“Chi scrive Z: che vada...” Andrej Makarevič parla della guerra e dello scisma.

Cantante, compositore, leader del gruppo “Mašina vremeni”, Andrej Makarevič dopo lo scoppio della guerra ha lasciato la Russia e adesso vive in Israele. Negli ultimi anni Makarevič ha assunto una posizione fortemente anti Putin, che lo ha messo al centro delle critiche di molti politici russi e di alcuni colleghi. In Russia i suoi concerti sono stati cancellati e i media filogovernativi lo hanno più volte messo al centro delle loro campagne propagandistiche.

All’inizio di maggio Makarevič  ha comunicato che sta lavorando su nuovo materiale musicale e in un’intervista a Nastojaščee Vremja ha dichiarato di non voler “rovinare il resto della sua vita” a leggere le notizie dalla Russia e cercare di far cambiare idea a coloro che sostengono la guerra con l’Ucraina. “Chiunque scriva Z, che vada a farsi fottere”. Ma, secondo le sue stesse parole, Makarevič continua a credere in un essere umano ragionevole.

Nonostante tutto continuo a credere in un essere umano pensante. In una natura che tende all’armonia e un mondo che tende all’equilibrio. Quando questo viene meno, mi mancano le parole, né ho alcuna spiegazione. E non voglio esserne risucchiato.

Cosa prova oggi quando legge notizie sulla guerra?

Quello che provavo nei primi giorni: è qualcosa di orribile. Posso dire solo questo.

E quando legge notizie che arrivano dalla Russia?

Non leggo notizie dalla Russia. Una enormità di bugie, non voglio averci a che fare.

Sapeva che la propaganda russa avrebbe attaccato coloro che si sarebbero esposti e poi fuggiti e quelli che pur non denunciando sarebbero espatriati?

Lo immaginavo. Assolutamente niente di nuovo. Cos’altro possono fare?

Deve essere spiacevole.

Lo è. Di piacevole qui c’è poco.

In un commento sotto una foto in cui lei è ritratto con Alla Pugačeva e Boris Grebenščikov ho letto “sono persone che hanno vissuto in Russia con una cultura europea.” Il commento ha ottenuto molti like.

Da circa due mesi ho disattivato i commenti sul mio profilo Facebook perché non ho il più piccolo desiderio di alimentare il sistema e il mondo è ormai fortemente polarizzato. Chi condivide le mie opinioni e le mie idee, continua a farlo, di questo sono sicuro. Di coloro che sono in disaccordo mi interessa poco. Non ho alcuna intenzione di discutere con loro. Tutto qui. La cosa che meno mi interessa al mondo è sapere chi ha scritto quel commento sotto la foto. Chi è.

Ha detto che non le interessa l’opinione di chi la pensa diversamente. Ho letto in una delle sue interviste rilasciate qui in Israele che ha smesso di parlare a uno dei suoi amici d’infanzia dopo l’inizio della guerra…

 

Guardi è l’unica persona su una enorme quantità di amici e conoscenti.

C’è un modo per evitarlo? È una delle domande che affligge molte persone, in una società cosi polarizzata.

 Evitare cosa?

Le relazioni o la verità: cosa scegliere?

Finché non c’erano azioni militari, fino a quando non morivano le persone, accettavo assolutamente che ci potessero essere opinioni diverse su una stessa cosa. Ma quando tutto questo è improvvisamente diventato una guerra e qualcuno ha urlato “È giusto così!” ecco, ho semplicemente cancellato questa persona.

La guerra  finirà prima o poi…

Oh, quando finirà, capiremo come sarà finita e come si comporteranno coloro che oggi urlano che è una guerra necessaria.

Come si relaziona a chi urla che è una guerra giusta?

In nessun modo. Cerco di non farci caso. La vita è già abbastanza breve e triste. Non voglio sprecare quel che mi resta da vivere.

Lei comprende le ragioni di coloro che girano la Russia con la Z a favore della guerra?

Perché dovrei?

Per poterli in qualche modo analizzare.

Non ho alcun interesse nell’analizzarli. Ci sono così tante cose interessanti al mondo e dovrei occuparmi di loro?

Cosa trova interessante in questo momento?

Ad esempio è in corso il Festival SLOVONOVO. Quest’anno è straordinariamente bello, perché partecipano grandi poeti, scrittori e artisti. Mi piace moltissimo ascoltarli. Questo sì che mi interessa. Da sempre. Sono contento che ci sia la possibilità di confrontarmi con loro e ascoltare le loro sul mondo, in generale.

E c’è qualcuno che scrive Z: ma che vada a quel paese.

Si è mai scontrato personalmente con quello che si definisce abolizione della cultura russa all’estero?

Personalmente no. Non che io adesso giri molto per il mondo, ma continuano a invitarmi a fare concerti: presto andrò a Cipro e mi hanno invitato in Georgia. Probabilmente non mi avrebbero invitato fosse in atto un tentativo di “cancellazione” della cultura russa.

Vede qualche analogia, parlando della cultura russa, con gli ultimi anni dell’epoca sovietica? Qualcosa di simile a quando ci fu lo stesso scisma?

Non fu di questa portata. Ma quando i carrarmati sovietici entrarono a Praga ci fu una situazione simile. Ero giovane allora e non ho potuto comprendere tutto, ma credo fu qualcosa di molto simile. Oggi però la situazione è peggiore. Quello che sta succedendo in Ucraina è molto più grave di quanto successe allora a Praga.

C’è qualcosa che si può fare per evitare questa spaccatura e questa tensione all’interno della società russa?

Posso farle una domanda? C’è qualcosa che si può fare perché non ci sia questa divisione? Lei cosa pensa?

Potrei forse dire qualcosa sul giornalismo e sulla televisione, ma non sulla cultura.

Mi creda. Non riesco a rispondere alla sua domanda. Se chi è al potere, e possiede la macchina più potente della propaganda, ha cercato per anni accuratamente e professionalmente di arrivare a questo scisma interno, c’è forse un modo per opporvisi? Io non guardo la tv, ma c’è chi la guarda. E io non posso impedirgli di guardarla. Tutto qui.

Ha postato sui canali social una canzone su un soldato che è stato ingannato. Cosa dovrebbero fare questi militari che sono stai ingannati?

Non so dare consigli. In queste cosa ciascuno fa la propria scelta.  

Abbiamo trattato in trasmissione argomenti simili, e il padre di un soldato ha detto “E cosa avrebbe potuto fare?” [Abbiamo chiesto:]  il militare processato adesso in Ucraina è il primo soldato dell’esercito russo? E lui ha risposto” È un soldato”.

Non posso parlare per lui. Da un lato, ha prestato giuramento, questo io lo capisco. Dall’altro, un soldato non dovrebbe eseguire ordini criminali. So anche questo. Dunque sta tutto alla coscienza di ciascuno. È una decisione personale.

Sta valutando di non tornare più in Russia?

A questo non penso. Aspetto l’evolversi degli eventi sui quali, purtroppo, non ho influenza.

Cosa le manca di più? Di cosa ha nostalgia?

Non posso dire che mi manchi qualcosa. Mi mancano alcune persone, ma molte di loro sono andate via. Altre però sono rimaste. Mi mancano i miei musicisti, mi manca il mio lavoro, anche qui se lavoro, non sono solo. Sono abituato e mi piace lavorare in gruppo. Mi consolo con la speranza che presto ci rivedremo e potremo suonare insieme.

È chiaro che non è il momento di fare previsioni. Si è fatto un’idea di come potrebbe finire? Quale sarà il finale migliore?

È caduto un aereo. Due ore fa. Cosa pensa di questo? Cosa posso pensarne io? Ritroviamo almeno la scatola nera e sentiamo le registrazioni. No, ogni coglione inizierà a dire a vanvera: “Credo che sia così”. È aria fritta, creazione di rumore verbale, nient’altro. Ed è una cosa che non mi piace per niente.

29 maggio 2022, di Andrej Cyganov, Radio Svoboda

Traduzione a cura di Tatiana Pepe (Tutto inizia dal mio nome. Lo studio della lingua russa, i viaggi in terre slave, la lettura dei grandi pensatori russi del Novecento, la filologia e la traduzione. La mia patria è per metà nella lingua e nella letteratura russa.)