novanta entro alla Sberbank [10], si trovava a Kamergersk [11], di fronte al MChAT [12]. Poca coda. Perestrojka. Ecco, come ci fosse una sorta di eccitazione, qualcosa di strano, di unico, un’atmosfera particolare. Fino a ieri tutti erano sicuri: Brežnev è per sempre, tutto è per sempre. E all’improvviso il cambiamento! E rilasciano le persone, e appare la grande letteratura, escono delle riviste. Al tempo stesso, il Consiglio dei deputati del popolo è in diretta, è tutto meraviglioso. Mi metto in fila, in piedi. Si apre la porta, entra una signora, giovane, ci passa accanto, tira fuori il certificato, lo mostra e si mette all’inizio della fila. E noi tutti capiamo che si tratta del certificato di un ente famoso. Ma la coda è di altri tempi. Lei sta in piedi davanti a uomini, donne, nonne, nonni e a me, e tutti le dicono “si metta in fila!”

E poi si rivolge a noi. Non era mai stata in fila, ma in un attimo si è resa conto che non l’avrebbero lasciata passare. Nasconde il certificato e dice a tutti noi (era prima del 1991, questo è molto importante, era il 1988 o il 1989): “E niente, presto vi appenderemo tutti alle lanterne”. Per noi, che eravamo in fila, fu uno shock comico, poi abbiamo capito che – la zietta non capisce che ormai – è tutto un altro paese. E capì.

Ricordo spesso quella zietta. Un anno e mezzo dopo ci fu il putsch. E anche allora stavano lavorando a ciò che sta succedendo ora.

Un anno fa mi hanno mandato una lettera dalla Spagna. Una poesia con questi versi: “…Mi dico: compagno moscovita, niente battute contro l’Ucraina. È dura schiacciare le persone in una sola. Non essere troppo orgoglioso di te stesso. Conosciamo la notte ucraina? No, non conosciamo la notte ucraina” [13].

Majakovskij, 1926. Pensate a ieri!

[1] Anastasija Cvetaeva (1894-1993) fu una scrittrice russa sorella minore di Marina Cvetaeva, condannata prima alla detenzione nel gulag (Amurlag) e, successivamente, al confino a Novosibirsk.

[2] Il significato di juška dipende dalla zona dell’Ucraina. Diffusa maggiormente in Bukovina e nella regione dei Carpazi, può essere intesa in due modi: come salsa per guarnire o come una minestra brodosa che si aggiunge al piatto.

[3] In questo passaggio Red’ko fa un gioco di parole tra l’ucraino e il russo. Per mantenere l’ambiguità nella traduzione le parole ucraine vengono lasciate traslitterate in corsivo.

[4] Lo strojbat è un battaglione specifico dell’armata sovietica che operava nel contesto civile.

[5] “Gogol’. Il più vicino” è un film del 2009 in cui Evgenij Red’ko recita nel ruolo di Nikolaj Gogol’.

[6] Si tratta di Vladimir Mirzoev (1957-). L’11 marzo 2022 al RAMT (ru. РАМТ – Rossijskij akademičeskij molodeždnyj teatr) c’è stata la prima dell’opera teatrale di Vladimir Mirzoev Esopo, basata su quella del drammaturgo brasiliano Guilherme Figueiredo. Evgenij Red’ko ha recitato nel ruolo principale.

[7] Traslitterato “Raša Tudej”, RT è una trasmissione televisiva finanziata direttamente dal Cremlino diffusa su scala mondiale. A questo proposito, è importante segnalare che la trasmissione di RT è stata proibita in Ucraina nel 2014 inseguito alla guerra in Crimea e nel 2020 in Lettonia e Lituania. A seguito del conflitto in Ucraina la Germania ha immediatamente bloccato la trasmissione. Per quanto riguarda il resto dell’Unione Europea ad oggi (10/04/2022) il blocco della trasmissione di RT è stato annunciato dalla presidente Ursula von der Leyen ma non messo in atto.

[8] Zoja Erošok è stata tra i primi giornalisti che nel 1933 hanno iniziato il progetto “Novaja ežednevnaja gazeta”, divenuta poi “Novaja gazeta”. Il suo impegno giornalistico è stato fondamentale. Nel novembre del 2018 è morta all’età di sessantaquattro anni dopo una lunga malattia.

[9] Nelle ultime settimane molte case di attivisti o di dissidenti politici sono state marcate con la lettera “Z”. L’autrice della traduzione si permette di segnalare che le minacce si sono manifestate anche in altre forme, basti pensare alle teste di maiale lasciate davanti alle porte o a quanto accaduto di recente a Dmitrij Muratov (direttore di Novaja Gazeta).

[10] Banca di stato russa con sede a Mosca.

[11] Hotel di Mosca che si trova sulla Bol’šaja Dmitrovka.

[12] Moskovskij Chudožestvennzj akademičeskij teatr, il Teatro d’Arte di Mosca fondato nel 1898 da Konstantin Stanislavskij e Vladimir Nemirovič-Dančenko.

[13] Si tratta della poesia di Vladimir Majakovskij “Dolg Ukraine” (Il debito verso l’Ucraina). Il 21 marzo Novaja Gazeta ha pubblicato un video in cui Evgenij Red’ko legge proprio questa poesia: https://www.youtube.com/watch?v=sS43jq1930o.

Autore: Evgenij Red’ko

Fonte: Novaja Gazeta, 21 marzo 2022

Traduzione: Martina Mecco

Revisione: Martina Fattore

Questo articolo è estratto dal N°30 del 23 marzo 2022 di Novaja Gazeta