Gli attentatori

Una delle prime organizzazioni terroristiche in Russia, “Narodnaja volja[1], non durò a lungo. Ne erano diventati membri diverse decine di giovani, il cui obiettivo principale era l’assassinio di Alessandro II. La maggior parte dei militanti di questa organizzazione furono impiccati o finirono i loro giorni dietro le sbarre.

ANDREJ ZHELJABOV (1851 - 1881)

Zheljabov era cresciuto in una famiglia di servi della gleba nel governatorato della Tauride. Suo nonno gli insegnò a leggere. Il proprietario terriero notando che il ragazzo era dotato lo mandò al ginnasio. Dopo essersi diplomato al liceo, Zheljabov si iscrisse all’università di Odessa per diventare avvocato. Lì entrò in contatto con i socialisti e abbastanza presto venne espulso per aver partecipato ad una rivolta studentesca.

Andrej Zheljabov

Zheljabov divenne di fatto il capo del comitato esecutivo della “Narodnaja volja”. Fu proprio lui ad elaborare un complesso piano per un attentato allo zar che avrebbe garantito la morte di Alessandro II. Se l’ordigno esplosivo non avesse funzionato, i terroristi sarebbero dovuti entrare in azione muniti di bombe a mano. Se anche questo tentativo fosse fallito, lo stesso Zheljabov si sarebbe lanciato contro lo zar con un pugnale. Venne tuttavia catturato due giorni prima dell’assassinio. Zheljabov chiese di essere giudicato insieme a coloro che avevano preso parte direttamente all’attentato, rinunciò alla difesa e durante il processo propagandò attivamente le proprie idee radicali. All’inizio di aprile fu impiccato insieme agli altri cospiratori.

SOF’JA PEROVSKAJA (1853 -1881)

Sof’ja Perovskaja, la compagna di Andrej Zheljabov, divenne la prima donna in Russia ad essere processata e poi giustiziata per motivi politici.

La Perovskaja era cresciuta in una ricca famiglia aristocratica. Suo nonno era stato ministro dell’Istruzione e suo padre aveva ricoperto la carica di governatore generale di San Pietroburgo. All’età di 16 anni iniziò a frequentare i corsi femminili alla Alarčin [2] dove si avvicinò per la prima volta alla gioventù orientata verso posizioni radicali. Successivamente, la Perovskaja ricevette il diploma di insegnante, terminò i corsi per diventare infermiera diplomata e partecipò a “l’andata nel popolo[3]. Nella capitale manteneva un appartamento nel quale si svolgevano attività clandestine. La Perovskaja venne processata per due volte ed in prigione conobbe Andrej Zheljabov. 

Sof'ja Perovskaja

Nel 1878 fu mandata al confino ma riuscì a fuggire, da quel momento entrò in clandestinità. A “Narodnaja volja”, la sua principale attività divenne la preparazione di tre attentati allo zar.

Nel 1879, non lontano da Mosca, organizza l’esplosione della ferrovia lungo la quale doveva passare il treno dello zar (a questo scopo, i membri della “Narodnaja volja” scavano un cunicolo sotterraneo che parte da una casa cantoniera ferroviaria). I tempi vennero calcolati male ed il treno ebbe il tempo di passare.

Due giorni dopo l’arresto di Andrej Zheljabov, guidò il gruppo che compì l’attentato il 1° marzo del 1881 e disegnò personalmente il piano per il posizionamento di coloro che avrebbero lanciato gli ordigni esplosivi. Il giorno dell’assassinio, agitando un fazzoletto bianco, la Perovskaja dette il segnale a Ignatij Grinevickij di lanciare la bomba contro lo zar. Pochi giorni dopo la Perovskaja venne arrestata.

STEPAN CHALTURIN (1856 -1882)

Stepan Chalturin era un falegname poco istruito di origini contadine del governatorato di Vjatka. A San Pietroburgo lavorò presso imprese di costruzione di vagoni ferroviari. Fu lì che entrò in una organizzazione sindacale, assunse la gestione della biblioteca degli operai e si occupò della distribuzione dei libri.

Il suo “traguardo” più importante fu l’esplosione nel Palazzo d’Inverno. Chalturin, esibendo documenti falsi, ottenne un impiego al palazzo come falegname ed in pochi mesi riuscì ad introdurre all’interno dell’edificio 30 kg di dinamite. L’esplosione ebbe luogo il 5 febbraio 1880. L’imperatore era in ritardo per la cena e si salvò. Rimasero uccisi 11 soldati e altri cinquanta feriti.

Stepan Chalturin

Dopo il fallito attentato Chalturin si trasferì a sud dove, il 18 marzo 1882, organizzò un attentato al procuratore militare Vasilij Strel’nikov. Quando il suo compagno di lotta Nikolaj Zhelvakov sparò al procuratore (ferendolo a morte) i passanti si scagliarono contro di lui. Chalturin cercò di condurre via il complice ma venne catturato. Nessuno dei due fornì indicazioni sulla proria vera identità ed il ​​22 marzo per decisione del tribunale militare vennero impiccati.

IGNATIJ GRINEVISKIJ (1856 - 1881)

Grinevskij era originario del governatorato di Minsk. I suoi genitori erano piccoli proprietari terrieri. Il futuro assassino dell’imperatore studiava al ginnasio e si guadagnava da vivere impartendo lezioni. Per il suo carattere mite gli venne attribuito il soprannome di Kotik [4]. Trasferitosi a San Pietroburgo si iscrisse all’Istituto di Tecnologia. Qui venne contagiato dalle idee rivoluzionarie.

Prima della preparazione dell’attentato Grinevitskij lavorò in una tipografia clandestina ed si occupò della diffusione di pubblicazioni proibite. Di essere pronto a morire, insieme o dopo lo zar, Ignatij Grinevitskij lo aveva scritto nel suo testamento: “Non mi toccherà partecipare all’ultima lotta. Il destino mi ha condannato ad una morte prematura e non vedrò la vittoria, non vivrò né un solo giorno, né un’ora nel radioso momento del trionfo, ma ritengo che con la mia morte avrò fatto tutto ciò che dovevo fare e nessuno, nessuno al mondo può chiedermi di più.”

Il 1° marzo 1881, Grinevitskij fece saltare in aria l’imperatore e se stesso nei pressi del Canale Caterina lanciando una granata di fabbricazione artigianale ai piedi di Alessandro. Morendo per le ferite riportate non rivelò la propria identità. Nella sentenza di condanna per l’omicidio venne definito “l’uomo morto il 1° marzo che viveva sotto il falso nome di Elnikov”.

VERA FIGNER (1852 - 1942)

La futura terrorista nacque nel governatorato di Kazan. Suo padre, un aristocratico, prestava servizio presso il Ministero del demanio pubblico. La Figner studiò in un istituto per giovani appartenenti alla nobiltà, dal quale uscì convintamente atea. Suo marito era un magistrato inquirente. Andarono insieme in Svizzera dove la Figner proseguì i suoi studi e fece proprie le idee socialiste. Ritornata in Russia la Figner entrò nell’organizzazione “Narodnaja volja”, all’interno della quale si occupò della propaganda e della preparazione degli attentati (al treno dello zar nel 1879,  allo zar nel 1881, al procuratore militare Strel’nikov nel 1882).

Vera Figner

La Figner venne arrestata nel 1883, molto tempo dopo gli altri membri di “Narodnaja volja”. Fu condannata alla pena di morte, poi cammutata in reclusione a vita [5], ma nel 1904 ci fu una attenuazione della condanna, venne mandata in esilio e poi rilasciata per essere sottoposta a cure mediche all’estero. La Figner non fu favorevole alla Rivoluzione d’Ottobre e non aderì al Partito Comunista, eppure per il potere sovietico divenne quasi un simbolo del movimento di protesta. Per il turbolento passato da terrorista le venne assegnata una pensione a vita. Vera Figner visse più a lungo di tutti i membri di “Narodnaja volja”: morì il 15 giugno 1942.

ALEKSANDR MICHAJLOV (1855 -1884)

Mikhajlov nella “Narodnaja volja” aveva la funzione di amministratore: più che della pianificazione degli attentati si occupava della gestione interna. Era responsabile dell’organizzazione delle tipografie clandestine ed amministrava le finanze. Prestava molta attenzione alla sicurezza. Per il suo ruolo nello sviluppo della rete cospirativa venne soprannominato Dvornik [6].

I genitori di Alexander Mikhajlov erano proprietari terrieri di Kursk. A San Pietroburgo studiò all’Istituto di Tecnologia, ma fu espulso per attività antigovernative ed esiliato al di fuori dei confini della città. Partecipò alla società segreta “Zemlja i Volja” e dopo la scissione entrò a far parte del Comitato esecutivo della “Narodnaja volja”.

Durante l’assassinio di Alessandro II, Mikhajlov già da alcuni mesi era dietro le sbarre. Il procedimento nei confronti di venti membri di Narodnaja Volja, processati per gli attentati allo zar, si concluse per lui con una condanna a morte. La pena venne presto commutata in reclusione a vita. Morì nel 1884 nella fortezza di Pietro e Paolo per edema polmonare.

NIKOLAJ KIBAL’ČIČ (1853 - 1881)

Nikolaj Kibal’čič sarebbe potuto diventare un inventore di talento se a poco più di 20 anni non fosse finito in prigione. Lì, come disse egli stesso, si verificò in lui uno “rivolgimento interiore”. Nella “Narodnaja Volja” gestiva un laboratorio clandestino per la fabbricazione di materiale esplosivo.

Nikolaj Kibal'čič

Il futuro membro di “Narodnaja Volja” era cresciuto nella famiglia di un sacerdote nel governatorato di Černigov. Kibal’čič conseguì il diploma in una scuola religiosa. Successivamente studiò all’Istituto di ingegneria dei collegamenti ferroviari di San Pietroburgo ed in seguito anche all’Accademia medico-chirurgica. Finì in prigione a causa della propaganda rivoluzionaria tra i contadini. Uscito di prigione Kibal’čič si dedicò alla lotta contro il regime. Fu lui a fabbricare gli ordigni di gelatina esplosiva che furono lanciati contro l’imperatore il 1° marzo 1881. Poco dopo l’attentato fu arrestato ed un mese dopo venne giustiziato. Alcuni giorni prima dell’esecuzione, Kibal’čič aveva elaborato un progetto originale per un dispositivo aeronautico in grado di effettuare voli spaziali. La sua richiesta di trasferire il manoscritto all’Accademia delle scienze non venne accolta dalla commissione inquirente ed il progetto fu pubblicato per la prima volta solo nel 1918.

NIKOLAJ ZHELVAKOV (1862 -1882)

Nikolai Zhelvakov, figlio di un segretario collegiale, trascorse la sua infanzia a Vjatka. Studiò al ginnasio, ma poi abbandonò gli studi e acquistò dei macchinari per la rilegatura e la tornitura.

Dopo essersi trasferito dalla provincia a San Pietroburgo, Zhelvakov divenne allievo uditore all’università. Fu tuttavia presto espulso per aver partecipato a disordini. In quel periodo era già entrato in contatto con i membri della Narodnaja Volja. Propose di essere lui a lanciare le bombe contro zar, ma proprio all’ultimo attentato non prese parte. Assistette all’impiccagione di quasi tutti gli organizzatori del crimine sulla piazza Semënovskij.

Zhelvakov giurò di vendicare i suoi compagni con un nuovo attacco terroristico. Il 18 marzo del 1882, a Odessa, la sua vittima fu un procuratore militare, il generale maggiore Vasilij Strel’nikov. Zhelvakov avrebbe dovuto sparare al procuratore e fuggire con una carrozza sulla quale il ruolo di cocchiere veniva svolto da un altro terrorista, Stepan Khalturin. Nessuno dei due tuttavia riuscì a fuggire: furono catturati e impiccati alcuni giorni dopo.

ALEKSANDR BARANNIKOV (1858-1883)

Alexandr Barannikov proveniva da una nobile famiglia di Kursk. Si diplomò al ginnasio militare di Orël poi entrò in una scuola professionale, ma abbandonò il corso. I compagni di lotta descrivevano Barannikov come un uomo forte fisicamente ed affascinante che aveva successo tra le donne. Non si distingueva tuttavia né per erudizione, né per innate doti di intelligenza.

Sul conto di Barannikov: la partecipazione all’assassinio del generale Nikolaij Mezentsev e l’organizzazione di uno dei primi attentati ad Alessandro II (esplosione del treno al seguito dello zar [7] che dalla Crimea era diretto a Mosca). Secondo la sentenza della corte, Barannikov sarebbe dovuto essere mandato per sempre ai lavori forzati nelle miniere, ma morì a San Pietroburgo di tubercolosi.

JURIJ BOGDANOVIČ (1849-1888)

Originario del governatorato di Pskov, il nobile Jurij Bogdanovič era il più anziano tra i membri di Narodnaja volja. Al momento dell’ultimo attentato ad Alessandro II aveva quasi 32 anni. Pochi mesi prima dell’assassinio, spacciandosi per un contadino di nome Kobozev, prese in affitto una bottega di formaggi nel seminterrato della casa N°8 in via Malaja Sadovaja a San Pietroburgo. Da lì venne scavata una galleria sotto il marciapiede e fu collocata una mina che, secondo le intenzioni dei terroristi, avrebbe dovuto esplodere al momento del passaggio dello zar. Ma il giorno dell’attentato terroristico l’imperatore scelse un percorso diverso.

Dopo l’uccisione dello zar, Bogdanovič si nascose in Siberia per circa un anno, dove preparò un corridoio per il trasferimento dei suoi compagni di lotta in fuga dalla polizia. Nel marzo del 1882 fu catturato a Mosca e condannato per attività terroristiche e per aver organizzato un laboratorio per la preparazione della dinamite. La condanna a morte fu commutata in reclusione a vita. Bogdanovič morì nella fortezza di Šlissel’burg, senza fare in tempo a vedere raggiunta la tappa finale.

[1] “Narodnaja volja” (Volontà del popolo) fu una organizzazione rivoluzionaria russa, nata nel 1879 insieme al gruppo “Čërnyj Peredel” (Ripartizione nera) dalla dissoluzione del movimento clandestino rivoluzionario “Zemlja i Volja” (Terra e Volontà). Mentre Čërnyj Peredel continuò nelle campagne la tradizionale attività di propaganda populista, Narodnaja volja si pose l’obiettivo del passaggio al socialismo attraverso una preventiva democratizzazione della società russa da ottenere con una vasta azione terroristica mirante ad abbattere il regime zarista.

[2] Scuola privata femminile a San Pietroburgo, dove si tenevano corsi di matematica, fisica, chimica, biologia, geografia, pedagogia allo scopo di integrare l’istruzione delle ragazze e prepararle all’esame di abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie.

[3] Spontaneo movimento politico di massa, iniziato in Russia nel 1873, che raggiunse il culmine nel 1874, quando fu represso dal regime zarista. Vi parteciparono migliaia di studenti i quali lasciarono le città e si trasferirono nei villaggi per conoscere la vita reale dei contadini più poveri, rendersi utili e insegnare le idee socialiste.

[4] Gattino, micio.

[5] All’interno del sistema giudiziario dell’impero russo la pena dell’ergastolo (Katorga) si scontava con il confinamento dei condannati in remote colonie penali in vaste e disabitate aree della Siberia e dell’estremo oriente russo dove i prigionieri svolgevano lavori forzati in condizioni estremamente difficili.

[6] Guardiano.

[7] Per errore venne fatto saltare in aria non il treno sul quale viaggiava la famiglia imperiale bensì quello che trasportava i loro beni e l’entourage di servitori e dame di compagnia.

Fonte: https://diletant.media/articles/36388096/ , 07/02/2022  – di Alexej Naryškin, Traduzione di Camilla Gentile