Abbiamo deciso di unire le forze con un progetto che moltы di voi già conoscono e stimano. Con Andergraund Rivista, tradurremo in italiano una selezione di articoli della Novaja Gazeta. NG ha sempre dato voce al coraggio del dissenso, coraggio che è costato caro ad alcune/i collaboratori e collaboratrici della rivista: Anna Politkovskaja, Stanislav Markelov, Anastasia Baburova, Viktor Popkov, Natalja Estemirova. Oggi NG diretta dal premio Nobel per la Pace 2021, Dmitrij Muratov, aggira la censura con piglio sagace e ironico proponendo contenuti brillanti e coraggiosi. Il nostro intento è rendervi accessibili questi contenuti!

Il popolo (non) libero della Siberia

Come hanno reagito gli abitanti di Novosibirsk e di Akademgorodka alla 'operazione speciale' in Ucraina.

Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Da quando l’operazione speciale su territorio ucraino è iniziata, in tutta la Russia si stanno tenendo manifestazioni ufficiali a sostegno delle azioni del governo russo. Nelle ultime settimane si è tenuto a Novosibirk un concerto-meeting dal marchio Z, gli insegnanti postano su Instagram decine di scatti a tema patriottico e le autorità della città hanno tappezzato i mezzi di trasporto pubblici con il simbolo (non) ufficiale dell’armata russa. Contemporaneamente nella città si fanno più forti anche voci di dissenso. Una corrispondente della “Novaja gazeta” si è recata a Novosibirsk per raccontarci come uno dei poli della scienza russa (ai confini di Novosibirk si trova una famosa città universitaria), situato a circa 3.500 chilometri dal confine ucraino, protesta contro «l’operazione speciale» e come la supporta.

Nella piazza di fronte al cinema “Vittoria”, nel cuore stesso di Novosibirk, si trovano decine e decine di cartelloni. In caratteri bianchi su sfondo nero sono riportate delle informazioni di carattere storico: «2014. L’Ucraina si ribella con l’aiuto degli Stati Uniti», «dei nazionalisti radicali salgono al potere», «la dittatura militare ucraina inizia un’operazione di pulizia etnica». Brevi frasi su ognuno di essi. Una parte dei cartelli è invece dedicata a foto tratte dalle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk: esiti di sparatorie, gli addestramenti dei volontari, gli abitanti delle due repubbliche. 

La mostra fotografica «#Nonabbandoniamoinostri. Ucraina. Fatti» è stata inaugurata mercoledì scorso 16 marzo dal ministero della cultura della regione di Novosibirsk. All’inaugurazione la governatrice Irina Manujlova ha parlato di come il popolo russo abbia nel sangue il principio di “non abbandonare i nostri”, per questo adesso «è importante rimanere uniti».

Mostra fotografica al cinema "Vittoria". Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

«Attualmente dei rappresentati della municipalità di Novosibirk si trovano nelle regioni di Lugansk e Donetsk, e tutti insieme lottiamo per la pace, perché sappiamo quanto sia importante che i nostri figli e i nostri nipoti abbiano una vita pacifica, che abbiano la possibilità di studiare la storia del mondo e quella del proprio popolo», ha dichiarato una donna del luogo.

Durante la settimana davanti al cinema passano poche persone. Due studenti lì vicino leggono quello che c’è scritto sui cartelloni e pronunciano le scandiscono con enfasi “patriottica”. Dei pensionati ricordano ciò che veniva riportato nei resoconti del periodo del Majdan dalla stampa dell’epoca. Non ne parlano volentieri.

«Mia madre vive in Crimea, sapevamo già fin dall’inizio delle cose orribili che stanno succedendo laggiù», ci ha raccontato una donna con un piumino rosa (non si è presentata) «Ma, sa, tanto né io né lei sapremo mai la verità. Solo quelli che stanno vivendo là dentro la conoscono».

Un’altra donna ci ha detto di essere un’insegnante, poco dopo essersi fermata ad osservare la foto di uno degli ultimi abitanti del villaggio di Sachanka. Si chiama Galina, e ritiene che la mostra sia più che accurata.  Ha aggiunto che quando andrà al cinema con la sua classe si fermeranno sicuramente davanti ai cartelloni, e che intimerà gli allievi a studiarli attentamente. Nonostante trovi che quello che sta succedendo in Ucraina sia spaventoso, s’intende. 

«È ancora spaventoso quando lo vedi succedere davanti ai tuoi occhi. Pensi che un uomo di settant’anni ci ha perso la vista. Totalmente inumano», ha affermato convinta la donna.

Se la Russia non fosse intervenuta quest’orrore non sarebbe mai finito.

Il cinema “Vittoria” è considerato uno dei centri di ritrovo dell’intelligensja della città. Dietro le fotografie delle RPDL [1] si può vedere la programmazione dei film che saranno in sala nei prossimi giorni. Verrano proiettati “La casa di Jack” di Lars Von Trier, “È solo la fine del mondo” del regista Xavier Dolan e “Strade perdute” di David Lynch. Il cinema ha dichiarato sui social che questa scaletta di film non ha nulla a che vedere con la mostra.

Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Vicino alle foto esposte è appostata un’auto della Guardia Nazionale. Ha sul cofano una Z bianca. Gli addetti alla sicurezza escono a turno dalla macchina, si mettono un po’ in disparte e iniziano a guardare minacciosamente in direzione dei passanti. Controllano che tutto fili liscio.

Può succedere di tutto. 

Novosibirsk per la pace

Novosibirsk. Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Novosibirsk si estende lungo le rive del fiume Ob. La città è ricoperta da croste di ghiaccio; qui le temperature scendono fino a toccare i -20 gradi, nonostante sia la metà di marzo. Le strade vengono pulite male, ricoprono il ghiaccio con della polvere che poi d’estate riempie l’aria di finissimi granelli sabbiosi. Il centro della città è disseminato di centri commerciali degli anni 90’ e dei primi duemila, di chruščevki [2], è raro imbattersi in costruzioni pre-Rivoluzione d’ottobre. In periferia si trovano solo case popolari e zone industriali.

La città è giovane, venne costruita nel XIX secolo come residenza degli operai che lavoravano alla costruzione della Ferrovia Transiberiana [3]. Oggi Novosibirsk è il più grande hub di trasporti di tutta la Siberia. Ovunque tu vada, girando per la città, incapperai sicuramente in delle rotaie. Vivono qui mezzo milione di persone. 

Quasi quattromila chilometri dividono Novosibirsk dal confine dell’Ucraina. Qualcosa come il doppio dell’estensione della stessa Ucraina da ovest a est.

«l’operazione speciale» irrompe per le strade della città attraverso la lettera Z. Quest’ultima e gli hashtag #nonabbandoniamoinostri e #Patriota54 (il numero della regione. – Redazione) vengono trasmessi tramite cartelloni pubblicitari elettronici: alla normale pubblicità si alterna ogni trenta secondi un trafiletto patriottico. Degli sticker tondi con una «Z» formata da un fiocco di San Giorgio [4] baluginano sui trasporti pubblici. Se ne trovano almeno tre per ogni autobus, filobus e tram. Lungo i marciapiedi almeno due. Sulla metro uno per vagone.

Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Gli intellettuali della città sono infastiditi da un patriottismo così veemente. Insoddisfatti scrivono lettere ai politici dell’opposizione. 

Chel’ga Pirogova, deputato del consiglio della città appartenente alla coalizione «Novosibirsk 2020», ha tentato di opporsi pubblicamente allo “strapotere” della simbologia appartenente all’operazione speciale. Il 16 marzo, durante l’incontro del parlamento cittadino, la ragazza ha presentato fra i vari ordini del giorno una domanda riguardante i fondi che richiedeva alla città distribuire questi adesivi in giro. La sua domanda non ha ricevuto proprio risposta da parte del consiglio cittadino: la maggioranza dei deputati ha votato contro l’inserimento di quella questione all’interno della sessione (In seguito il sindaco di Novosibirsk, Anatolij Lokot’, ha dichiarato che i soldi per quella questione vengo da fondi “esterni”- La redazione). L’abbigliamento del deputato Pirogova ha suscitato ancora più scalpore. Chel’ga si è presentata alla riunione indossando una vyshyvanka [5] azzurra e una corona di girasoli finti. In maniera non molto dissimile hanno protestato altri due deputati della coalizione: Svetlana Kaverzina e Anton Kartavin. I due parlamentari hanno partecipato alla riunione sfoggiando spille con slogan pacifisti. 

Il consiglio municipale non si è unito al nascente coro di protesta. I deputati appartenenti ai partiti avversari hanno accusati gli oppositori di tradimento, li hanno chiamati “separatisti” e hanno definito “da funerale” la corona di Chel’ga (questi stessi politici erano seduti indossando mascherine di Edinaja Rossja [6] con la lettera “Z” e la sagoma di un orso). Stando ai racconti dei testimoni oculari, il presidente sostituto del consiglio municipale Evgenij Jakovenko, appartenente a Edinaja Rossja, a fornito loro lunghe spiegazioni riguardanti la «giunta ucraina» e «l’idra fascista», menzionando addirittura i «laboratori con armi chimiche». Un altro deputato, il vicepresidente Evgenij Lebedev, ha proposto ai deputati dell’opposizione di rinunciare al proprio mandato.

«In un periodo difficile come questo, in cui tutti noi stiamo vivendo momenti molto complessi, c’è bisogno ora più che mai di restare uniti e di sostenere il nostro esercito; voi state cercando di dividerci»

Per ora nessuno ha intenzione di rinunciare al proprio mandato.

L'ufficio di Chel'ga Pirogova. Gli aiutanti di Ch'elga, Vladimir Aržanov ed Ekaterina Aleksandrova durante l'intervista. Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Abbiamo incontrato Chel’ga nel suo ufficio– due piccole stanze in uno dei tanti edifici aziendali di Novosibirk. Ha fatto carriera alle elezioni di due anni fa, stracciando la concorrenza durante la corsa elettorale del consigliere-sindaco Dmitrij Lobynja. Appena entrati nell’ufficio è possibile vedere i dépliant verdi della coalizione «Novosibirsk 2020», un riuscito raggruppamento di deputati fondato dall’ex leader della sede regionale centrale Naval’nyj [7] e dal deputato del consiglio della città Sergej

Bojko prima delle elezioni municipali del 2020. Quest’ultimo ha lasciato la Russia un anno fa e ora segue le riunioni a distanza.

In questo momento Chel’ga sta lavorando assieme a due aiutanti, Vladimir Aržanov e Ekaterina Aleksandrova. A inizio mese i due ragazzi si sono ritrovati ad essere protagonisti di un caso giudiziario: sono stati accusati di aver rubato il loro stesso stipendio (è possibile leggere informazioni più dettagliate a questo riguardo sul nostro articolo “Come derubare il consiglio municipale”. La redazione). Quando ho chiesto a Vladimir quale secondo lui fosse stata la causa scatenante di quell’accusa, il ragazzo ha scherzosamente indicato con il dito il suo capo e ha risposto: «Lei».

Prima dell’intervista Chel’ga ha parlato a lungo al telefono con un abitante del posto. Sulla parete del suo ufficio sono appese delle cartine e delle vignette realizzate da una disegnatrice locale, Eva Morozova. Alla mia domanda riguardante l’insolito svolgimento della sessione municipale, Chel’ga ha risposto semplicemente: «Era solo un metodo facile per esprimersi senza aver bisogno di utilizzare le parole».

«Nel nostro consiglio municipale non ascoltano di buon grado i deputati d’opposizione, e fanno di tutto per farci parlare sempre di meno. La sessione di ieri (abbiamo parlato con Chel’ga il 17 marzo. La redazione) ha dimostrato che ormai non ci daranno più la possibilità di esprimerci. E allora è diventato completamente chiaro», ha spiegato Chel’ga, alludendo alla vyshyvanka e alla corona di girasoli. «è uno dei modi utili a rimarcare la propria posizione. Mi hanno visto al consiglio municipale, e mi hanno visto i nostri telespettatori in streaming. Un mucchio di gente sui social.

Chel'ga. Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Secondo Chel’ga, il suo gesto di protesta in parlamento era il minimo che potesse fare per una città in cui appena sei mesi fa tutti hanno iniziato ad avere paura persino di pronunciare ad alta voce il nome Naval’nyj. Adesso le persone hanno ancora più paura a parlare, dato che si può venire arrestati, ha ricordato la ragazza, anche per un semplice cartello con scritto «basta uccisioni» durante un singolo picchetto. Intanto «l’operazione speciale» ha iniziato a racimolare sempre più consensi all’interno del governo della città.

«Tutto “Russia unita” sostiene pubblicamente “l’operazione speciale”. Quando [Evgenij] Jakovenko si è messo a raccontarci del fatto che “i nostri avi hanno combattuto” hanno addirittura iniziato ad applaudirlo. Il nostro esercito ha dei simpatizzanti anche all’interno di altri partiti. Ma molti deputati rimangono in silenzio, oppure si sforzano di assumere una posizione strategica, del tipo “sosteniamo la pace”», racconta Pirogova.

Si è dimostrato a favore delle azione perpetrate dalle truppe russe anche il sindaco della città, l’esponente del PCFR [8] Anatolij Lokot’. Il 25 Febbraio Lokot’, durante un una conferenza stampa, ha fatto un parallelismo fra la situazione dell’odierna Ucraina e quella della Germania nazista del 1930, dalla quale “l’armata rossa ha poi liberato tutta l’Europa”. Alla conferenza stampa del 17 marzo il sindaco ha dichiarato che, stando ai dati ricavati dai sociologi, «la maggior parte della popolazione di Novosibirk sostiene le azioni e le misure adottate dall’esercito e dal governo russo in relazione alla questione Ucraina».

La solidarietà del governo si trasforma in un’apparente solidarietà popolare. Chel’ga ha definito “catastrofica” l’ingente quantità di simboli patriottici per le strade.

«A favore dell’”operazione speciale” si esprimono anche nelle scuole, nei centri sportivi, nella municipalità dei comuni più piccoli e in altri organi cittadini». Il deputato Pirogova ha ricordato, ad esempio, l’hashtag #Patriota54, con il quale è possibile trovare su Instagram migliaia di post contenenti le regole dell’iniziativa #NonAbbandoniamoiNostri, con fotografie di impiegati e studenti di qualsiasi età allineati mentre reggono in mano fogli di carta con le lettere “Z” o “V”, o con altra simbologia della stessa risma; oppure post sulle iniziative di carattere umanitario che quest’ultimi organizzano a favore dei fuggitivi delle RPLD. A detta di Chel’ga, ufficialmente tutti i cittadini (o almeno gli insegnanti) svolgono tutte queste attività di loro spontanea iniziativa.

Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

«La settimana scorsa abbiamo parlato con il ministero dell’istruzione. Ci hanno detto che non c’è la benché minima direttiva a questo riguardo. Se uno degli insegnanti vuole partecipare all’iniziativa, è perché è lui a volerlo fare», ha esclamato Chel’ga. «In realtà, a giudicare dalla quantità massiccia di adesioni, è chiaro che ci siano dei precisi standard da rispettare. Per esempio la quantità degli insegnati che devono partecipare, oppure il tipo di hashtag che periodicamente vanno postati. Anche se, nonostante questo, si ha comunque l’impressione che una grande quantità degli insegnanti partecipi in maniera genuina».

Anche l’altro deputato dell’opposizione, Svetlana Kaverzina, concorda con quanto detto da Chel’ga.  Tranne che per lei, stando alle sue parole, il sostegno all’”operazione speciale” in città è in realtà minore di quanto sembri. Secondo Svetlana la società è spaccata in due. Per molti ciò che sta accadendo in Ucraina è diventato un trauma psicologico, e non è affatto la maggioranza assoluta a sostenere le azioni delle truppe russe. Kaverzina ha perorato la sua idea rivelandoci di aver ricevuto, in quanto deputato, decine di lettere contro l’”operazione speciale”. A favore di quest’ultima non è arrivata nemmeno una.

Svetlana. Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Svetlana Kaverzina ha 52 anni. È entrata in politica nel 2014, dopo che degli attivisti ortodossi interruppero il concerto della band metal polacca Behemoth. La donna è arrivata per la prima volta al ballottaggio nel 2015, ma è riuscita a vincere le elezioni sono nel 2019 grazie al supporto di una coalizione (a causa della partecipazione alle elezioni Svetlana è stata poi esclusa da Jabloko, un partito locale che aveva diretto dal 2017 al 2020). Al nostro incontro, come anche alla riunione municipale, si è presentata indossando una spilla con sopra uno slogan, per causa della quale è ora possibile ricevere un protocollo amministrativo. Kaverzina ci ha spiegato che indossa spille del genere fin da quanto è iniziato l’”operazione speciale”. In parte lo fa anche per sostenere i suoi elettori.

«Vedo quanto dolore questa vicenda sta causando alle persone della mia età», spiega il deputato Kaverzina «Tutti loro hanno sicuramente dei parenti in Ucraina. Qui siamo tutti mischiati, la gente si trasferita a Novosibirsk da ogni parte dell’Unione. Ci hanno sempre detto che l’Ucraina è un paese fratello al nostro. E poi iniziamo lì un’”operazione speciale”. Per molte persone è stato uno shock quasi esistenziale».

È stato un grande errore, da parte delle autorità federali, quello di impedirgli di parlare dello shock subito. I deputati sono come una luce in fondo al tunnel per queste persone. È per loro che continuerò a dire che sono dalla parte della pace.

La donna non vede questa partecipazione così massiva al nuovo slancio patriottico, se non si tengono conto delle iniziative organizzate dagli impiegati. Kaverzina ha fatto notare come su quasi nessuna macchina comune ci siano quegli sticker, e che il metodo preferito dagli automobilisti, per esprimere il proprio sostegno all’esercito, è disegnare col dito una Z su una macchina sporca. Ma ci si imbatte raramente anche in questi ultimi casi.

La Siberia, un’isola di pace

Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Novosibirsk è una città di protesta in cui il ruolo di sindaco è ormai ricoperto dal 2014 dall’ex esponente d’opposizione del PCFR Anatolij Lokot’ (durante il suo secondo mandato ha concluso un accordo con “Russia Unita” per cui non si sarebbe candidato alle elezioni governative, facendo perdere alla gente la fiducia in lui e nella sua direzione). Gli abitanti di Novosibirsk sono abituati a scendere in piazza per i motivi più disparati, che sia per l’aumento delle tasse sulle infrastrutture (nel 2019 centinai di persone partecipavano a manifestazioni del genere), o per l’annuale Monstracja [9], di cui Novosibirk è considerata a ragione la patria. Dopo l’inizio dell’”operazione speciale” in città i punti di protesta principale sono diventati due: Piazza Lenin, sulla quale si affaccia  il Teatro dell’opera, e la Città universitaria, situata al confine della città, non lontano da Berdsk, una città-satellite di Novosibirsk.

Arrivati alla terza settimana dall’inizio dell’”operazione speciale” l’unica cosa che qui in centro ricorda le proteste avvenute sono le recinzioni di metallo lungo il perimetro della piazza e i camion della polizia lì ammassati. Di sera sono di turno gli stessi poliziotti, lungo le stradine nei pressi del

teatro pattugliano quasi trenta persone. Non si vede nessuno protestare. I pochi “picchettari” scendono in piazza raramente ormai. Vengono arrestati all’istante.

All’inizio tutto era diverso.

Una giornalista locale, Rita Loginova, racconta che la sera del 24 febbraio un qualche centinaio di persone è uscito a manifestare. Stando alle parole della giornalista, per lei e i suoi conoscenti quello che è accaduto è stato un shock; nessuno sarebbe nemmeno mai riuscito a immaginare che qualcosa del genere potesse accadere.

«Alle nove del mattino mi sono svegliata con la notizia che <…> (censurato). Quella mattina sono stata molto male tutto il tempo e, verso ora di pranzo, è diventato chiaro che le persone si stavano preparando a scendere in piazza», ha detto Rita. «Avevo tutto sommato già un’idea di chi avrei potuto incontrare, data la lunga tradizione di proteste di Novosibirk. Non ci si è nemmeno coordinati in alcun modo. Uscire per strada è stata una reazione spontanea. Perché quello che sta succedendo ***** [censurato, NdT] <è un incubo>».

Rita. Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Quando Rita è arrivata in piazza le persone si limitavo perlopiù a stare in piedi e in silenzio. Alcune persone sono uscite con dei cartelli. All’inizio nessuno ha ostacolato il gruppo lì radunatosi; la polizia è arrivata dopo un’ora. Ed è allora che sono cominciati gli arresi. Una parte dei protestanti, fra i quali anche Rita Loginova, è stata fatta salire su dei camion e portata via. Dopo qualche ora, la maggior parte è stata rilasciata senza seguire alcun protocollo. Stando a quanto riportato dalle autorità locali, durante la manifestazione del 24 Febbraio sono state trattenute in totale 20 persone e sono state sporte 8 denunce. 

Dopo l’incontro del 24 febbraio gli abitanti di Novosibirsk hanno continuato con le proteste. Si sono riuniti di nuovo il 26 e il 27 febbraio. Particolarmente significativa per i locali è stata la manifestazione del 6 marzo (durante la quale le persone hanno detto la loro sulle parole pronunciate dal politico Aleksej Naval’nyj).

È rimasto impresso nella storia locale per la serie d’arresti più violenta che la città abbia mai conosciuto. Durante una sola manifestazione sono state arrestate 300 persone.

«Fino alla manifestazione organizzata l’anno scorso da Naval’nyj non avevamo mai avuto alcun problema con la polizia. Ora invece ci si aspetta di tutto. Sembra ci siano più poliziotti che cassieri ormai. Novelli astronauti. Non sono violenti come a San Pietroburgo o a Mosca. Non veniamo ancora <picchiati> con dei bastoni. Suppongo che dovremmo ringraziarli per questo», racconta Rita.

Il centro di Akademgorodka. La foto è stata modificata per rispettare le leggi della censura. Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

L’attivista e imprenditore di Novosibirk Andrej Terechin è stato arrestato per aver presto parte a diverse manifestazioni. L’uomo è stato arrestato per la prima volta il 24 Febbraio, ha ricevuto una multa di quattromila rubli per aver disubbidito a un pubblico ufficiale. È stato arrestato una

seconda il 26 febbraio, un sabato. Per “l’organizzazione di una manifestazione” Terechin è stato condannato a otto giorni di carcere (articolo 20.2 del codice penale russo), ai quali sono stati poi aggiunti altri dieci giorni, appellandosi sempre a questo stesso articolo, ma questo già per una seconda manifestazione.

Ho raggiunto la città universitaria per incontrare Andrej. Nonostante formalmente la cittadella accademica venga ritenuta a tutti gli effetti un quartiere di Novosibirsk (fa parte del quartiere Sovetskij), in realtà essa vive di vita propria, un po’ isolata rispetto alle altre zone. Dal centro durante il giorno si impiega quasi mezz’ora per arrivarci in macchina, soprattutto a causa del traffico. I locali preferiscono prendere il treno elettrico, senza che questo riduca granché la durata della traversata.

I prezzi dei beni immobiliari di questa zona sono equiparabili a quelli del centro della città. Il costo per metro quadrato di un’abitazione di seconda mano raggiunge tranquillamente i 170.000 rubli. Gli abitanti apprezzano la zona della città universitaria per l’assenza d’inquinamento (è letteralmente circondata dai boschi) e per il “buon vicinato”. Si ritiene comunemente che risiedano in questa zona principalmente i discendenti di studiosi, informatici e studenti. Il quartiere venne fondato alla fine degli anni 50’ con lo scopo di creare un gigantesco polo accademico proprio nel cuore della Siberia. Perfino adesso vi sono nella zona ancora la sede dell’Università statale di Novosibirk (NGU) decine di istituti di ricerca perfettamente attivi; la città possiede addirittura una sua “Silicon Valley”, il “Technopark” di Novosibirsk.

Qui l’aria di protesta si percepisce di più rispetto alla parte centrale della città (pare che addirittura durante le elezioni comunali del quartiere Sovetskij, di cui la città universitaria fa parte, di “Russia Unita” non si sia vista neppure l’ombra). Quasi ogni lampione è adornato da sticker con slogan pacifisti. Ci sono slogan contro l’”operazione speciale” sulle panchine e sulle cabine per il book-crossing. Qua e là si vedono nastri verdi legati ai rami degli alberi. Il giorno che è iniziato tutto hanno appeso una bandiera dell’ucraina ad una delle finestre del dormitorio della NGU (lo studente “responsabile” ha ricevuto una visita da parte della polizia), e nei giorni di protesta anche nella città universitaria, così com’è avvenuto nel centro di Novosibirsk, i cittadini sono usciti a manifestare con dei cartelli e hanno tentato di picchettare facendo fronte unito. Dicono che non si sono mai visti tanti agenti di polizia, come quanti ce ne sono stati in quei giorni.

Andrej Terechin. Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Come racconta Terechin, se il 24 febbraio le forze dell’ordine non erano ancora in grado di opporre resistenza contro i protestanti, alla manifestazione di quello stesso sabato sono invece arrivati già preparati. Hanno iniziato a pedinare l’attivista quando quest’ultimo si trovava ancora nella Città universitaria. Ma, ci ha detto Terechin, nonostante questo non poteva non andare al meeting. Per questo durante tutta la sua traversata verso il centro della città gli è sembrato di trovarsi in un film di spionaggio.

«So per esperienza che, di norma, le forze dell’ordine arrestano gli organizzatori delle manifestazioni prima che arrivino a destinazione,» racconta Terechin. «già la sera prima ho ricevuto diverse chiamate. Il mattino dopo ho guardato fuori dalla finestra e ho visto una macchina accesa davanti al mio palazzo che mi sorvegliava. Ho capito che era una trappola. Se mia avessero arrestato mentre ero ancora a casa sarebbe stata una sconfitta dal punto di vista dell’opposizione: mi avrebbero semplicemente portato via e nessuno avrebbe saputo più nulla. Continuo a pensare. Capisco che bisogna ingegnarsi in qualche modo». 

Terechin ha deciso di ingannare i suoi inseguitori con l’aiuto di una maschera con la faccia di Vladimir Putin che aveva lì in casa.

«Mi sono messo questa maschera di Putin. Poi ho indossato dei vestiti insoliti per me, di colore molto scuro, quando di solito porto sempre colori chiari. Ho infilato il cappuccio. Mi sono guardato allo specchio ed eccolo là: il matusa in persona» continua Terechin. 

L’uomo ha deciso di uscire in avanscoperta per collaudare quel metodo. Si è cambiato ed è uscito portando con sé il suo cane. È passato accanto alla macchina e non l’hanno riconosciuto. L’hanno scoperto quando è uscito in strada per la seconda volta. È dovuto scappare attraverso il cortile, dopodiché si è messo dei vestiti di ricambio che aveva portato con sé.

Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

«Un amico doveva venirmi a prendere in macchina, ma è stato fermato due volte dai vigili nel quartiere. Ho dovuto chiamare una terza persona per farmi portare una sim-card e duemila rubli per il taxi. Allora sono riuscito a farla in barba ai miei inseguitori», ha raccontato l’uomo con entusiasmo. «Vado semplicemente ad un meeting, e questa è già una vittoria. Riusciremo a ingannarli ancora, basta essere creativi».

Terechin è stato comunque arrestato piuttosto velocemente durante la manifestazione.

«Non ha paura dei problemi che potrebbero crearle a causa dell’Articolo di Dadin? [11]»

«E di cosa dovrei aver paura? Di finire in prigione?», ha risposto dopo una lunga pausa. «Sicuramente per ora smetterò di andare ai meeting; se dovrò andarci, in futuro, vorrei che quella fosse l’ultima volta in vita mia in cui avrò bisogno. Uscire durante la pausa pranzo dal lavoro per manifestare due ore e beccarsi cinque anni? Mi sembra che l’unico modo che abbiamo ormai per manifestare sia tenere duro finché il governo non sarà cambiato».

I nuovi “agenti clandestini”

Dopo l’introduzione delle nuove leggi e i brutali arresti l’aria della protesta in città sembra esserci affievolita. E se qualcuno si permette persino di condannare “l’operazione speciale”, lo fa principalmente a causa delle sanzioni.

Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

È infatti con una frenetica corsa allo zucchero che “l’operazione speciale” irrompe nella vita dei cittadini di Novosibirsk.

Come succede ormai in tutte le regioni della Russia, spesso gli scaffali con le confezioni di zucchero meno costose arrivano verso sera ad essere completamente vuoti.

È difficile trovarne ormai anche nel gigantesco centro commerciale METRO, situato vicino all’autostrada, fra i quartieri Oktjabr’skij e Pervomajskij di Novosibirsk. Quelli che riescono ad accaparrarseli mettono subito nel carrello qualche confezione. In un altro centro commerciale che si trova al centro, Pjateročka, un uomo in giacca nera compra un pacchetto di zucchero a 74 rubli, ovvero a 20 rubli in più rispetto a quello che era il prezzo medio intorno a novembre del 2021. Gli chiedo che cosa ne pensa di questi prezzi. 

«Ma che differenza fa quanto costava prima?», l’uomo inizia con trasporto ad agitare le braccia. «Tanto d’ora in poi niente costerà di meno. L’occidente ha iniziato una crociata contro la Russia. Bisogna iniziare a fare scorta, o finirà male».

Alcuni degli interlocutori che abbiamo avuto a Novaja Gazeta hanno notato che molti degli abitanti attribuiscono all’ “operazione speciale” l’aumento dei prezzi della merce e la scomparsa di quest’ultima dagli scaffali. E se lo fanno, lo vedono come parte dell’attacco dell’”Occidente unito” contro la Russia. Novosibirsk è molto lontana da tutte le altre città russe. Parlando con me gli abitanti di Novosibirsk hanno scherzato sul fatto che per loro le notizie che provengono dall’Ucraina sono come quelle che gli arrivano dagli USA; lì da loro non c’è mai stata una vera guerra. Secondo le supposizioni di Chel’ga, lo scarso interesse della popolazione in quello che sta accadendo e tutte le loro opinioni a riguardo sono dovute al fatto che in televisione gli viene presentata un’analitica già pronta, e che i canali alternativi diventano sempre di meno.

«Per quanto riguarda i mezzi di comunicazione di massa la situazione qui a Novosibirsk è vergognosa. Ci sono solo “Tajga.info” e la “Gazzetta di Novosibirsk”, se non si tiene conto delle pubblicazioni specializzate. Inoltre “Tajga” è stato bloccato di recente, la si può leggere solo usando la VPN. Certo, si può seguirli su telegram, ma è chiaro che in questo modo il pubblico diminuisce. Le persone interessate la cercano, si iscrivono, impostano una VPN. Ma le persone che anche prima si limitavano a ricevere passivamente le notizie rimangono privati di questa possibilità», Chel’ga non ha dubbi al riguardo.

“Tajga.info” è uno dei mezzi di comunicazioni di massa regionali e indipendenti più diffusi in Russia. Sono ben 12 le regioni della Siberia (e dintorni) di cui Tajga si occupa. Il Roskomandzor [11] ne ha bloccato il sito il 1 marzo, a causa delle informazioni in tempo reale sugli accadimenti in Ucraina che stavano pubblicando. Un paio di settimane fa anche il gruppo ufficiale su VKontakte [12] è stato bloccato. Stando a quanto raccontano i giornalisti di “Tajga”, dopo il blocco le autorità si sono premurate di “spazzare via” dal sito tutti i testi contenenti la parola o che ritraevano sotto la luce sbagliata le azioni belliche. I giornalisti di Tajga non sono comunque minimamente intenzionati a lasciare il proprio lavoro. 

La redazione di “Tajga” è immersa nella semioscurità, ad illuminare le varie stanze ci sono solo delle lampade bianche. Mobili di IKEA di colore chiaro, alcuni poster sulla parete. Si sente una voce che legge un qualche testo dalla stanza di videoregistrazione. Si tratta quasi sicuramente di uno streaming. Davanti ai computer sono seduti tre ragazzi giovani. Altre persone fanno avanti e indietro per gli uffici. 

Jaroslav Vlasov. Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Ora come ora sono quindici le persone che lavorano per “Tajga”. Il giornalista Jaroslav Vlasov ha scherzato su come in redazione, dopo l’inizio dell’”operazione speciale”, si sia venuta creare una sorta di struttura orizzontale. A inizio primavera il loro direttore, Vasilij Volnuchin, ha lasciato il suo incarico (per motivi familiari, stando a quanto riportato da quest’ultimo sul suo profilo facebook). Non ne hanno più scelto uno nuovo. Si gestiscono da soli e di comune accordo.

Prima scrivevamo di politica e di problematiche sociali. Adesso raccogliamo principalmente notizie sulle conseguenze di questa “operazione speciale”.

«Ma solo su quello di cui è consentito parlare», racconta la giornalista Irina Beljaeva. «La carenza d’insulina sta già iniziando a diventare evidente. Ne parliamo in continuazione online»

«All’inizio è stata molto dura, abbiamo dovuto metterci d’accordo più volte su come avremmo potuto scrivere rispettando allo stesso tempo la censura», ha condiviso con noi la giornalista Jana Dolganina.

Ufficialmente “Tajga.info” è stato bloccato per aver utilizzato parole vietate. Poco prima che questo succedesse avevano anche pubblicato un articolo piuttosto “pungente” sugli OMON [13], ha aggiunto Viktor Čistjakov, uno dei redattori. Dopo il blocco a diventare immediatamente evidente è stato il calo delle visualizzazioni. La quantità di lettori sul sito è diminuita a più riprese. Abbiamo iniziato ad avere problemi con i progetti partner al nostro. Molti si sono rifiutati di parlare.

Anna Jakovleva. Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

«Hanno cominciato a rilasciare sempre meno commenti, ma questo è legato piuttosto alla situazione generale. Ma negli ultimi anni è diminuito anche il numero dei personaggi pubblici disposti a parlare con noi», ha fatto notare Vlasov. «In privato sono tutti dei tipi tosti. Smettono di esserlo nell’istante in cui vedono un registratore di qualche tipo».

Nonostante questa serie di problemi, alcune cose rimangono invariate. Gli addetti stampa continuano a mandare alla posta le press-release, compresi gli enti pubblici.

«Sarò onesta: ogni tanto rifletto su come faranno gli [impiegati] a leggere. Beh, con una bella VPN, come fanno tutti. Se qualcuno si lamenta mando semplicemente degli screenshots per mostrare che da noi è [tutto] in ordine», dice ridendo Jana Dolganina.

Nemmeno i lettori hanno abbandonato “Tajga”. Stando a quando raccontano i giornalisti, dal momento in cui il sito è stato bloccato sono iniziate ad arrivare loro per posta lettere di

incoraggiamento e chiamate che sono servite ai lettori per esprimere solidarietà a questi eroi dei testi.  Anche il numero delle donazioni è aumentato.

«In realtà è stato totalmente inaspettato. “Tajga.info” si occupa principalmente di politica e di economia, anche se spesso abbiamo trattato di tematiche sociali abbastanza specifiche e attuali, anche roba parecchio forte», racconta il corrispondente Jaroslav Vlasov. «Si ha la sensazione che i lettori siano alla costante ricerca di un punto di vista alternativo sulle cose».

«La redazione ormai ha 18 anni. L’età di un ragazzo che ormai è maggiorenne. Io e Jaroslav abbiamo trascorso la maggior parte della nostra vita professionale. Come potremmo secondo voi chiudere tutto e andarcene, facendo finta che non sia mai successo nulla?», ci domanda Dolganina.

Anche la libreria indipendente (l’ultima praticamente in città) “Cambiamenti” ha deciso di sostenere “Tajga.info”. “Cambiamenti” è più una community che una semplice libreria per Novosibirsk. Qui vengono venduti i lavori di pittori locali, nella linea di merchandise “Lo stato delle cose”. Una sezione di scaffali della libreria è completamente dedicata ai libri pubblicati da Memorial [14]. Sul bancone è esposta una copia del libro “Le ragazze e le istituzioni” dell’attivista Dar’ja Serenko [15]. Al soffitto è appeso un cartello con la scritta “l’amore è più forte della paura”. I gestori della libreria hanno annunciato il 26 e il 27 marzo che si sarebbe tenuta una svendita di beneficenza di libri provenienti dalle biblioteche domestiche dei cittadini (bisognava venirli a donare un po’ prima, era possibile fino al 18 marzo). Tutti i proventi sarebbero stati destinati a “Tajga.info” e all’organo di beneficenza “Majak”. Come racconta la direttrice della libreria Anna Jakovleva, “ne hanno bisogno più loro che noi”.

«Abbiamo aperto a fine 2014. La crisi c’era già allora, durante i primi giorni dopo l’apertura il valore del rublo era crollato. Non riuscivamo nemmeno a immaginare come tirare avanti. Siano sopravvissuti in queste condizioni per altri 8 anni, quindi dal punto di vista degli affari per noi non è cambiato sostanzialmente nulla», racconta la proprietaria del negozio. «è da tanto che i libri si stanno facendo più costosi. La Russia aveva problemi a reperire della carta anche prima, a causa della controstallia di alcune fabbriche cinesi. Oltre a questo, ora abbiamo anche problemi con ciò di cui non si può parlare».

Jakovleva ha continuato raccontando di come durante le due settimane successive non sapevano nemmeno se avrebbero potuto lavorare, se il paese sarebbe entrato in stato d’emergenza, o se sarebbero stati costretti ad andarsene. La libreria non teme pressioni da parte del governo, come ha detto ironicamente Jakovleva: «ormai quello libresco è un mercato così piccolo che tutti semplicemente “se ne infischiano”. E anche se negli ultimi anni sono stati rilasciati libri che hanno suscitato scandalo, non sono mai stati ritirati in massa dal mercato».

Nonostante tutto in quei primi giorni gli affari non ne hanno risentito più di tanto, tutti erano sotto shock. Il libri hanno continuato a vendere solo grazie a quelli che lo facevano quasi esclusivamente per sostenere la loro amata libreria.

La libreria "Cambiamenti". Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Molti venivano e compravano così, senza un motivo. Sembrava di trovarsi in un mondo parallelo. Altri invece venivano perché erano abituati a fare così dai tempi del 2020.

«L’impegno civile da parte della popolazione si è molto rafforzato dall’inizio della pandemia. Per ora le cose vanno bene per la nostra libreria», ha continuato Anna. «Non potete nemmeno immaginare quante copie abbiamo venduto di “Un passato scomodo” di Nikolaj Epple e di “Storia di un tedesco” di Sebastian Haffner.

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Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

È il 18 marzo. Nello stadio da pallavolo “Lokomotiv” si sta tenendo un concerto-meeting dei sostenitori del movimento Z per celebrare l’anniversario dell’annessione della Crimea alla Russia. Sul grande schermo lo slogan «Za mir! Za Rossiju! Za presidenta!» [16]. Sul palco compare Andrej Travnikov, governatore della regione di Novosibirsk (la seguente citazione è accorciata, la Redazione):

«Oggi stiamo capendo quanto fosse importante stroncare alla radice quell’antico male presente in Ucraina e nel Donbass, e quanto adesso quel tumore sia diventato più difficile da asportare. L’Ucraina ormai è caduta veramente preda del tumore nazionalista. O meglio, del tumore fascista. Avete già dimenticato le loro orrende purghe anti-communiste, strappando le medaglie dal petto dei veterani? O le fiaccolate dei nazisti dove questi costringevano i bambini a fare il saluto romano? Avete dimenticato l’incendio a Odessa della sede del Sindacato? [17]», Travnikov fa una pausa e allarga le braccia, la sala lo applaude. «Molte persone adesso ci stanno criticando. Qualche nostro concittadino cerca persino di opporsi alle decisioni che il nostro governo ha preso solo perché costretto. Queste persone vogliono fare finta che gli abitanti di Marjupol’ non esistano, che non si stiano nascondendo dai nazisti in degli scantinati, aspettando che i soldati russi arrivino a liberarli».

Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Oltre a Travnikov prendono la parola altri personaggi pubblici, fra cui anche il sindaco Lokot’. Questi eventi qui da noi sono più o meno tutti uguali, si parla sempre dei “neonazisti” in Ucraina e dell’armata russa che libererà gli ucraini. Lo show è presentato da un conduttore che indossa una t-shirt con una grande “Z” sopra. Una “Z” è anche sulle magliette di tutti i bambini, che intanto sventolano fra le mani bandierine russe; la Z è su una grande bandiera tenuta in alto da un gruppo di persone che si trovano in un angolo dello stadio.

Si può accedere al concerto solo tramite biglietto. In sala ci sono molti pensionati e molti adolescenti delle sezioni sportive. È possibile vedere le uniformi del Centro polisportivo, quelle della Scuola per riserve olimpioniche di atletica leggera “Flamingo”, e alcune squadre regionali affiliate a “Russia unita” e al PCFR.

Ci sono intermezzi musicali fra l’intervento di un politico e l’altro. Si tratta principalmente di canzoni patriottiche. Si sentono le strofe:

«Noi, siam noi disposti a sacrificare la vita in battaglia, se servirà alla patria», «Nel nostro paese, divenuto pacifico, daremo alla luce nuovi ragazzi», «All’attacco! Per la patria!» [18].

A metà di una canzone su Aleksandr Nevskij appare un’icona sul grande schermo. Un coro di quattordici persone in uniforme militare inizia a cantare una salmodia ortodossa.

Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Al concerto non è presente Leonid Rybin, deputato del consiglio cittadino appartenente al partito “Patria”. Rybin è un ex-soldato: ha partecipato alla campagna in Afghanistan, mentre alla fine degli anni 80’ “prese parte alle operazioni per il ristabilimento dell’ordine costituzionale” nelle ex repubbliche sovietiche (Azerbaigian, Armenia, Nagorno Karabakh, Uzbekistan, Kirghizistan e Lituania). Come ha poi raccontato il deputato a Novaja Gazeta, al concerto non era presente perché non ama quel tipo di pubblicità. Il Giorno dell’annessione della Crimea Rybin stava tenendo una lezione in una scuola.

L’uomo è arrivato all’intervista in anticipo. Ha raccontato a lungo della sua esperienza da soldato. Rybin è convinto che gli avvenimenti che in Ucraina si stanno dipanando a partire dagli anni 2000 a causa della stessa tecnologia, che la stessa URSS distrusse ai tempi. 

«Come soldato che ne ha viste di tutti i colori sostengo completamente la decisione del nostro presidente. In realtà erano stati fatti tutti gli sforzi possibili affinché nulla di tutto questo accadesse. Abbiamo una rete di spionaggio molto forte. Nel momento in cui, il 24 Febbraio, abbiamo per primi attaccato in maniera preventiva, i nostri servizi segreti avevano già dei dossier riguardo a un futuro attacco nei confronti delle RPDL che sarebbe dovuto cominciare il 25 dello stesso mese lungo tutta la linea del fronte», spiega Rybin. «Dovevano fargliela vedere. Perché la popolazione non serve. E poi [l’armata ucraina] doveva uscire dai propri confini perché non potessi più fare proprio niente. Perché? Non possiamo certo bombardare delle città pacifiche».

Leonid Rybin. Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

Il deputato è convinto che la causa di tutto sia l’America che sta cercando di “indebolire la Russia”. L’Ucraina è stata usata intenzionalmente come focolaio di guerra per far pensare al mondo intero che Vladimir Putin sia il colpevole. E per far in modo che anche l’opinione pubblica della Russia stessa arrivi a pensarlo. È il suo intuito da soldato a dargli questa certezza.

«Ma ci sono moltissime testimonianze, anche da parte di cittadini ucraini, sul fatto che quello che sta succedendo non è proprio come lo sta descrivendo. Non pensa sia possibile che stiano semplicemente mentendo tutti?», gli chiedo io.

«Attualmente sono più di tremila le persone che sono scappate da Marjupol’. Insieme a loro c’erano anche i nazionalisti, dei guerriglieri. È molto facile riconoscerli grazie ai tatuaggi. E là sul campo lavorano specialisti di prim’ordine che li hanno visti con certezza», ha risposto con convinzione il deputato.

Secondo Rybin, la seconda ragione per cui anche gli stessi ucraini stanno diffondendo informazioni del genere è una spietata operazione di propaganda. Perfino i suoi commilitoni ucraini hanno interrotto i rapporti con lui.

Siamo coetanei e abbiamo combattuto insieme per l’Unione Sovietica. Ma in trent’anni sono riusciti a fare il lavaggio del cervello perfino a loro.

«Quella generazione sembrava impossibile da piegare. Ma perfino loro adesso mi considerano un nemico» ha aggiunto Rybin.

La Russia deve assolutamente restare dalla parte della verità. Stando alle parole del deputato, nel paese in realtà l’opposizione è poca, hanno capito tutti molto bene quello che sta succedendo. Quelli che vanno ai meeting lo fanno solo per “fare casino” (è quello che gli hanno detto i suoi stessi nipoti, quando Rybin gli ha chiesto perché ci andassero). Le radici della fedeltà per la Patria sono ancora profonde. Nel peggiore dei casi la Russia ha le armi atomiche, che può usare contro l’America per impedire che avvenga una catastrofe atomica, di questo il deputato è sicuro. 

Ci salutiamo. Rybin se ne va fuori città, incontro alla Junarmija [19]. Noi invece ce ne andiamo verso il lato opposto, verso uno dei quartieri-dormitorio di Novosibirsk. Qui in uno spiazzo d’erba si trova un monumento che reca le parole “No alla guerra” costruito venti anni fa. Il monumento ha lo stesso nome della scritta che c’è sul suo piedistallo. La scultura è composta da un pezzo di metallo smussato a forma di pianeta, come se fosse stato fatto frettolosamente. Sul pianeta “vola” un uccello di metallo.

Mentre scriviamo queste righe ci giunge notizia che in Ucraina sono appena morti sette soldati, almeno ufficialmente, provenienti dalla regione di Novosibirk. Il più giovane di loro aveva poco più di vent’anni.

Sul piedistallo sono stati lasciati dei fiori rossi.

Foto: Vlad Dokšin/ "Novaja Gazeta"

[1] In originale LDNR, ovvero Luganksij i Donetskij narodnye respubliki (trad. Repubbliche Popolari di Luganks e Donetsk), NdT.

[2] Edifici a basso costo costruiti negli anni 60’ durante la presidenza di Nikita Chruščev, NdT.

[3] Costruita fra il 1891 e il 1916, NdT.

[4] Il fiocco di San Giorgio è fin dal XVIII secolo un’importante onorificenza militare russa, nonché simbolo di patriottismo impiegato durante i festeggiamenti del “Giorno della vittoria”, festa nazionale che celebra la vittoria sovietica sulle truppe naziste, NdT.

[5] Camicia ricamata tradizionale ucraina, NdT.

[6] Edinaja Rossja (trad. Russia Unita) è un partito nazional-conservatore con a capo Dmitrij Medvedev. Fra i suoi fondatori vi è anche l’attuale presidente Vladimir Putin, NdT.

[7] Il tribunale di Mosca ha condannato le “sedi di Naval’nyj”  dichiarandole strutture estremiste e vietando la loro attività su tutto il territorio della Federazione Russa. (Nota dell’autrice)

[8] Partito comunista della Federazione Russa, in originale KPRF (Kommunističeskaja partija rossiskoj federazii), NdT.

[9] Evento a metà fra una manifestazione politica, un flashmob e un’installazione d’arte contemporanea in cui i partecipanti si riuniscono senza preparazione alcuna, ma portando con sé dei cartelli su cui sono riportate scritte scelte liberamente dal partecipante, che saranno poi utilizzate come unico mezzo di comunicazione sia col pubblico circostante, sia fra gli stessi partecipanti. La prima Monstracja si tenne per la prima volta nel 2004 proprio nella città di Novosibirsk, NdT.

[10] Articolo 212.1 del Codice penale russo, introdotto nel 2014 su iniziativa di un gruppo di deputati di “Russia unita”, il quale rende perseguibile penalmente per “la ripetuta violazione dell’ordine costituito per l’organizzazione o lo svolgimento di riunioni, meeting, manifestazione, marcie e picchetti”. L’articolo ha ricevuto familiarmente questo nome in onore di Il’dar Il’dsusovič Dadin, ovvero della prima persona che venne condannata a causa sua (nel 2015), NdT.

[11] Agenzia federale che si occupa della supervisione delle informazioni e delle telecomunicazioni, NdT.

[12] Popolare social media russo, NdT.

[13]  Corpo speciale antiterrorismo della polizia russa, NdT.

[14] Associazione per la difesa dei diritti umani fondata a Mosca nel 1989 dal premio nobel Andrej Sacharov che si dedica principalmente alla preservazione della memoria storica, in particolare quella legata ai crimini commessi durante il periodo sovietico. L’associazione è stata chiusa il 28 Dicembre 2021 perché accusata dalla Corte suprema russa di “infangare il nome dell’URSS”, NdT.

[15] Darja Serenko (1993) è una scrittrice, artista, giornalista russa, nonché attivista per il movimento femminista e per quello LGBTQ; fra le altre cose, lavorava anche per la Biblioteca Municipale di Mosca come curatrice. Nel 2021 Serenko organizzò una campagna di solidarietà in onore delle donne vittima della repressione politica.  Dopo aver annunciato l’evento su facebook, la scrittrice ha ricevuto quasi 600 minacce di morte. L’8 Febbraio 2022 è stata condannata a 15 giorni di carcere per un post del 2021 in cui parlava di “votazione pilotata”. Nel 2022 è stata una delle voci del “Movimento femminista pacifista”, che il 27 febbraio ha rilasciato un manifesto che incitava le femministe russe a ribellarsi alla guerra., NdT.

[16] In originale “Zа мир! Zа Россию! Zа пресидента!”(Per la pace! Per la Russia! Per il nostro presidente!), gioco di parole che sostituisce il grafema З (z, appunto, come viene traslitterato perché corrispondente allo stesso suono) dell’alfabeto cirillico con la “Z” latina del già menzionato movimento pro-governativo, NdT.

[17] L’edificio è andato a fuoco nel 2014 in seguito ai disordini causati dallo scontro fra gli ucraini “proeuropea” e quelli “prorussia”, NdT.

[18] Si tratta di strofe provenienti dalla canzone “Kto takie russkie” (Chi sono i Russi) del cantante Denis Majdanov.

[19]  “Giovane armata”, organizzazione fondata nel 2015 e finanziata dal governo per addestrare il futuro personale dei corpi d’armata e per educare la gioventù ai valori del patriottismo e del servizio alla nazione, NdT.

Autore: Dar’ja Kozlova, corrispondente di Novaja

Fonte: Novaja Gazeta, 26 marzo 2022

Traduzione a cura di Matteo Annecchiarico