Abbiamo deciso di unire le forze con un progetto che moltы di voi già conoscono e stimano. Con Andergraund Rivista, tradurremo in italiano una selezione di articoli della Novaja Gazeta. NG ha sempre dato voce al coraggio del dissenso, coraggio che è costato caro ad alcune/i collaboratori e collaboratrici della rivista: Anna Politkovskaja, Stanislav Markelov, Anastasia Baburova, Viktor Popkov, Natalja Estemirova. Oggi NG diretta dal premio Nobel per la Pace 2021, Dmitrij Muratov, aggira la censura con piglio sagace e ironico proponendo contenuti brillanti e coraggiosi. Il nostro intento è rendervi accessibili questi contenuti!

Problemi di traduzione

Chi sta mettendo a ferro e fuoco la logica e la lingua russa

E al primo segnale, subito Orwell. A tutti tornano in mente le parole: “ La libertà è schiavitù” e viceversa.  E così via. Tornano alla mente sempre più spesso. Ormai è già da tempo un luogo comune.

Sì, è la prima cosa che passa per la testa, quando si sentono o leggono cose che non si sarebbero sognati nemmeno i nostri saggi del Cremlino. Solo che proprio loro se le sono sognate, e continueranno a sognarle, e le vedranno e le sentiranno nelle loro torbide visioni geopolitiche.

E come potremmo chiamarle se non materializzazioni di allucinazioni geopolitiche e in che altro modo potremmo spiegare quello che sta succedendo nei nostri giorni in Ucraina.

Non dobbiamo tuttavia dimenticare alcune particolarità strettamente linguistiche della vita pubblica e politica russa.

Ad esempio la cosiddetta omonimia. 

L’omonimia è quel fenomeno per cui due parole aventi lo stesso suono prendono significati del tutto diversi, a volte designando cose o fenomeni completamente distinti. Ad esempio, se sentiste o leggeste la parola “cipolla” senza un contesto di riferimento non capireste di quale cipolla si tratta, se quella che si tira o quella che mettono nelle polpette. O il vostro modo di apparire, il vostro aspetto esteriore, cioè il vostro look [1].

Si parla di omonimia quando il significato originario delle parole non è immediatamente evidente, può portare a fraintendimenti, cosa che accade spesso. 

E quando ci si rende conto del fatto che nel nostro paese le parole “partiti”, “parlamenti”, “elezioni” non corrispondono né a partiti, né a parlamenti, né a elezioni e in realtà non corrispondono assolutamente a nulla, anche se si scrivono e si pronunciano allo stesso modo, allora vivere non diventa più semplice o spensierato, ma almeno più comprensibile. 

La stessa cosa per quanto riguarda la parola “tribunale”. Questa parola, che da noi ha preso il significato di un sistema giudiziario con funzione imitativo-dimostrativa, può significare qualsiasi cosa, tranne che un tribunale. Anche perché giudicare il lavoro dei tribunali dal punto di vista della ragionevolezza e della giustizia dei suoi verdetti equivale a giudicare il lavoro di una macchina da scrivere sulla base della forma e del contenuto dei testi composti su di essa.

Nei nostri giorni fuori dall’ordinario si scrive e si dice molto di ogni cosa, soprattutto di ciò che porta un uomo qualunque, che ha avuto la sfortuna di leggere una certa quantità di libri e in generale di imparare qualcosa da qualche parte, a tremare nervosamente e a guardarsi intorno freneticamente alla ricerca di  una persona sensata, intelligente e competente che gli spieghi che cosa sta succedendo e come tutto questo sia possibile in principio.

Ad esempio, uno degli ardenti pensatori del Cremlino ha affermato ad alta voce che il presidente Biden dovrebbe rispondere di tutto ciò che sta accadendo in Ucraina nei nostri giorni. 

Oppure, per esempio, il ministro degli affari esteri ha detto, si può dire davanti a tutto il mondo, senza balbettare o arrossire, che la Russia non ha attaccato l’Ucraina.

Un sempliciotto, ormai abituato a sentire qualsiasi cosa, davanti a queste parole si strozza con il suo panino e sgrana gli occhi “Ecco come vanno le cose”, quasi schiarendosi la voce, esclama questo poveraccio, le cui concezioni di base sull’ordine del mondo, sulla logica più elementare e su chissà quali altri confini visibili della menzogna sono ancora una volta massicciamente bombardate e hanno ormai subito forti perdite.

Ti verrebbe da dirgli: “ Non c’è da preoccuparsi. Basta semplicemente aprire Wikipedia alla pagina proiezione. All’inizio vedrai un qualcosa di geometrico-rappresentativo. Poi si viene a sapere, o se lo si sapeva già, a ricordare che “la proiezione è un meccanismo di difesa psicologico, attraverso il quale ciò che si trova all’interno viene erroneamente percepito come proveniente dall’esterno. La persona attribuisce a qualcuno o qualcosa i propri pensieri, sentimenti, ragioni, tratti della personalità, ecc., credendo di aver percepito qualcosa che viene dall’esterno piuttosto che dall’interno di sé stessa. 

E andando ancora avanti: “La proiezione è uno dei meccanismi di difesa fondamentali delle persone che presentano un disturbo della personalità di tipo paranoide o isterico.”

Forse questo potrebbe tranquillizzarci, se non si insinuasse un pensiero inquietante e cioè che queste persone con disturbi paranoidi e queste personalità con i piedi non del tutto per terra possano appartenere alla cosiddetta sfera alta della politica.

Sicuramente non riusciremo a tranquillizzarci. Ma ogni passo verso la comprensione serve l’importante causa di preservare la nostra salute mentale e psichica. E di questo avremo ancora bisogno.

Quando si mettono in funzione i meccanismi di comprensione, non ci si stupisce più tanto del fatto che secondo il discorso della propaganda i patrioti di altri paesi sono chiamati fascisti e i fascisti del proprio patrioti. 

Bisogna anche ricordare quelli che vengono chiamati i “falsi amici del traduttore”. Cioè il fatto che alcune parole in lingue imparentate, ma diverse, hanno lo stesso suono, eppure indicano cose o fenomeni del tutto diversi. E questa loro caratteristica è spesso causa di diversi qui pro quo, a volte comici, altre volte meno. 

Il fatto è che a volte questi “falsi amici” esistono non in lingue diverse, ma nella stessa. Nella nostra, ad esempio.

[1] La parola luk in russo significa sia arco che cipolla, inoltre viene pronunciata in modo simile alla parola inglese look, NdT.

Autore: Lev Rubinštejn, poeta, attivista, giornalista

Fonte: Novaja Gazeta, 18 marzo 2022

Traduzione a cura di Anna Cavazzoni

Questo articolo è estratto dal N° 29 del 21 marzo 2022 di Novaja Gazeta